Economia Generale, Tasse 2019: Acqua e rifiuti, paga sempre il solito cittadino

Economia Generale, Tasse 2019: Acqua e rifiuti, paga sempre il solito cittadino

Tasse 2019 in aumento acqua e rifiuti, una bella stangata

 

Economia Generale, Tasse 2019: Regioni Comuni Utility pronti con la stangata di acqua e rifiuti

Fra 8000 comuni italiani emerge Gazzola. Forse la Tari o Tares è stata mal gestita dall’amministrazione comunale? E paga il cittadino residente ( e votante)?  

Non è proprio il caso di dire “Governo Ladro”, notissimo slogan all’inizio degli anni ’80, in coincidenza con il primo salto di incremento del debito pubblico, gli alti tassi di interesse praticati dalle banche per il credito. Una misura tipo lo spread, ma fatto in casa, già allora, una lira debole, tasse e imposte sulla casa e sulle auto balzate alle stelle.

Altro effetto passato “post euro” quando si è assestata la moneta unica e tanti italiani hanno scoperto il vero differenziale reale fra 1 euro e 2000 lire. Le recenti elezioni politiche italiane e in tutta Europa -al di là dei termini da enciclopedia come sovranisti o opportunisti o impreparati- hanno dimostrato un malcontento generale.

La quota di cittadini che va ancora a votare (una maggioranza risicata fra il 50 e il 70% e che era fra il 70 e il 90% negli anni ‘80) ha dato una chiara preferenza di voto a Chi aveva un programma che metteva “i servizi alla persona” al centro di tutto.

Purtroppo una gran fetta di italiani non va più a votare per delusione, per disaffezione, per abbandono. Giusto o sbagliato il metodo e il modo, sicuramente da discutere le procedure adottate dal Governo. Ma quanto promesso va mantenuto anche se l’Europa si mette per traverso, senza mai guardare a Ovest.

Anzi guardando a Est come baluardo contro qualcuno e a Sud come i cattivi.
Ecco che i “servizi alla persona”, cioè lavoro, formazione, abbassamento tasse, incentivi a vivere meglio, sostegno per chi è in una fase di debolezza, soluzioni pro anziani per un pro giovani, salvaguardia dei più deboli, controllo della sanità di primo accesso, miglioramento strutture operative… appaiono non di primaria importanza.

Sono tutte scelte non di progressismo manieristico, ma di attenzione ai bisogni, di progresso verso il basso, verso il singolo e non verso i sistemi, i gruppi, il consociativismo oligarchico come qualche economista premio Nobel ha scritto.

Giusto o sbagliato, piacevole o non gradito, sembra un indirizzo politico governativo – se produrrà quello che si spera – rivolto al cittadino, come qualche slogan dice. Vedremo i fatti a breve.

La scadenza può anche essere a Ferragosto e non a Pasqua, l’importante è che abbia concreta realtà per chi ha realmente bisogno, senza interventi a pioggia o lineari. Tutto un altro pianeta i termini dei bilanci regionali e comunali di fine anno: nuovamente le tasse e imposte individuali al centro dell’attenzione per pareggiare i bilanci senza scoprire i veri buchi neri, ma tutto scaricato sulle famiglie.

I giornali parlano di ritocchi in rialzo per molti italiani, non per tutti, ma con una platea molto ampia, per importi anche significativi, fuori da qualunque logica di “spread” fra ente pubblico locale e cittadino.

Tasse 2019.

Tasse e imposte non detraibili o decurtabili, ma da pagare in silenzio e obbligatoriamente, già definite con tanto di importi. Eppure assistiamo a dichiarazioni generaliste dei vertici di enti locali e regionali che garantiscono una stabilità delle tariffe, ma con molte eccezioni per molti comuni.

Piacenza e provincia è fra le aree dove ci saranno molti incrementi e dove, fra i sindaci, si registra solo “qualche mugugno”. Eccetto tre sindaci di Piacenza, tre diverse estrazioni, che zitti non stanno: Pasquali a Bobbio, Albasi a Travo, Negri a Bettola.  I tre hanno evidenziato una forte connessione fra incrementi di imposte-tasse e sviluppo locale, attrazione turistica, economia diretta e circolare, realtà abitative, età dei residenti, dimensioni delle case rurali di una volta.

Atesir, azienda della Regione Emilia Romagna,  addirittura presieduta da un piacentino, approva incrementi paurosi chiesti da Iren per i rifiuti (tassa Tari), dove emerge che il comune di Gazzola con un +8,24% di aumento da un anno all’altro è fra i più penalizzanti d’Italia, a seguire Cortebrugnatella (+8.07%), Ottone (+7.18%), Alta Valtidone (+7.07%), Rivergaro (+5.24%), Pontedellolio (+4.50%), Travo (+3.72%), Pianello (+3.55%), Monticelli (+ 3.39%), Bettola (+2.94%), Gossolengo (+2.73%), Lugagnano (+2.60%), Podenzano (+2.03%), Pontenure (+1.26%).

Invece di alzare tasse e imposte per le famiglie, sarebbe meglio  incentivare, favorire (e controllare) una raccolta differenziata non con volantini e delibere, ma con telecamere, servizi reali con cassonetti più ampi e differenziati.

Travo, in val Trebbia lancia un programma della porta a porta vista la realtà residenziale e appare una soluzione “smart” vista la diversa composizione della popolazione nell’arco dell’anno e l’enorme numero di case sfitte per 9 mesi l’anno.

Perché non puntare ad una digitalizzazione dei rifiuti reali, e non adottare soluzioni orizzontali. Anche la città di Piacenza è nel mirino di Atesir: un aumento sull’anno precedente del 3,3% nel 2018 che diventa del 4,3% nel 2019.

Contribuente senza più soldi per altre tasse

L’assurdo è che gli enti pubblici usano dei moltiplicatori tariffari che neanche un logaritmo della Nasa o del Cern di Ginevra è mai riuscito a realizzare. Sarebbe meglio che tutti i livelli amministrativi pubblici cercassero soluzioni più orientate e indirizzate a semplificare la vita e a misurare le reali e concrete necessità e bisogno del singolo cittadino, sia in termini di dare e avere, in modo reciproco.

Ci vogliono servizi e conti capibili, non occulti. Perché un comune che ha per esempio migliaia di euro accantonati da anni e non utilizzabili per certi investimenti materiali per il patto di stabilità non “ristornano” ai cittadini questi fondi che sono non di proprietà del Sindaco ma pur sempre di tutti gli abitanti.

 

In questo modo ci sarebbe bisogno di più prevenzione e soluzioni gestionali per guardare al futuro. Non è il tema, ma mi sorge una domanda che riguarda Piacenza, ma tante altre medie città nazionali. Qualcuno sta osservando cosa succede in paesi solitamente all’avanguardia nel welfare e nella sanità sociale e civile per anche solo copiare e adattare, guardando paesi con politiche più mirate e non spalmate, per esempio sulla costruzione di una struttura polivalente sanitaria e medica che noi chiamiamo “nuovo ospedale”?

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

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