Dallo scorso primo gennaio è partito il Settimo programma quadro di ricerca e sviluppo tecnologico dell’Unione Europea.
Tra le nuove tecnologie e, soprattutto, le nuove applicazioni che entreranno nella vita di tutti noi, la tecnologia RFID merita una particolare attenzione perché su di essa la
Commissione Europea ha iniziato, ormai da un anno, un dibattito nel quale l’Italia non è ancora intervenuta.
Era il 9 marzo del 2006 quando al CeBIT di Hannover, probabilmente la più importante esposizione IT europea, Viviane Reding, commissario europeo per la Società dell’Informazione,
parlò per la prima volta della “Internet of Things”. Il nome dato “Internet delle cose” fa immediatamente presupporre che ci troviamo di fronte ad una nuova tecnologia che avrà un
enorme diffusione e quindi influenza sulle nostre vite.
Non è corretto parlare di nuova tecnologia perché la RFID è stata inventata più di 50 anni fa, ma solo ora sembra che il mercato sia pronto per un suo più
largo utilizzo.
La RFID è l’acronimo di Radio Frequency Identification, traducibile in Identificazione a Radio Frequenza, ed è una tecnologia per l’identificazione automatica di oggetti, animali
o persone.
Il sistema si basa sulla lettura a distanza di informazioni contenute in un tag costituito da un microchip che contiene dati.
Il suo utilizzo, nel settore industriale, è cresciuto molto negli ultimi due anni, si pensi che la crescita, a livello mondiale, del 2006 rispetto al 2005 è stata del 42% (1,022
miliardi di etichette Rfid vendute).
Una frenata per un ulteriore sviluppo, se di frenata possiamo parlare, è data attualmente dai costi dei tag ancora troppo elevati, circa 14 centesimi di euro.
Intuitivo pensare ai benefici, in campo industriale, dell’applicazione delle radiofrequenze, dal controllo della logistica e dello stoccaggio, al tracciamento dei beni lungo tutta la catena del
valore, oppure alla razionalizzazione di procedure amministrative o, ancora al loro utilizzo in ambito medico o del trasporto pubblico.
Ma come e dove la RFID entrerà a far parte della nostra quotidianità?
L’obiettivo è di sostituire con le etichette RFID gli attuali codici a barre su qualsiasi genere di prodotto.
I vantaggi sono sicuramente innumerevoli, pensiamo solo alle file al supermercato che verrebbero di fatto eliminate, o alle informazioni che possono essere contenute in un microchip per ogni
prodotto, ma, l’altro lato della medaglia, impone che si rinunci a qualcosa, ad un po’ della nostra Privacy; con i tag si potrebbe, infatti, sempre tenere traccia del comportamento di ognuno di
noi.
Bisognerebbe trovare una soluzione che permettesse ad ogni cittadino di poter “spegnere” in ogni momento una qualsiasi applicazione.
A tal fine, nel corso del 2006 la Commissione europea ha organizzato, prima cinque workshop in cui hanno preso parte esperti e stakeholders di tutta Europa per fare il punto della situazione
sia da un punto di vista tecnico che legislativo, dopo di che sono stati coinvolti tutti i cittadini dell’Unione in un pubblica consultazione on line. Una quarantina le domanda a cui poco
più di duemila persone hanno risposto mettendo in luce speranze, timori e aspettative riguardo alla tecnologia RFID. Ciò che è emerso era facilmente prevedibile, la
stragrande maggioranza dei cittadini si sta convincendo dei benefici che la tecnologia RFID potrà apportare, ma vogliono essere rassicurati riguardo al fatto che non comprometterà
la loro privacy o la loro salute.
Privacy e salute, questi i temi caldi su cui si continuerà a discutere nei prossimi mesi e che rendono necessaria una regolamentazione a livello europeo sull’uso dei tag di
identificazione via radiofrequenza.
Lo scorso 15 marzo in occasione del CeBIT di Hannover, attualmente in corso, è stato annunciato un calendario sulla politica Ue in materia di RFID che sembra, dunque, diventare una
realtà sempre più vicina a noi e che dovremmo imparare tutti a conoscere.
“L’Internet delle cose sta diventando realtà. Si stima che entro il 2015 il mondo fisico e il mondo digitale saranno collegati da mille miliardi di sensori. Grazie all’Rfid la nostra
vita diventerà più veloce, affidabile e sicura”.
Questa la dichiarazione dai toni entusiastici dell’eurodeputato tedesco Jorgo Chatzimarkakis, membro dell’Unità per la valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche del
Parlamento europeo (Stoa) in un’intervista a Cordis (il Servizio comunitario di informazione in materia di ricerca e sviluppo dell’Ue)

Mena Aloia

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