SPUMANTI D’ITALIA CONSUMI ESTERI SEMPRE IN CRESCITA.

SPUMANTI D’ITALIA CONSUMI ESTERI SEMPRE IN CRESCITA.

Aggiornamento del 14 febbraio 2019, San Valentino

SPUMANTI D’ITALIA CONSUMI ESTERI SEMPRE IN CRESCITA

QUALCHE SEGNALE SU CUI PENSARE
NOVITA’ 2018: IN CRESCITA HORECA ESTERA

L’annata 2018, dopo i dati stimati, si chiude con una conferma sostanziale dei consumi di vini italiani con le bollicine all’estero. Escluso i vini frizzanti dop-igp-vt che mantengono e consolidano il dato 2016-2017 per 220-230 milioni di bottiglie spedite all’estero, sono esattamente 494,9 milioni le bottiglie di bollicine consumate nell’intero anno, in 124 paesi.

Il 99,5% del totale è rappresentato da bolle “metodo italiano” e di queste l’80% esatto è dato dall’ universo del Prosecco, docg e doc, compreso Asolo e Cartizze.

Nel mondo non ci sono rivali alle bolle tricolori, un trend in crescita da 12 anni. Bene i volumi, molto bene i valori, non in tutti i paesi, ma il gap di valori con i principali competitors comincia a ridursi. Ancora lontani, ma segnali ottimi. Il valore della bottiglia alla dogana (spedizioni e valore dichiarato) è superiore a quello medio di cantina a € 3,25 a bottiglia.

Per l’estero è di € 3,95 a pezzo. Per tutte le bottiglie esportate il valore alla partenza in cantina è di 1,4 mld di euro; diventano 1,9 alla spedizione e, sul mercato mondiale al consumo, genera un fatturato pari a € 4,85 mld di euro.

Una bandierina tricolore significativa per il made in Italy. Assistiamo, dati 2018 vs 2017, a trend di crescita nei principali paesi fra il +5-9% in volumi e il +8-15% in valori.

Chiediamo a Giampietro Comolli, uno dei grandi esperti di bollicine, presidente di Ceves e Ovse, fondati nel 1991 e da allora sulla breccia per le analisi statistiche-economiche del settore, un commento a questi dati.

Comolli:-“Le bolle salvano tutto il mercato all’estero del vino italiano su cui urge una riflessione strategica e politica, a parte le eccezioni di brand leader. Nessuno si sta attivando. Anche se valore origine e fatturato dei vini spumanti francesi resta più del doppio, seppur con 2/3 della nostra produzione, il gap sta riducendosi soprattutto come valore al consumo. Al consumo diretto, per operatori simili, i prezzi non vanno oltre il doppio e parliamo di una bottiglia di Prosecco con una di Champagne.
In 10 anni è stato recuperato il 50% del gap fra i due competitors. Il rapporto cambia se si guarda alle etichette leader francesi. Siamo ancora indietro sul numero e ampiezza dei mercati: il Cava entra in 135 paesi e lo Champagne in 190.

Dall’estero buone notizie, ma da governare: si allarga il target dei consumatori arrivando alle nuove generazioni e alla ristorazione non italiana”.

Bollicine Paese per Paese estero, come è andata

Comolli:-“In UK principale destinazione di bollicine italiane con il miglior rapporto valore su volumi, su 200 milioni di bottiglie consumate nel 2018, ben 124 milioni sono tricolori di cui 113 solo di Prosecco. In Usa spediamo 95 mio/bott di cui 78 di Prosecco. La Germania resta il primo paese consumatore al mondo di vini con le bollicine: circa 1,7 mld/bottiglie fra spumanti e frizzanti; su 100 mio/bott importate, 34 sono italiane di cui 20 di Prosecco.

In Russia, dove l’embargo salva il vino italiano, l’Italia ha ricominciato a crescere arrivando a 22 milioni di bottiglie. In Francia, nuovo record, oltre 11 milioni di bottiglie fra cui molto bene qualche bollicina di Franciacorta e Cartizze, benissimo per i brand di Prosecco più noti. Il Canada, rispetto agli altri paesi tradizionali, fa segnare un calo dei volumi, dicono, per riposizionamento di alcuni scaffali del monopolio, ma anche per nuovi contratti con i francesi e i prezzi stracciati dall’Australia. Le bollicine tricolori non sfondano in Cina, mercato cui tutti tendono: c’è il consolidamento dei leader, mentre non crescono i volumi dei brand giovani nuovi.

Un capitolo a parte l’Universo Prosecco, sempre più complesso

Il Prosecco Doc -continua Comolli- è la locomotiva e anche i vagoni: la Docg è una nicchia in crescita ma necessita di una identificazione/connotazione più dedicata. Bene volumi e valori ma non è sufficiente per mantenere le posizioni nel lungo periodo: in UK sono state spedite 6,0 mio/bott, in Germania altri 6 milioni, in Svizzera 5,5, in Austria 4,5, in Usa 4,5 , in Canada 1,5 per un totale mondiale di circa 40 milioni di bottiglie.

Bene nei paesi Scandinavi, Svezia su tutti, ma la globalizzazione colpisce ancora: nelle enoteche di Systembolaget è in vendita una bottiglia di Prosecco Doc Martini a 85 Corone e un Freixenet Prosecco Doc Italien Venetien a 99 Corone (n.d.r. cambio ad oggi, 14/2/2019 = a 0,096 euro).

Nel 2018 anche Francia e Australia fanno meglio degli anni precedenti nel mondo, ma quello che stupisce è il forte trend per il Cava in alcuni paesi maturi e in quelli di nuova introduzione.”

Raccogliamo qualche altro commento Da Comolli, a detta di molti giornalisti, il manager italiano più esperto di vini spumanti e bollicine europee, sui dati export.

I mercati esteri – osserva Comolli – sono diversi da quello nazionale: c’è voglia di tutto ciò che è Italia, inteso però come qualcosa di aggiunto alla normalità, alla sufficienza. Anche il Prosecco è consumato fuori pasto come un Brunello, un Bolgheri. Per esempio è maggiore, oggi, la destagionalizzazione: solo un 35% del totale di spumanti italiani è consumato in occasione di feste. La tipologia è ancora quella dry o extradry, c’è un interesse maggiore per il Rosè. Lo Champagne è un simbolo d’élite; il Prosecco è vivere italiano. Nel 2018 abbiamo registrato una forte introduzione di bollicine italiane in ristoranti importanti non italiani. E’ in aumento all’estero anche il consumo domestico, va forte l’acquisto online. I produttori italiani sono fortemente in ritardo: il grande margine di guadagno con l’e-commerce, circa il 50% del valore iniziale, è tutto per i distributori e le piccole piattaforme degli importatori. Ci sono mercati esteri in crescita, altri che stentano: su questo bisogna ragionare e capire. In Usa e Uk è stato trovato un modello perfetto; quello che c’è in Germania va modificato. La Francia beve il doppio di Prosecco rispetto le bottiglie di Champagne in Italia, ma questo non vuol dire nulla.

Ovse-Ceves* considera che siamo sulla buona strada, ma occorre fare molta attenzione, non vivere di allori e successi, gli altri non stanno fermi, il consumatore cambia e non è fedele, cambiano fattori climatici e monetari, ci sono embarghi e dazi in arrivo.

Le indicazioni di Ovse sono chiare: la globalizzazione è fortemente più segmentata di 10 anni fa. Occorre differenziare la qualità-immagine in base ai target esteri, puntare su una comunicazione top spender oriented che deve rimarcare differenze, ma avere lo stesso posizionamento in Italia nei luoghi frequentati da stranieri.

L’esportazione di bollicine richiede una più forte canalizzazione per tipologia visto la forte introduzione nell’horeca straniera, un accesso maggiore in paesi consumatori (ne mancano almeno 50-60 rispetto a dove finiscono le bollicine francesi), una presentazione più pregnante del “metodo italiano” e un aumento delle piattaforme e-commerce e online gestite all’estero direttamente da strutture aziendali o consortili, oppure da grandi multifunzione internazionali.

Ovse sottolinea da anni che la diffusione dei consumi e l’incremento del valore unitario dei vini italiani passa dalla valorizzazione e dalla differenzazione sul mercato e nei vari canali di consumo, fra paese e paese, attraverso un posizionamento chiaro fra denominazione, tipologia e prezzo finale, non all’origine, dove invece ogni azienda deve fare una politica produttiva, commerciale e anche di distretto classificata al suo interno. Verticalità aziendale, risposta settoriale e unitaria delle domande, identità e identificazione del distretto-denominazione, filiera corta sono i pilastri per far crescere il valore della bottiglia.

*ABOUT OVSE-CEVES

Ovse-Centro Studi Ricerca Vino&Cibo, punto di riferimento economicoper tutti gli operatori. Fondato nel 1991 da Giampietro Comolli, Mario Fregoni, Antonio Niederbacker. Archivio 200 tesi sperimentali italiane e straniere. Osservatorio economico statistico dei vini italiani, specializzato in spumanti, frizzanti, analisi mercati, consumi, tendenze. Referente per enti e imprese. Associa un panel mondiale di 248 addetti fissi. Svolge due sondaggi annui in Italia con 2500 referenti fissi. Presente in 32 Paesi. Garanzia di indipendenza, trasparenza, storico, stima anticipata, dati reali.

 

Fonte: O.V.S.E. – C.E.V.E.S. Centro Economico Studi Vini Speciali – www.ovse.org  per Newsfood.com

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