SPREAD VERO O FALSO? E L’ECONOMIA REGGE? QUANDO FINIRA’ LA CRISI?

SPREAD VERO O FALSO? E L’ECONOMIA REGGE? QUANDO FINIRA’ LA CRISI?

 

Data: 3 agosto 2019

SPREAD VERO O FALSO? E L’ECONOMIA REGGE? QUANDO FINIRA’ LA CRISI?

UNA RIFLESSIONE ECONOMICO FINANZIARIA GENERALE
GIUSTO AVERE TASSI BASSI, PIU’ INFLAZIONE, NUOVA INIEZIONE DI LIQUIDITA’, MENO AUSTERITY ORIZZONTALE, PIU’ STIMOLI MONETARI ESPANSIVI…
MA L’EUROPA DEVE GUARDARE ALL’ECONOMIA REALE E NON ALLA POLITICA FINANZIARIA E BASTA
L’EUROPA E’ IN MEZZO A TROPPI RISCHI GEOPOLITICI – SPERO CHE MARIO DRAGHI DIVENTI IL CAPO DELL’FMI
Tanti gli articoli di giornale negli ultimi mesi che ruotano attorno all’economia-finanza in generale e in particolare dell’eurozona e dell’Italia. Certi paesi sono silenziosi… altri alzano la voce… giornali che raccontano di tutto e di più… altri, italiani e non, che trattano il tema come elemento quotidiano ma quasi indecifrabile… testate televisive che tutti i giorni, e ogni ora, devono motivare un più o un meno o devono spiegare perché sale o scende con cause ed effetti sempre più incomprensibili… un giorno una cosa… il giorno dopo l’opposto.
Gli addetti ai lavori sanno e conoscono bene la differenza fra economia reale ed economia politica… fra comunicazione di affari e finanza e giustificazione di una esistenza e validazione di uno stipendio.
Non voglio né chiarire tutto né negare tutto… ma il cittadino comune è arrivato al punto di non credere più a nulla. E’ giusto? Non credo. Ognuno di noi ha dei risparmi… vorremmo sapere se serviranno per colmare un debito pubblico o se ci sarà una finta patrimoniale.
La guerra dei dazi, Brexit, Cina e Usa, proprietà intellettuali, acquisizioni, multe ai colossi del web, Bce forte e attenta, accordi bilaterali fra paesi, bassi consumi di petrolio e prezzi che non scendono, l’oncia d’oro che risale velocemente, svalutazione della Sterlina, Draghi (Santo subito, dice qualcuno!) apre ai tassi più bassi, una inflazione che non decolla (per l’Italia come negli anni ’70-’90 vorrebbe dire crescita del Pil ma che non vuol dire crescita e sviluppo sociale e civile delle famiglie e dei cittadini più bastonati negli ultimi anni) e… in tutto questo c’è lo spread.
Draghi ha guidato bene e forte la Bce con deliberazioni anche non unanimi, ma nessuno ha mai messo in discussione la leadership.
Tassi di interessi bassi e Qe da 15 mld di euro al mese con un esame dettagliato della composizione degli acquisti e con una mitigazione sugli utili bancari sui depositi… è la sintesi dell’ultima delibera.
Questo dovrebbe stimolare anche l’inflazione perché i rischi di crescita sono visti al ribasso.   Ma possono meccanismi finanziari e bancari risolvere la questione che quotidianamente attanaglia gran parte dei cittadini italiani? E’ vero che una istituzione sovranazionale deve guardare oltre, ma ha ragione chi difende il lacrima-sangue o chi sostiene la flessibilità-sforamento?
E’ molto interessante quello che sta emergendo dagli studi sull’economia social-liberale o liberal-controllata di un gruppo di vecchi e nuovi economisti dei vecchi Paesi.   Nel 2011 tutta l’Eurozona mostrò una forte crescita di debiti pubblici: a 10 anni dalla moneta unica la Bce di allora non si accorse nulla, come la Banca d’Italia, come tutti i vari meccanismi di controllo. Dopo i craks in Usa di qualche anno prima, l’Europa si accorse di aver in pancia titoli, promesse, cambiali senza alcun valore.
I paesi con meno debito e più export (Germania) adottarono alcune misure drastiche interne (su banche nazionali e partecipate per non farle fallire) ma chiesero indietro i prestiti ai paesi piccoli, indebitati e deboli: Irlanda, Portogallo, Grecia (e… Olanda e Belgio… senza clamore e senza coinvolgimento degli Stati sovrani… visto i potenti interessi di Germania e Francia su banche e multinazionali) e poi anche Spagna, e a seguire le letterine all’Italia, paese ben più grande degli altri, il cui “rimborso” immediato avrebbe sancito la fine di tutta l’Europa.
La Germania inoltre continuava a far crescere lo sbilancio positivo dell’export iniziato dopo la sua grande crisi (1999-2002) alla faccia di una Eurozona che dovrebbe essere compatta e unita, non solo su valori “monetari e bancari”. A questo oggi si aggiunge un ventilato pericolo di recessione in Germania, del settore manifatturiero ( trainato da Germania e Italia) che segna troppe rilassatezze, errori, negligenze, cambi di rotta, vuoti produttivi del mondo industriale delle piccole e media imprese sicuramente italiane, e forse anche tedesche.
Il terziario non va meglio. Per questo sposo immediatamente due scelte nevralgiche e strategiche: Draghi deve diventare capo del FMI immediatamente e, in secondo, spero che la Lagarde dia corpo pesante a una politica di bilancio europea e dei singoli Stati e non a una politica finanziaria, optando di aprire tutti i canali e i percorsi di una economia di stimolo espansivo che sia “garante” dello stato monetario dell’euro (non solo austerità) e che rilanci gli investimenti pubblici in Italia.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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