Stefano D’Orazio a Expo 2015 racconta la sua Pantelleria: rara, nera e vera, perché quest’isola è qualcosa di raro

Stefano D’Orazio a Expo 2015 racconta la sua Pantelleria: rara, nera e vera, perché quest’isola è  qualcosa di raro
Stefano D'Orazio a Expo 2015

Stefano D’Orazio a Expo 2015

Oggetto: Intervista esclusiva a Stefano D’Orazio di Mascia Maluta
Data: 12 maggio 2015 00:09:36 CEST

Stefano D’Orazio a Expo 2015 racconta la sua Pantelleria

di Mascia Maluta

Stefano D’ Orazio ospite nel Cluster Bio-Mediterraneo di Expo 2015, di cui la Regione Sicilia è Official Partner, ha raccontato al pubblico presente la “sua” Pantelleria. Frequenta da più di dieci anni l’isola che è diventata per lui un luogo familiare in cui soggiorna per lunghi periodi dell’anno e che ha visto nascere molti dei suoi ultimi progetti, tra cui l’autobiografia dal titolo Confesso che ho stonato, pubblicata da Feltrinelli / Kowalski nel 2012 e i musical Aladin, W Zorro e il più recente Cercasi Cenerentola di cui si è da poco conclusa la seconda stagione teatrale.  Il Cluster Bio-Mediterraneo rappresenta l’unione dei tre continenti, Europa, Africa e Asia, un crogiolo di popoli diversi uniti dall’ambiente naturale dove il cibo è uno degli elementi culturali che hanno aiutato a preservare l’unicità di questa zona. Questo cluster racconta in modo facile e immediato lo spirito della cucina mediterranea il valore e il significato dell’incontro, della compresenza e dell’integrazione e si trova vicino al Padiglione Italia.

Stefano D'Orazio

Stefano D’Orazio

Stefano, come hai raccontato a Expo “la tua Pantelleria?

E’ stato un incontro stimolante, perché dietro le mie spalle scorrevano le immagini di Pantelleria. Ogni volta che la vedo subisco degli shock emozionali importanti. Il mio racconto è stato l’incontro con Pantelleria, che è l’isola che mi ha scelto, perché non sono stato io in quanto ci sono caduto confondendola con Lampedusa. Vent’anni fa sono salito su un aereo e mi sono detto “vado dove mi porta”, senza valigie e senza niente. Sono sbarcato a Pantelleria convinto di essere invece da un’altra parte. Una specie di taxista che dormiva in un furgone mi ha detto che avevo sbagliato isola, perché su questa non c’erano spiagge bianche, non c’erano tartarughe e non c’era Modugno. Così incuriosito ho pensato che fosse un segno del destino e ho preso una Panda e ho cominciato a girare. Dietro a ogni curva mi veniva da stupirmi, ho visto il Lago di Venere, ho visto Montagna Grande, ho visto i soffioni di vapore, le saune, ho visto quest’isola che in qualche maniera racchiude in un unico scrigno tutte quelle che sono le emozioni visive, i profumi e i sapori che senti addosso ancor prima di gustarli. Iniziai a cercar casa, sempre con l’ignoranza di topo di città che confondeva l’alba con il tramonto, che fra i grattaceli di Milano o di Roma non aveva grande importanza. Quando invece  ho scoperto che tutte queste cose qui avevano un valore emozionale ho iniziato a cercare la casa giusta. Infine dieci anni fa l’ho trovata ed è un po’ il mio rifugio, in quest’isola del tesoro dove torno a scrivere e a farmi venire delle idee, spettinato dal vento, ma in qualche maniera anche ispirato da questa vibrazione strana che questo luogo magico riesce a regalarmi. Così di fronte alla domanda “se è vero che si dice e che si narra che Pantelleria o la ama o la odia” vuol dire che io faccio parte di quelli che alla prima curva si sono resi conto di amarla.

Pantelleria un’isola che è diventata la culla di diverse specialità tipiche di un territorio al centro del Mediterraneo?

Io l’ho definita con tre termini, rara, nera e vera, perché quest’isola è  qualcosa di raro. La stessa vegetazione che cresce quì ha la memoria della natura che si è saputa adattare al clima, ai venti e al caldo. Tutto quello che in continuazione succede su quest’isola  ha la fatica dei contadini di sempre, che in qualche modo hanno aiutato la natura a difendersi e a diventare quello che è oggi. I sapori della vite che è diventata patrimonio dell’Unesco sono la conseguenza di centinai di anni di lavoro, sia della natura che dell’uomo, e che hanno portato Pantelleria ad essere unica anche in questo senso. Gli ulivi che crescono a rasoterra hanno un frutto che è singolarissimo e fanno di quest’isola qualcosa di diverso e unico anche sul fronte dell’alimentazione. Ieri ad esempio mentre raccontavo la mia isola alle mie spalle cucinavano (n.d.r. lo chef era Peppe Giuffrè) e io ero sopraffatto da queste esalazioni di arancia, di cannella, di caramello, e di tutto quello che bolliva in pentola dietro di me, che poi hanno offerto ai presenti. Gustare tutti questi prodotti dell’isola è come fare un tuffo in mezzo a delle cose che non senti, non avverti e non riesci a conoscere al di fuori di Pantelleria, quindi anche sul fronte gastronomico al di la dei grandi progressi che sono stati fatti, ci sono delle eccellenze non solo invidiabili ma anche invidiate.

Pantelleria come simbolo di integrazione al centro del Mediterraneo, cosa ne pensi?

Io credo che soprattutto i Panteschi hanno una visione dell’integrazione millenaria, dai sesi ai fenici, dai greci ai romani, dai bizantini agli spagnoli, fino alle ultime invasioni dei bergamaschi e dei bresciani. Sono riusciti a vivere con tolleranza, con comprensione e a volte anche con paura l’avvicendarsi di questi popoli diversi che hanno portato culture totalmente diverse. Dalle invasioni di queste presenze i panteschi hanno scremato il peggio e hanno tenuto il meglio, facendo della loro cultura una cosa unica. La cultura mediterranea dalla quale si dovrebbe imparare, considerando che ormai  l’Africa e l’Oriente insieme si stanno riversando in Europa, anche pericolosamente, e non siamo attrezzati culturalmente per comprendere queste voci. Non a caso la prima frontiera è il sud della Sicilia, che in qualche modo aiuta gli stessi profughi a capire che sono arrivati in un posto benedetto da Dio. La tolleranza che vediamo sul territorio siciliano, piuttosto che sull’isola di Lampedusa, è qualcosa di unico e raro. Pantelleria da questo punto di vista è ancora un’isola felice, perché grazie alla stessa natura  si difende da sola. Le coste non sono assolutamente agevoli e bisogna essere degli alpini se si vuole arrivare a Pantelleria e sbarcare senza farsi male. Da un punto di vista di “abuso immigrativo” Pantelleria riesce ad avere una sua difesa naturale, che non è fatta da navi, da controlli, da operazioni più o meno internazionali, ma semplicemente dalla natura che suggerisce altri giri. Quelli che approdano in quest’altro sud italiano si rendono conto che c’è un’accoglienza vera, mentre mano a mano che si arrampicano verso Nord sull’ Autostrada del Sole si rendono conto che le cose cambiano. L’Italia essendo lunga e stretta ha anche una cultura lunga, stretta e diversa. Come l’episodio di questa mattina, quando una nave ha portato dei profughi  in Liguria che sono stati ospitati negli alberghi con tantissimo risentimento da parte di coloro che invece vedono nell’ immigrazione un grande problema. Si chiedono il perché vengano date le case e gli alberghi agli immigrati e non invece ai nostri pensionati, dimenticando che l’Europa ci da dei soldi per gli immigrati, mentre i pensionati invece sono un problema italiano e per questo i soldi non ce li danno.

Per concludere hai qualche nuovo progetto nato a Pantelleria?

Lo scorso inverno ho iniziato a lavorare al prossimo musical che uscirà nel 2017 e sarà una sorpresa,  mentre il prossimo anno sarà un anno di interlocuzione perché riandrà in scena Pinocchio, il mio primo amore di più di 10 anni fa, con cui saremo in giro da quest’estate per due anni.  Già da adesso per il primo anno  abbiamo in programma centocinquanta repliche solo in Italia e quindi siamo contentissimi.

 

Mascia Maluta
Newsfood.com

 

(Da Wikipedia)
Stefano D’Orazio (Roma, 12 settembre 1948) è un batterista, cantante e paroliere italiano, dal 1971 al 2009 voce e batteria dei Pooh, autore di molti dei testi delle canzoni del gruppo, del quale in seguito è divenuto anche responsabile amministrativo.

Redazione Newsfood.com
Notizia del 7 maggio 2015: Il prossimo anno i Pooh festeggeranno  50 anni di carriera. Per l’occasione la band sarà di nuovo al completo. Come annuncia il sito di “Tv Sorrisi e Canzoni”, infatti, Riccardo Fogli e Stefano D’Orazio tornano a far parte della band composta da Roby Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian per il “grande tour”.

 

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Pantelleria site:newsfood.com

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