Spumanti “metodo italiano” – Basta chiamarli a piacere: charmat, martinotti, autoclavi…

GiampietroComolli
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Il mio primo corso Onav è del 1983, il mio primo corso Fisar è del 1986, come pure quello dell’Ais… di allora!!

Scrivo da anni che degustare i vini effervescenti non è come assaggiare i vini fermi, tranquilli, passiti. Mi riferisco ad assaggi didattici, cioè quelli con valutazioni tecniche, con individuazione delle caratteristiche e delle peculiarità che ogni vino esprime.

Sono un tecnico del vino fortunato perché ho avuto maestri e docenti molto bravi, onestissimi, quando essere sommelier ed enologo era una altra cosa e attorno… non ruotavano guide, potere, soldi… ma tanto entusiasmo, tanta passione, tanta voglia di ribaltare il danno del 1986! (n.d.r. … metanolo).

Erano giorni difficili… non esistevano i social, i blogger dell’ultimo minuto… “esperti” sorti come i funghi… con un po’ di umidità.

I miei maestri mi hanno insegnato, mi hanno guidato, mi hanno stimolato (in modo scientifico) ad analizzare e valutare ogni aspetto ed elemento della vite, del vino, del luogo, della terra, della cantina, del rispetto del suolo e dell’uomo che si possono decifrare dentro un calice.

Ebbi la riprova della complessità dell’assaggio-giudice con la mia “prima volta” a metà degli anni ’80 a Epernay e a Saint Sadurnì d’Anoia dove, in entrambe le terre vitate, lo Chardonnay, il Pinot Nero, Xarello, Macabeo e anche la Malvasia e altre uve pesano e incidono su descrittori, parametri, sensori in modi assai diversi, ben oltre la naturale soggettività del degustatore.

Al CVC di Epernay degustavo sempre in calici di vetro neri, sempre dello stesso formato! Sembra banale ma la vocazione all’assaggio, la capacità di non farsi influenzare da condizioni estranee alla filiera del vino aiuta ad alzare il livello di valutazione e va oltre la preparazione corsuale.

Essere astratti e oggettivi è l’obiettivo, difficile. Per questo ho voluto riprendere un termine antico, derivante dal latino, “saggiamentali”.

Che meravigliose esperienze, io giovanissimo, vedere ( e ascoltare e memorizzare) degustare con Renato Ratti, Steven Spurrier, Adriano Rampone, Gino Veronelli, Franco Tomaso Marchi, Dino Boscarato furono altri miei primi maestri come pure assistere a degustazioni guidate da Michel Bettane, Denis Dubourdieu, Nicolas Belfrage e Burton Anderson.

Denominazione Metodo Italiano

Da qui la scelta, già da tempo, di puntare solo ed esclusivamente sulla denominazione “metodo italiano” per una tipologia di vini effervescenti di chiara origine italiana: oggi ancor più importante visto il successo del Prosecco. Non perdiamo tempo, e il treno come sempre noi italiani, a inventarci il metodo prosecco, il metodo asti, il metodo lambrusco, il metodo ortrugo!!

Ho creato anche una scheda dedicata al “metodo italiano” grazie alla collaborazione di amici, come Osvaldo Murri. La scheda tecnica universale, nata in Usa durante il proibizionismo strettamente legata alla analisi chimico-fisica (e non organolettica!!), poi rivista da Andrè Tchelistcheff nel 1938-40 quando era in Champagne, riprodotta nel 1970 dall’enologo Vedel e poi ufficializzata nel 1983 a Bordeaux dall’UIOE, è riferita a due vini precisi: Bordeaux e Champagne.

Mi è sembrato giusto dare a Cesare quello che è di Cesare, cioè definire una prima versione di scheda sensoriale per i vini frizzanti e spumanti ottenuti con il metodo dei grandi recipienti in acciaio, o autoclavi. La giusta scheda aiuta, e molto, a eseguire un assaggio oggettivo e astratto.

Uno Chardonnay con presa di spuma a Appledore-Sussex, a Reims, a Erbusco, a Trento o a Alba o nel Penedes o in Soave è logicamente diverso. E’ una sfida di cultura enoica, senza alcun patriottismo.

Metodo Italiano” può essere un brand, una menzione specifica che dà un valore aggiunto alla identità territoriale, alla denominazione, alla capacità storica e qualitativa dell’imprenditoria italiana nel vino.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

 

 

 

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