Spumanti e bollicine: siamo i più bravi ma c’è chi sa vendersi meglio

Spumanti e bollicine: siamo i più bravi ma c’è chi sa vendersi meglio

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VINI SPUMANTI D’ITALIA: PRIMI PRODUTTORI AL MONDO, PRIMI ESPORTATORI …. MA ANCORA SECONDI NEI CONSUMI INTERNI E NEL VALORE DI VENDITA
OVSE: produzione e consumi anno 2015 a confronto. Prezzo di vendita mediamente basso, filiera lunga, prezzo al consumo sostenuto OVSE (www.ovse.org ) è nato nel 1991 all’ Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà di Agraria per volere dell’Istituto di viticoltura  a Piacenza con il sostegno dell’allora direttore prof Mario Fregoni e il coordinamento di Giampietro Comolli, da anni impegnato nel settore vini frizzanti e spumanti come direttori di Consorzi di Tutela, collaboratore nella stesura della imminente legge 164/92 e in procinto di diventare , per 10 anni continui, il direttore del neonato consorzio di tutela della Franciacorta.
Comolli creò anche CEVES, il centro studi ricerche per tesi sperimentali di dottorandi. Primo osservatorio economico del vino italiano, particolarmente specializzato in spumanti e frizzanti. Da allora in 25 anni la strada dei vini effervescenti italiani è sempre stata in crescita e in sviluppo: un abbinamento spumanti-Frizzanti-Ovse-Ceves-Forum Spumanti che ha segnato un aumento delle produzioni e dei consumi in modo molto significativo passando da 200 milioni di bottiglie circa alle attuali 600 milioni.   OVSE, oggi vanta 25 anni di dati.
Ha puntato su due aspetti: le vendite-distribuzione sui vari mercati e i consumi, canali, momenti, volumi, valori. OVSE si è interessato di “produzione” come dato di partenza fornito dai consorzi, dalle imprese e dalla Camere di commercio. Dati scaturiti più da calcoli matematici che da un reale monitoraggio. Spesso diversi dati non coincidevano negli anni , per cui OVSE ha dovuto attrezzarsi di sistemi statistici e metodologie di calcolo che tenessero conto dei dati “teorici” .
Le uve-mosti  vendemmia 2015 sono molto migliori di quelle del 2013 e 2014, per tutte le tipologie. I vitigni-uva , in Italia, destinati alla produzione di vini spumanti sono di 36 varietà diverse, bianche rosse e rosate.
I vigneti che producono uve destinate a vini spumanti italiani ammontano a ettari 45.000, di cui poco più di 4300 per il metodo tradizionale (no “classico”, grazie) e 39.800 per il metodo italiano (no “charmat”, grazie!). Segnale importante sulla qualità vendemmiale, viene dai primissimi assaggi delle basi di “metodo italiano”: si presume saranno intensi, colorati, pieni più gustosi che profumati,  meno varietali.   Una indicazione che può valere anche per i vini fermi
Potenzialmente una produzione intorno a 610-630 milioni di bottiglie fra tutte le denominazioni e tipologie (indicativamente): 470 mil/bott della “Piramide Prosecco Docg-Doc”, 70 mil/bott Asti spumante dolce, 40 mil/bott fra dop-igp-varietali, 20 mil/bott generici cui aggiungere 30 milioni di metodo tradizionale (Franciacorta 18 mil; Trento 9 mil; altri 3 mil).
Il dato 2015 consegna all’Italia il  primo posto al mondo sia come produttore di spumante che come esportatore. <<Un valore globale all’origine delle bottiglie pari a  1,6 mld/euro e un fatturato al consumo di 4,6 mld/euro. Per quanto riguarda l’export del vino italiano che nel 2015 ha raggiunto la cifra record di 5,4 mld/euro, la fetta degli spumanti è di 1,150 mld/euro >>.
Un altro importante settore del vino italiano, è dato dalla tipologia frizzante, spesso scordata: 29.000 ettari coltivati, principalmente lungo la valle del Po e la via Emilia, per una produzione di  445 milioni di bottiglie, di cui 220 milioni esportati a un prezzi di dogana di 2,11 euro, una quota di mezzo miliardo di euro sul totale dell’export vino.  Il mercato interno si presenta stabile come dato assoluto, anche se ci sono stati significative modifiche nei tempi di consumo. Abbiamo registrato una concentrazione maggiore degli acquisti-consumi  durante occasioni speciali. “ Continua un ritorno allo status stagionalizzazione” dice Comolli  “che si era attenuata negli anni 2004-2009”. Diminuisce la continuità dei consumi di bollicine, aumenta la scelta nelle stagioni di punta. Soprattutto in primavera si è constatato un aumento degli acquisti diretti in cantina. Leggero calo delle confezioni regalo a vantaggio dei vini rossi premium. Il fatturato al consumo è in leggera crescita grazie ai valori a bottiglia nella distribuzione organizzata e grazie al fenomeno Prosecco doc che sta soppiantando gli spumanti comuni secchi. In calo ancora Asti e Brachetto d’Acqui.
Nulla di nuovo fra i metodi tradizionali fissi intorno a 23,1 mil/bott consumate nell’anno 2015.  Oltrepò, Altalanga, Trento e altri segnano il passo nei numeri, tengono nei valori. Franciacorta crescono volumi e valori assoluti, ma prezzi al consumo più ballerini e diversificati. Non crescita di brand fuori dalle denominazioni top. Il prezzo ha assunto la leadership degli atti d’acquisto in tutti i canali, meno fra le etichette premium. E’ definitivamente andato in pensione il rapporto prezzo-qualità per le scelte d’acquisto, soppiantato dal valore-identità, più complesso, più in linea con un consumo sempre più mirato, ma anche infedele.
Oggi la alta qualità di un Franciacorta o di un Trento è molto diffusa rispetto a 20 anni fa: difficile sbagliare. Si entra di più nei dettagli dell’etichetta e del nome del produttore, nel potere d’acquisto, nella simpatia, nella scelta soggettiva: vince il gusto privato, non più collettivo della guida di turno. “Segnale reale che crisi dei consumi equivale sempre ad una crescita della spesa intelligente e della consapevolezza del prodotto acquistato. Meno atti di acquisto, più tempo per ogni acquisto” la conclusione di Giampietro Comolli deus ex machina delle bollicine italiane dal 1991.

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Giampietro Comolli
In esclusiva per Newsfood.com

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