L’aggiunta di caffeina nei soft drink non regala nulla al sapore della bevanda, ma ottiene l’unico effetto di favorire la dipendenza del consumatore dalla lattina, moltiplicando in questo modo
il rischio di obesità, a stroncare senza appello l’ingrediente utilizzato in alcune delle bibite più amate dai bambini e dagli adolescenti è uno studio australiano
pubblicato sulla rivista internazionale Appetite.

I ricercatori, spiega il co-autore dell’indagine Russel Keast, della Deakin University, sono giunti a questa conclusione attraverso test ripetuti su 30 ventenni. Gli speciali degustatori non
sono stati capaci di individuare il sapor di caffeina nei soft drink assaggiati. Riconoscerne la presenza dal gusto è impossibile, assicura l’esperto, ribadendo che la sostanza non
aggiunge alcun sapore alla bibita. Per contro, avverte, può scatenare una pericolosa dipendenza in chi beve questi prodotti.

Lo specialista ricorda come studi precedenti abbiano dimostrato uno stretto legame di causa-effetto tra consumo di soft drink e obesità. Si è addirittura calcolato che, per ogni
lattina bevuta, le probabilità di ammalarsi di obesità crescono del 60%. Un dato che, secondo Keast e colleghi, dovrebbe indurre le istituzioni a prendere provvedimenti mirati
soprattutto nelle scuole. Gli scienziati hanno perciò inviato via e-mail i risultati della loro ricerca al ministro australiano della Sanità, Tony Abbott. Pur senza accennare
all’ipotesi di normative specifiche a difesa dei giovani, infatti, in novembre durante un forum sul diabete Abbott aveva bollato i soft drink come molto, molto pericolosi per i bimbi.