Firenze – Negli ultimi anni il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne che vivono in Toscana presenta una caratteristica saliente: diminuisce nelle donne
italiane, aumenta in quelle straniere.

Nel 2001, ad esempio, le interruzioni volontarie di gravidanza erano state 8186, di cui 6307 di donne italiane (77%) e 1836 di donne straniere (22,4%). Nel 2006 su 8878 interruzioni 5557 sono
state effettuate su donne italiane (62,6%) e 3286 su donne straniere (37%). Un dato su cui riflettere, pur tenendo conto che nello stesso periodo il numero dei concepimenti tra le donne
straniere è quasi raddoppiato (da 5767 del 2001 a 10.213 del 2006).

La pratica quotidiana dei servizi consultoriali inoltre mette in evidenza che il fenomeno del ricorso ripetuto all’interruzione di gravidanza da parte della stessa donna è soprattutto o
quasi esclusivamente riferito alla donne straniere.
Nel pieno rispetto del dettato della legge 194 (articolo 1: «L’interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite») la Regione Toscana,
assessorato per il diritto alla salute ha messo a punto e approvato nella sua ultima seduta linee guida operative che riguardano le «buone pratiche» da adottare in tutte le Asl
«per facilitare l’accesso alle informazioni e ai percorsi di prevenzione e ridurre il ricorso all’Ivg da parte delle donne migranti». In breve, ci si è chiesti che cosa sia
possibile fare in termini di prevenzione non solo a livello consultoriale ma anche immediatamente dopo l’Ivg proprio per abbattere la recidiva.

La «buona pratica» da diffondere a livello regionale è stata messa in atto dalla Asl 10, nel servizio di day surgery dell’IOT di Firenze, dove vengono effettuate la quasi
totalità delle interruzioni di gravidanza nell’ambito della stessa azienda. Al momento dell’accettazione dell’IVG presso il reparto viene prenotata dalle ostetriche una visita per Ivg
tramite Cup a tutte le donne che si presentano per l’aborto. La visita è gratuita e viene presentata come il momento conclusivo del percorso chirurgico. Durante le visite sono presenti
il ginecologo e l’ostetrica per permettere, oltre alla visita medica, una appropriata informazione ed educazione sanitaria sui metodi anticoncezionali e vengono consegnati materiali informativi
in più lingue.
Di materiali multilingue il Servizio sanitario della Toscana si è da tempo dotato nell’ambito del progetto «Mum health». La delibera prevede anche lo sviluppo di
attività di mediazione culturale. I piani formativi aziendali infine prevederanno tra il 2008 e il 2010 specifici percorsi per gli operatori socio-sanitari impegnati in questo campo.

Susanna Cressati