Strategia di mercato e gestione dell’impresa vitivinicola, come creare e gestire una cantina di successo

Strategia di mercato e gestione dell’impresa vitivinicola, come creare e gestire una cantina di successo

IL NUOVO LIBRO STRATEGIA DI MERCATO  SU COME CREARE E GESTIRE UNA CANTINA DI SUCCESSO OGGI

Strategia di mercato e gestione dell’impresa vitivinicola

Fare impresa nel mondo del vino. Meno tradizione più creatività, rispetto filiera produttiva, attenzione alla domanda, realizzazione di un brand alto, tipologia tecnica quasi da brevetto industriale, linguaggio comune territoriale. Questi i temi importanti di un successo non annunciato

“Strategia di mercato e gestione dell’impresa vitivinicola”: un libro che apre molti interrogativi, elenca molti capitoli, fa sorgere domande, complica la vita a molti imprenditori. Ma è realmente così. Lo abbiamo letto due volte grazie alla segnalazione intelligente di una grande produttrice e imprenditrice di vino, la prima Donna del Vino italiano

Stimo moltissimo donna Donatella, per intenderci la super presidentessa delle Donne del Vino Italiano, regista e guida di una stupenda azienda vitivinicola e di un resort relais fantastico a Trequanda, vicino a San Quirico e Pienza, in terra della Valle d’Orcia, paesaggio culturale Unesco, per cui il suo twitt lungo e molto positivo sul libro “Strategia di mercato e gestione dell’impresa vitivinicola” scritto a 6 mani… ha attirato la mia attenzione. Sono corso ai ripari, visto che la mia biblioteca personale ha circa 200 libri in materia, scritti negli ultimi 50 anni,  un terzo dei quali non in italiano, l’ho acquistato.

…Ti insegna a creare e gestire una cantina di successo!”: mi è sembrato subito un tema centrato, forse da sottotitolo di un articolo giornalistico, ma sicuramente una “chiave” allappante per molti imprenditori vitivinicoli italiani. Oggi, più di ieri, dibattuti fra fare vigna, più sviluppo in cantina, più export, abbandono del consumatore e mercato italiano, solo vini rossi e niente frizzanti per 40 anni, solo vini di alta fascia e di alto prezzo, sguardo solo verso aste dei vini e premi da guide.

Recentemente poi tanti imprenditori si sono dedicati ai neofiti del vino, al  supero dei dazi doganali e alle barriere mercantili, etichette diverse per ogni paese, ricerca dell’enotecnico giusto e sincero, credere o non credere nel commercio digitale, tenere aperta sempre la cantina, fare ospitalità….

La mia formazione didattica in materia risale agli anni ’80 e ’90, forse ho bisogno di un “lavaggio dei panni delle celluline grigie in Arno…”.

Ebbene ho letto il libro due volte nell’arco di 48 ore. Poi ho riletto il twitt di Donna Donatella. Ebbene. Sicuramente un libro dal taglio molto leggibile, scritto al ritmo di una brochure più che di una tesi di laurea, un elenco completo diretto e indiretto di pro e contro, una visione spesso idilliaca e idealizzata che sicuramente sprona, stimola molto idee progettuali, scommesse, autoincensamenti… diciamo che in molti punti, saggiamente, tocca le corde non vocali di tutti gli imprenditori.

Ma sono queste le imprese che vivranno,  che possono crescere, hanno tutte le stesse domande, cercano di avere/fare la stessa offerta in un mondo globalizzato (visto che tutti puntano ad esportare) che vive già una segmentazione globale? Giusto e interessante il cambio che c’è stato (ed è ancora più forte oggi) negli ultimi 30 anni: io ho vissuto non per sentito dire e dalla parte dell’osservatore e non del gestore di cantina (avevo già smesso di fare il vino da 3 anni perché già un po’ deluso) il tempo pre-post disastro enologico del 1986 in cui diversi enotecnici ne avevano combinato di tutti i colori scambiando l’etanolo per il metanolo.

L’evoluzione trentennale che viene descritta nel libro è quella che tutti noi tecnici, spero, abbiamo voluto e cercato: io stesso con un piccolo intervento nella stesura della legge nazionale del 1985 sull’agriturismo puntai molto alla apertura delle aziende, agli aspetti formativi didattici di generazione per rifondare quel legame  campagna-città e quindi uno stile di vita più naturale. Dovrei dire, oggi, che non ha funzionato come avrei voluto.

Le successive leggi regionali e nazionale sulle Strade dei Vini ( e recentemente sull’ enoturismo, cui donna Donatella più di tutti ha dato forza e anima) hanno ulteriormente spinto perché il vino (e il cibo) fosse un veicolo materiale e narrativo per fare cultura. Essere imprenditori del vino non è una idea geniale, o uno ci si trova dentro per generazioni (come il mio caso) oppure cavalca il toro della opportunità, del business investendo propri soldi (da altre fonti) o mettendo a frutto propri interessi (sempre fondi da altri).

Non c’è bisogno di scoprire l’acqua calda: le prime lezioni di economia in qualunque università, non c’è bisogno di Bocconi o Cattolica, insegnano che nel termine impresa-imprenditore è insito in primis la voglia, la dinamicità, la forza del rischio, quindi della continua innovazione. Chi non fa così è meglio che smetta, cambi mestiere. La didattica, la formazione, i principi economici non sono inutili e non annebbiano la realtà, bensì sono la benzina quotidiana.

Pochi sono i casi di vero e puro self-made-man. Certamente il “freno a mano” da sempre è un pericoloso danno individuale e collettivo, vale per l’impresa come per una generazione, per modelli di vita come strategie di processi in tutti i campi: è un assioma riconosciuto dagli economisti di inizio XIX° secolo. Non è detto che citare o imitare un grande imprenditore sia un inizio del successo. Oggi è molto più importante saper leggere, governare, studiare, adattare la domanda di un bene o di più beni piuttosto che saper ben gestire la offerta di una impresa: si deve partire dall’idea-vino che ha un indonesiano o sudamericano o un cinese per costruire la propria impresa, ma questo obbliga anche a non dimenticare la domanda tedesca, americana, svizzera, inglese e… italiana!

Su questo martello da anni, in termini di valori e principi economici di impresa e di bilancio-paese: come non si va avanti con standard d’impresa e di vini, così un sistema imprenditoriale di settore e di comparto non può dimenticare il mercato interno, anche il mercato europeo.

Su questo l’Europa stessa, e purtroppo molti manager importanti,  continuano a chiedere “più export”. Questo va bene se il limite del 60-70% è un confine accettato, se la diversificazione e segmentazione mondiale da un ritorno in altri settori manifatturieri e turistici e culturali, se lo Stato dispone di risorse e norme che scambino i vantaggi fra settori e comparti, se la impresa vitivinicola nazionale diventa sempre più una azienda multitasting e polifunzionale interna ed esterna con chiari dettami e aspetti ambientali e di sistema territoriale di area vasta.

Ho trovato il libro molto interessante come illustrazione di uno status ben ipotizzato, un libro gradevole come lettura, molto enfatico e autocelebrativo per certe cose. La figura del cliente collaboratore è un po’ come la figura del coltivatore consumatore: in primis un vignaiolo è artefice, attore di un sistema territoriale che è utile a tutti. Non si può essere e vivere come imprenditori vitivinicoli puntando solo ai mercati più ricchi, pochi mercati (il 78% delle bottiglie di vino italiano più caro è concentrato in 9 paesi), grandi firme, contratti distributivi a basso ricavo marginale, l’e-commerce in mano a distributori e importatori stranieri.

E se uno straniero-turista viene in Italia, va al ristorante, e non trova quel grande vino rosso toscano che trova a New York (a 150 dollari la bottiglia) , cosa dirà del paese Italia, che fiducia, forza e attrazione trasmettiamo. Anche questo è un fondamentale dell’ economica reale e  del successo duraturo, lungimirante di una etichetta e di un paese insieme, confortati dai numeri, dalle informazioni, dagli stimoli e dalla infusione di fiducia a tutti.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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Il cliente di oggi del prodotto-vino sovverte tutte le categorie precedenti: non appartiene ad un segmento predeterminato ed ha accesso potenziale ad un palcoscenico informativo e di mercato al livello mondiale di cui ha ampia capacità di valutazione. Il cambiamento delle modalità di consumo si associa ad una ‘mutazione’ del cliente che impone un conseguente ripensamento di tutta la catena imprenditoriale, dalla concezione del prodotto alla sua comunicazione, ma il cui primo requisito è la conoscenza del cliente e del mercato che esso esprime. Il volume parte da quest’analisi per ridisegnare il tracciato dell’impresa vitivinicola nel suo modello di business e di sistema organizzativo, coerente con la strategia aziendale, dove lo scopo finale è cogliere le aspettative esplicite ed implicite del cliente per proporre, posizionare e distribuire l’offerta di prodotto.

  • GenereMarketing
  • Listino:€ 23,00
  • Editore: Edagricole
  • Collana:Azienda agroalimentare
  • Data uscita:20/06/2019
  • Pagine:XV-173
  • Formato:brossura, Illustrato
  • Lingua:Italiano
  • EAN:9788850655830

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