Terregiunte Agricola Masi, Amarone, Futura 14, Bruno Vespa… Riccardo Cotarella… Valpolicella e Salento? … che pasticcio!

Terregiunte Agricola Masi, Amarone, Futura 14, Bruno Vespa… Riccardo Cotarella… Valpolicella e Salento? … che pasticcio!

Terregiunte, busillis per i giuristi del vino e per i conoscitori delle leggi Doc. Che dicono i consorzi e la federazione?  

La Valpolicella chiede l’intervento ministeriale e si scaglia duro contro l’agricola Masi. In Salento più soft: più attenzione alla cantina del più noto giornalista italiano?

Terregiunte Agricola Masi, Amarone, Futura 14, Bruno Vespa… Riccardo Cotarella… Valpolicella e Salento? … che pasticcio!

Milano, 30 agosto 2019

Bruno Vespa e Sandro Masi ne hanno combinata una grossa, sotto tutti i punti di vista. Due personaggi da prima pagina, imprenditori del vino uno in Salento   e l’altro a Verona, immagino amici, con Riccardo Cotarella enologo di tante cantine certo non testimone passivo, tre bicchieri del Gambero Rosso entrambi si presentano al mondo con l’etichetta “Terregiunte”. Dichiarando che trattasi di un vino blend tra le uve (o già vino?) di Amarone docg e Primitivo di Manduria Doc (o Igp?) come origine. Non chiaro.

Le aziende Masi Agricola e Futura 14 insieme per una etichetta di un vino importante, ottimo, di successo, esportato nel mondo, frutto di quel “ made in Italy” tanto agognato nel mondo?

Benissimo purchè con massima chiarezza, trasparenza, onestà intellettuale, rispetto delle leggi e delle regole che in Italia e in Europa ci sono, ben chiare, che tutti i produttori “devono” rispettare. Non ho materialmente visto la bottiglia (solo etichetta sul web), non ho la scheda tecnica (mi piacerebbe riceverla o leggerla) ma – secondo la legge – non si può annunciare e fare un mix di due vini DO o anche IGP senza declassamento, senza separazione netta fra DO e vino da tavola, senza eliminare tutte le “immagini” o riferimenti alle due denominazioni di origine, distanti 1000 km, assai diverse, con regole e Consorzi differenti.

Ho notato che il Consorzio del Primitivo di Manduria è intervenuto istituzionalmente richiamando norme e prassi senza troppa esposizione, mentre il Consorzio Valpolicella ha usato toni duri e netti, ma scaricando il tutto sull’intervento del Ministero.

Ma cosa sono e fanno, oggi, i Consorzi di tutela?  Quindi i due Consorzi devono intervenire in modo paritetico, innanzitutto chiedendo agli interessati tutti “ i lumi” necessari prima di ogni sentenza pubblica. Intervenire sulla stampa non aiuta. 33 e 45 anni fa abbiamo già avuto esempi simili, dei precedenti in cui le leggi (prima del 1992) non avevano tutta la forza e la nitidezza di oggi: c’è chi ha creato blend di successo assoluto mondiale fra vini di origine diversa, c’è chi ha avuto grossi problemi con la finanza.

Ma era un mondo del vino italiano assai diverso. Mi auguro, spero, tifo, gioisco se il vino così ottenuto avrà i massimi e i più alti consensi dei degustatori più asettici, oggettivi, sinceri, fuori dal bicchiere magico o dal cerchio del bicchiere.

Confermo che la questione non è solo “non corretta”, ma necessita di urgente e prioritaria verifica delle carte e dei registri a iniziare dal fatto se questo blend (di vini diversi) nasce da un declassamento delle singole uve (in Verona e in Salento) e quindi a priori, se tale separazione originaria è ben indicata sui registri con tanto di vinificazione e botte separate nelle due cantine  e un conto è invece il declassamento da docg e/o da doc del vino già in cantina e quale è la “motivazione” tecnica di tale correttissima operazione sui registri e sulle caratteristiche enologiche, logicamente verificate e sancite dall’ enologo di cantina.

La stessa UE vieta in modo assoluto – senza eccezioni – ogni riferimento (anche grafico, comunicativo, masmediatico, immaginifico  non solo di produzione-imbottigliamento-commercializzazione) a zone e DO per quei vini che non hanno nessuna identificazione geografica quando immessi al consumo. Crollerebbe tutto il mondo Docg-Doc e dei Consorzi.

Sappiamo che spesso – e qui la colpa è spesso dei Consorzi e dei suoi stessi amministratori di lungo corso e di lunga degenza in consiglio – le norme DO risultano strette, vecchie, burocratiche, anchilosate e ogni tanto in qualche “zona DO” (e l’Amarone è una di quelle) scoppiano divisioni e diatribe fra i produttori creandosi gruppi, fuoriuscite, salite sull’ aventino, ribaltoni, incavolature.

Quindi vediamo le carte, scopriamo tutto, chiariscano i due protagonisti, parli “una figura terza” autorevole se ha la chiave per aprire le menti a tutti gli altri produttori italiani.

Vogliamo chiudere del Docg-Doc? Ridurle? Cambiarle? Io ci sto, l’ho già dichiarato anni fa, io stesso ho voluto fermamente – spesso da solo o quasi – la rivoluzione amministrativa e burocratica della FederDoc nel 1998-1999 perché dormiente e troppo politicizzata al fine di dare un “valore aggiunto e una funzione alta” ai Consorzi, e non del potere effimero.

Ci sono riuscito… ma parlando con tutti, conoscendo le carte e le leggi e avendo le idee molto chiare. Idee chiare, che ho anche oggi,  dopo quei giusti 20 anni di rodaggio e di prove-contro prove necessarie in ogni partita di alto livello… come quella sul grande unico vino italiano… in primis… che deve aprirsi nuovi canali, nuovi paesi, nuove strategie. Ocm oggi, non è sufficiente.

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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