Cambiano gli stili di vita e forse anche quelli di vite. L’ormai abusato ricorso al termine globalizzazione porta con sé l’inevitabile mutazione del gusto che, specie nelle fasce medie
di prezzo, sembra premiare i vini varietali, ovvero quelli che provengono dal Nuovo Mondo, minando l’egemonia culturale del vino da parte della Vecchia Europa. Tra questi spiccano i vini
sudafricani che, pur essendo spesso assimilati ai vini di produzione di massa di tipo australiano o californiano, vantano una storia antica e una più moderna.

Trecentocinquant’anni di storia enologica
La storia antica ha tradizioni ultracentenarie che risalgono all’epoca della Compagnia Olandese delle Indie che, nel 1652, a seguito della istituzione di uno scalo di ristoro a Capo di Buona
Speranza, impiantò tralci di vite provenienti dall’Europa. Poi un ulteriore sviluppo della produzione di uve e dei primi vini venne nel 1686 nella culla di Constantia, dove il primo
governatore Olandese van der Stel piantò le sue vigne. Il vino che rese famoso il Paese, allora, e che tuttora è di fama mondiale, è un vino liquoroso ottenuto con uve
moscato, il Constantia, prediletto da re e imperatori, tra cui lo stesso Napoleone, e amato anche dall’aristocrazia intellettuale europea del tempo. Tra gli altri nomi, Dickens e Jane Austen.
La storia più recente ha inizio negli anni ’50 durante l’epoca dell’apartheid, sotto un monopolio di governo, con la creazione da parte dei produttori di vino del Nietvoorbij,
cioè l’Istituto per Ricerca Vitivinicola, che in un primo tempo fu fortemente influenzata dalle tecniche produttive tedesche e italiane. Sul finire degli anni ’70 fu avviata la
trasformazione viticola, con l’introduzione di varietà nobili e l’espansione della coltivazione verso le regioni costiere, dal clima più favorevole alla produzione di vini fini e
delicati. Da 15 anni invece le novità vinicole sono state accompagnate dal rinnovamento tecnologico delle cantine per giungere alla produzione di vini dai più alti standard
internazionali.

Viaggio nelle Cape Winelands
Oggi il Sudafrica comprende ben 14 distretti produttivi che, oltre alle spettacolarità scenografiche in cui si estendono ovvero nelle Cape Winelands, situate a circa mezz’ora d’auto da
Cape Town, offrono una grande varietà di uve e di vini che risentono dei contrasti tra il clima costiero, collinare, pianeggiante e addirittura montano. Per i rossi, Cabernet Sauvignon,
Merlot, Pinotage (un incrocio tra Pinot Noir ed Hermitage creato in Sudafrica nel 1925), Pinot Noir, Shiraz e, per i bianchi, Chardonnay, Chenin Blanc, Sauvignon Blanc, Semillon. Oltre 100 mila
ettari di produzione, da 4500 viticoltori e 340 cantine nei diversi distretti che vanno da quello storico di Constantia sui fianchi della Table Mountain alle zone desertiche di Klein Karoo.
Altre denominazioni sono: Durbanville, Elgin, Walker Bay, Stellenbosch, Simonsberg, Heiderberg, Paarl, Wellington, Franschhoek, Worcester, Robertson, Olifant River e Orange River su un
territorio lungo ben 600 chilometri, con circa 1,4% di tutti i vigneti del mondo, ma che produce il 3% della produzione mondiale, pari a circa 8 milioni di ettolitri. Grazie a queste scelte,
ciò che contraddistingue i vini sudafricani da altri del Nuovo Mondo è che i bianchi del Sudafrica sono più raffinati (grazie alla temperatura notturna più fresca e
al ridotto uso di barrique), e i rossi sono più corposi, ma al tempo stesso ricercati e morbidi.

Un marketing innovativo
Gli ultimi anni della storia enologica del Sud Africa sono stati all’insegna di nuova visione dinamica e di cambiamenti verso l’innovazione, sia nelle tendenze di produzione, sia nella politica
di competitività perseguita nel prezzo e nella qualità, che ha avuto inizio con la scalata delle esportazioni nei supermercati a basso costo del Regno Unito. Dagli anni ’90 ad
oggi le esportazioni sudafricane sono aumentate di otto volte con una crescita addirittura superiore a quella dell’Australia e verso un’ottantina di paesi: Inghilterra e Usa in testa, seguiti
da Germania, Belgio e Paesi Scandinavi. Anche in Italia, nel biennio 2003-2005, l’import di vini sudafricani ha guadagnato una quota che dallo 0,2 è passata al 30% circa catturando
soprattutto la categoria dei giovani attratti dall’ottimo rapporto qualità-prezzo. Secondo i dati forniti dal South African Tourism di Milano, nel 2006 le esportazioni in Italia hanno
raggiunto i 620 mila euro con un incremento, rispetto al 2005, del 306%.

Le tipologie più diffuse
Se fino a 10 anni fa le uve bianche costituivano l’87% dei vitigni e i rossi il restante 13%, oggi con le tendenze del mercato che volgono verso il rosso, le percentuali di produzione si sono
bilanciate tra le uve bianche che costituiscono il 60%, delle quali lo Chenin Blanc rappresenta il 20% del totale, seguito dal Gewurztraminer, lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc. Per le uve a
bacca rossa, pari al 40% della produzione nazionale, l’industria vitivinicola oggi ha spostato il suo ‘focus’ con grossi programmi di reimpianto su cinque vitigni nobili di varietà
internazionale: il Cabernet Sauvignon, il Merlot e lo Shiraz. Il 45% dei vigneti sono stati reimpiantati, diminuendo la quantità e migliorandone la qualità. Con i nuovi impianti,
la tendenza verso le varietà a bacca rossa è in notevole incremento per soddisfare la richiesta di mercato del consumo ed esportazione. La crescita maggiore è stata per lo
Shiraz, la varietà più reimpiantata sia nel 1999 che nel 2000. Nel 2003 invece primeggia il Cabernet Sauvignon, raggiungendo il 40,5% delle varietà delle uve a bacca rossa.
Per quanto riguarda le varietà di uve a bacca bianca, la tendenza oggi è di sradicare quelle di qualità meno nobili e sostituirle con vitigni pregiate e internazionali.
Soltanto nel 2003 circa 2,800 ettari di vigneto a bacca bianca sono stati sradicati, che rappresentano il 73% del totale dei vigneti espiantati nel corso dell’anno. Ma oltre alla qualità
dei vini, non si devono trascurare i prezzi: il Gewurztraminer ha un costo medio per bottiglia intorno ai 6-7 euro, contro i 10-12 euro della produzione altoatesina, e in generale, nella
vendita all’ingrosso, il prezzo medio delle tipologie di fascia media è di 10 euro a bottiglia, mentre i vini di fascia lata dai 25 ai 27 euro (fonte South African Tourism).

Maurizia Martelli

UN TOUR TRA LE ETICHETTE DELLE WINELANDS
»
Corrado Passi, titolare di Unparalleled South African Tours (Pty) Ltd, società di tour operator con sede a Cape Town, nei viaggi che organizza include le Winelands con
un’offerta che spazia dalla visita alle migliori case vinicole, ai voli in mongolfiera per gustare dall’alto gli spettacolari panorami dei vigneti. Egli ci segnala alcune delle più
importanti tenute storiche ed emergenti.

» “Ogni cantina ha una storia che meriterebbe un racconto. Ad esempio Rustenberg, che già dal 1781 produceva 3000 case di vino, mentre dal 1941 è a conduzione della
famiglia Barlow ed è tra le più belle proprietà del Cape, con 160 ettari di vigneto divisi tra Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdot, Malbec e Shiraz per
i rossi e Chardonnay, Sauvignon Blanc e Viognier per i bianchi. I vini sono di taglio bordolese, eleganti e pieni, rispecchiando il carattere del terroir, con ottimo potenziale
d’invecchiamento, e tra le etichette potrei segnalare il Peter Barlow 2003 o lo Stellenbosch Chardonnay 2003.

» “Oppure potremmo parlare del famoso Constantia, in vetta ai vini del Cape. La storica cantina diede vita a vini di fama mondiale, ricchi ed eleganti, frutto di un clima e terroir
ideali. In particolare il Vin de Constance, di cui vi segnalo l’annata del 2000, famoso per il suo vino prodotto da uve di vendemmia tardiva provenienti da Muscat de Fontignan”.

» “O ancora di Meerlust, premiata al Vinitaly 2007 col riconoscimento internazionale per la qualità, “.

» E dopo le aziende storiche l’elenco può proseguire con le emergenti, ad esempio la Jason’s Hill Private Cellar, gestita dalla più giovane donna proprietaria del
continente africano. Oggi la tenuta comprende 100 ettari che producono solo monovitigni, premiati per la qualità, quali gli ottimi Sauvignon Blanc 2003 e Shiraz 2001.

Per informazioni:
ww.unparalledtours.co.za
[email protected]

www.edizionicatering.it