SPUMANTE, MARTINOTTI, CHARMAT, BOLLICINE, CHAMPAGNE, CAVA, EFFERVESCENTE, FRIZZANTE

 

Tempo di feste, di brindisi. La stagionalità dei consumi dei vini con le bollicine è ancora molto forte, moltissimo all’estero, molto meno in Francia, sulla buona strada l’Italia e Londra. In ogni caso parliamo di un consumo limitato.

Nel mondo 2,8 miliardi bottiglie di vini spumanti consumati all’anno, contro i 23 miliardi di bottiglie di vini tranquilli. l’Italia è il primo produttore al mondo (supera la Germania che deteneva da 30 anni il primato) con circa 610milioni di bottiglie (circa il 21%) rispetto 2,7 mld di bottiglie di vini fermi.

La Francia è nota al mondo per gli spumanti “metodo champenoise” che sono circa il 90% circa di tutta la produzione nazionale annua intorno a 490 milioni di bottiglie (320 di Champagne, 140 di altri champenoise, 30 milioni di metodo Charmat). L’Italia è nota al mondo per gli spumanti “ metodo italiano”, circa 590 milioni di bottiglie, dove il Prosecco Sistema fa la parte del leone con 490 milioni. Due metodi di produzione che giustamente richiamano, devono richiamare, la loro origine e provenienza di produzione: champenoise per i francesi , italiano per gli italiani. Altri termini fanno confusione.

E’ importante che il consumatore conosca le esatte differenze.     

Bottiglia in punta metodo tradizionale

 

  1. METODO TRADIZIONALE (Franciacorta, Trento), ovvero il metodo antico, ovvero classico, quello che usa la stessa bottiglia o contenitore piccolo che viene poi messo in commercio e stappato in tavola, il metodo ancestrale, il così detto anche champenoise e in Italia “tradizionale”, che dura molti mesi minimo 12-18 mesi, nella cui bottiglia avviene la rifermentazione per dare tipologia e sapore al vino con l’introduzione di più o meno zucchero e lieviti, con una prima tappatura di metallo (sciroppo di tiraggio)  e una seconda (sciroppo di dosaggio) con tappo di sughero e gabbietta.

  2. METODO ITALIANO (Prosecco, Asti), ovvero il metodo più moderno, quello tecnologico sotto controllo pressione, temperatura, in un grande contenitore di metallo, enorme, igienicamente perfetto, in cui avviene l’intera fermentazione-rifermentazione di zucchero e lieviti (sciroppo di tiraggio-dosatura), che dura molti giorni minimo 30 a anche oltre 300 giorni, viene poi tappato sotto controllo di pressione una sola volta con sughero, ancorato con gabbietta, in quella bottiglia che poi viene messa in commercio e arriva sulle nostre tavole.

Il consumatore quindi deve essere molto attento. Il produttore onesto non deve nascondersi dietro dimenticanze volute o poca chiarezza. purtroppo l’Italia porta ancora con se la matrice storica ( dal 1930 al 1990) di una spumantizzazione prettamente industriale, anonima, generica in cui ha sempre vinto il “marchio” aziendale prima di ogni altra cosa: denominazione, disciplinare, origine uve, provenienza vitigni, vigneti.

Tutto era “fabbricato” in grandi stabilimenti e quasi il 100% delle bollicine tricolori erano a base di uve Moscato e altri vitigni minori come Brachetto, Malvasia, Riesling, Chardonnay e Pinot di diverse tipologia.

Solo due aziende uscivano dal coro “piemontese” molto potente, molto chiuso: Ferrari a Trento e Berlucchi a Brescia con le produzioni “ methode chanpenoise” come fino ad allora era ancora possibile designare.

Con la nascita della Franciacorta (1992) e la nuova legge dei vini Doc italiani e le prime norme di controllo e di tutela generale della UE, tutto lo scenario produttivo dei vini spumanti italiani è cambiato. L’Asti Spumante da 100 milioni di bottiglie scende a 50, il Brachetto da 25 a 5, mentre crescono i doc Lambrusco, Colli Piacentini, Oltrepò Pavese, Conegliano, Valdobbiadene da 5 a 50 milioni di bottiglie.

Il metodo tradizionale/classico italiano passa da 5 a 26 milioni di bottiglie. Sono cambiati i gusti. Oggi abbiamo Durello e Garganega, Aleatico e Pignoletto, Freisa e Nebbiolo, Pinot Nero e Raboso, Albana e Nerello, vermentino e Cannonau, Sangiovese e Ribolla, Fiano e Verdicchio… tanti vitigni spumantizzati con una nuova identità.

 Giampietro Comolli

 

OVSE-CEVES. Fondato nel 1991 da Giampietro Comolli e da Mario Fregoni. Oltre 200 tesi sperimentali italiane e straniere. Primo osservatorio economico dei vini italiani, specializzato in spumanti e frizzanti, analisi mercati, consumi, tendenze. Strumento per enti e imprese. Associa un panel mondiale di 1854 addetti. Svolge due sondaggi annui in Italia con 5400 referenti fissi. Presente in 32 Paesi. Una storia a garanzia di trasparenza, armonizzazione dati, stima e dati reali.  

People’s voice: Rete Linkedin Updates Group (294 Testimonials in 32 Paesi)

Authory&Sources&Parties: Insee, Oemv, Justdrinks, Winesas, Allt-Om-Vin, Inao, Uniao, WSA, Aawe, Vinoespumoso.es, Schaumwine, Pezsgo,  FranceAgrimer, Echos, Istat, Ice, Eurostat, AcNielsen, DataBank, Iwsr/GDR, UbiFrance, Vinsphère, BullesMonde, RaboBank, Uffici Dogane, ShankeDN,  Oeno, Snooth, Crunchbase, Vintank, Tns Hofmeyr-UK, Dwi-DE

Founder&Chairman

Italian Bubble Wine Economic Observatory–O.V.S.E. – C.E.V.E.S.

Osservatorio Studi Economici Vini Effervescenti – Via R.Ancillotti 5, 29122 Piacenza – Italia

www.ovse.org  – [email protected][email protected]

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Redazione Newsfood.com