STOCCOLMA E VINO, IL BIOLOGICO A TAVOLA, SALUTE E VIVIBILITA’ – UNA DELLE MIGLIORI METROPOLI AL MONDO

STOCCOLMA E VINO, IL BIOLOGICO A TAVOLA, SALUTE E VIVIBILITA’ – UNA DELLE MIGLIORI METROPOLI AL MONDO

STOCCOLMA E VINO, IL BIOLOGICO A TAVOLA, SALUTE E VIVIBILITA’ – UNA DELLE MIGLIORI METROPOLI AL MONDO

Negli ultimi 4 anni sono stato spesso in Svezia a trovare mia figlia, ricercatrice presso l’Università di Stoccolma in demografia economica e sociale, più precisamente sul rapporto fra stato di benessere, crisi economica e natalità. Tema del futuro, analisi tecnica che dovrebbe essere alla base di molti ragionamenti di enti Pubblici anche italiani, ma soprattutto tema legato alla economia politica sociale (ben lontana dalla finanza e dalle speculazioni finanziarie), ovvero il benessere delle persone, i servizi alle persone (a tutte… con buonsenso, giustizia e misura), cosa hanno bisogno le generazioni future, le opportunità o non-opportunità che lasciamo in eredità.

Nobel Sede&Museum

 

E’ evidente che le mie puntate a Stoccolma mi portano sempre a curiosare fra i banchi del Systembolaget, la capillare catena di punti vendita del vino da tutto il mondo sotto controllo pubblico, esclusivo, riservato. E la curiosità è forte anche di fronte a negozi come Eataly ma non solo, ai vari ristoranti e locali del cibo. Per capire e conoscere.   I supermercati non vendono vino in bottiglia. L’alternativa è solo la mescita diretta. Sostare davanti agli scaffali di queste “mega enoteche” permette di comparare, confrontare, vedere (e assaggiare) in un colpo solo anche 5/6000 etichette dalla Nuova Zelanda al Sud Africa dalla Gran Bretagna agli Usa, all’Italia e Francia. Interessante luogo di studio.  
Sugli scaffali del vino, vince il biologico. Così succede a Londra, a Copenaghen, a Bruxelles e anche a Stoccolma. Ma attenzione: un vino biologico con tutte le garanzie, molto in linea non solo alle norme, ma ad una cultura generale a tavola. Girando anche nei ristoranti, stellati e non, la sensazione è quella di una ricerca continua di fornire massima attenzione al cibo.

Eataly: verdura

 

Non volumi ma qualità, con costi superiori. Il cibo e il vino non una cosa banale da tutti i giorni, certamente con alcune tradizioni alimentari locali insostituibili come per esempio il “sapore dolce”, mangiare più volte al giorno, mangiare spessissimo fuori casa. E’ poi normale sentire gli svedesi, quando discutono di vino, abbinare o usare indistintamente i termini come orange, organic, bio… indicando sempre una categoria di vino. Su questo c’è sicuramente bisogno di un approfondimento formativo.

Stoccolma foto Arte Design Cibo Museo

 

Tantissime bottiglie di vino sono chiuse con tappo a vite, anche vini bianchi e rossi noti, di pregio, internazionali, non di primo prezzo. Molto interessante vedere il numero elevato di etichette di vino italiano: ci sono sempre scaffali separati, paese per paese, a volte anche per tipologia di vino. La internazionalità e la globalizzazione è evidente: il Prosecco Doc è presente, nei Bolaget di Gamlastan sempre brand molto noti.  
Il numero di locali trendy del cibo a Stoccolma non mancano: né in centro storico, né nei centri commerciali. Nei supermercati tradizionali come i nostri si trovano solo bevande non alcoliche, con orari rigidi e controlli molto mirati, continui, ma non invadenti. Moltissimi “vigilantes” per strada e nei vari punti di grande afflusso di persone.
Tutto questo è indice di una particolare attenzione del consumatore ( ma soprattutto di istituzioni pubbliche a qualunque livello e di persone che operano nei vari settori di enti pubblici) al comportamento etico nei confronti del luogo dove si vive: il rispetto della cosa pubblica è superiore anche della proprietà privata.
C’è una attenzione alla salute e all’ambiente che spesso appare maniacale, per esempio circola pochissimo danaro cartaceo e monetario, quando le strade gelano non si usa il sale ma solo piccola ghiaia, gli operatori ambientali lavorano in orari non di traffico, certi negozi legati alla salute e ai bisogni salutistici delle persone sono quasi sempre aperti. E anche questo si trasferisce sul bere e sul cibo.
In certi ristoranti a buffet, i migliori a volte quasi stellati, vicino ad ogni piatto c’è la ricetta scritta con ingredienti ben chiari in almeno due lingue, e poi un inserviente è subito pronto, se ti vede titubante davanti ad un piatto, a spiegarti come è fatto. Recentemente mi è capitato di cenare in un ristorante che aveva 20 tipologie diverse di pesce (è vero è il loro cibo base), soprattutto pesce azzurro, con altrettanti modi di cottura e/o presentazione e/o salse differenti.
In una serata penso di aver degustato dalle 30 alle 40 ricette diverse, tutte ben spiegate, tutte molto chiare in cui si sottolineava l’origine, provenienza, peso, valore nutritivo, elementi salutistici…  Quasi una lezione di cucina ogni volta che si va a cena. Poi si inizia a cenare anche prima delle 17 (indipendentemente dalla stagione) e si può andare avanti fino alle 21 volendo.
Tornando al vino: è possibile bere e trovare facilmente un ottimo vino mondiale a 10 euro, con vicino una bottiglia simile a 100 euro, ma quello che mi ha stupito è di aver trovato certi vini italiani, etichette molto note e meno diffuse in Italia, ma di grandi territori come Amarone, Barolo, Montalcino, a prezzi identici – se non inferiori – sullo scaffale del consumatore finale svedese. Un bel aiuto al consumo!  
Questo a dimostrazione anche della politica di prezzo, di analisi del prezzo che il monopolio fa del vino in generale e di alcuni vini, garantendo una certo equilibrio fra vini differenti… in un paese dove la vita è molto più costosa che in Italia. Questo confronto, questo vantaggio di prezzo rispetto alle enoteche italiane, mi è capitato di riscontarlo su uno Chablis e un Sauternes di grandi aziende francesi che sono solito acquistare in Italia. Ho speso circa un 10-14% in meno. Da meditare.
Infine, dopo il solito giro di analisi-indagine-sondaggio sul vino, mi riservo un giro in centro, sull’isola Gamlastan e nei vicoli di Stortorget, per un appuntamento-invito al Nobelmuseet molto interessante, dove si parlava delle diverse attività e azioni che ogni paese oppure anche associazioni liberali potevano mettere in atto localmente per sottolineare l’importanza della Pace nel mondo.                        

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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