Terregiunte: Marcia indietro dell’affondo involontario, o studiato, Masi-Vespa-Cotarella

Terregiunte: Marcia indietro dell’affondo involontario, o studiato,  Masi-Vespa-Cotarella
Marcia indietro dell’affondo Masi-Vespa-Cotarella … ma la frittata è fatta!
E poi?
TERREGIUNTE… NON TEMPORALINO ESTIVO… MA MESSAGGIO CRIPTICO E VOLUTO?
FORSE UN PROGETTO CHE VA AL DI LA’ DELLE POLEMICHE.
FORSE HA SCOPERTO UN VASO DI PANDORA?  ABBIAMO BISOGNO DI GRANDI DIRETTORI DI CONSORZI DI TUTELA (NON PROMOZIONE)  NON DEGLI YESMAN O YESWOMAN! PERCHE’ NON E’ PARTITA LA SCUOLA DI ALTA FORMAZIONE DEI DIRETTORI DI CONSORZI LANCIATA NEGLI ANNI 2000?
Nota del Direttore
Giampietro Comolli conosce bene il mondo del vino e, se si sbilancia ed azzarda un’ipotesi che potrebbe sembrare impossibile… forse potrebbe non essere così distante dalla verità.
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca !
Oggi non è facile vendere e guadagnare; dell’ABC, delle pietre miliari del Maketing che abbiamo studiato, è rimasto ben poco. Oggi è una lotta spietata per rubarsi il cliente, a colpi di sconti, di saldi dei saldi, di offerte e promozioni… per non parlare dell’ecommerce che sta spazzando via negozi e punti vendita.
Per salvarsi bisogna trovare ogni giorno un ‘idea vincente, una furbata… a volte poco lecita ma la si fa per fare business… poi è sufficiente chiedere scusa per l’errore “involontario” !
Ma… i danni e i disagi prodotti da questo tipo di errori o distrazioni, chi li paga? I due Consorzi, chiederanno un risarcimento per i danni subiti e subendi dei consorziati? … e le istituzioni?
Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com
Giampietro Comolli:
Non penso proprio, come alcuni colleghi sostengono, che il vino MIX realizzato da Masi&Vespa con la supervisione di Cotarella sia stato un fulmine a ciel sereno, sia stato un errore involontario… visto anche il numero di addetti ai lavori presenti alla presentazione in pompa magna dell’etichetta e del vino a Cortina d’Ampezzo (località vacanziera per molti attori) a metà agosto piuttosto che una “consecutio temporum” dettata dalle necessità di impresa di oggi.
Presente alla presentazione anche il governatore del Veneto Luca Zaia, ex ministro, ex difensore di Docg e Doc a tutto campo…. In primis credo che l’Italia, numeri delle Docg e Doc e Igt alla mano, sia un paese che negli ultimi 40 anni (il mio periodo di lavoro professionale dedicato al vino dal 1981 al 2019) , sia un paese che crede, e abbia creduto, in questa istituzione.
Nel 1981 c’era l’8% di vini DO in Italia, oggi il 65%. Mi sembra che un certo percorso “pro qualità” sia stato fatto rispettando i tempi anche del vigneto.  Fa molto piacere leggere le scuse di tutti i protagonisti, fa onore sicuramente ai 4 protagonisti compreso l’enologo di Masi, Andrea Dal Cin, fare un pesante passo indietro, doveroso, in cui però si ribadisce che l’errore nasce dalla “semplificazione” della comunicazione e della descrizione, quasi a voler dire che la strategia adottata era per  informare “meglio” il consumatore.

Vino da tavola, vino Docg e Doc

Perché non parlare solo e subito e in modo semplice di “vino da tavola” generico lasciando a casa loro (come dicono tutte le norme) le Docg e Doc?
Non è più in voga la vigna? Non tira più la Doc-Igp? Non serve ? Troppa burocrazia fra controlli, controllati, controllori, controllanti? Troppi soggetti operanti e operanti autoreferenziali? Troppe Doc in Italia? Doc troppo piccole?  Strade dei vini in fallimento? Consorzi costosi e inutili? Assenza di grandi direttori di consorzi nelle nuove generazioni? Lotte fra industriali e agricoltori? Messaggio indiretto da associazioni commerciali a Coldiretti? Ancora su due strade diverse Coldiretti e Confagricoltura?

Il pasticcio Terregiunte…
Amarone e Primitivo di Manduria

Tutte domande che ho letto (e altre) dopo il caso “ Terregiunte”, il vino realizzato partendo da uve di Amarone e vigne di Primitivo di Manduria. Uno schiaffo alle due DO? Per certi versi i due consorzi di tutela chiamati in causa, silenti e ignari del fatto fino alla presentazione pubblica (??!!) , hanno anche risposto per le rime e dato un segnale chiaro. Con le DO, se DO sono, non si può scherzare, non può essere un temporalino… non si può dire dopo “…errori della comunicazione…”.
Ma è altrettanto vero che “Terregiunte” è un segnale ben più ampio, ben più profondo se si vuol leggere anche fra le menti dei protagonisti, fra le opzioni sul tavolo e le necessità delle imprese italiane che non riescono a fare concentrazione né di impresa né di territorio, salvo eccezioni. Tutte le imprese vitivinicole, piccole e grandi, stanno vivendo “delusioni” dai territori, soprattutto dai consorzi di tutela e dagli enti collegati.   
Se vogliamo essere molto realistici e concreti  ( al di là che la forza mediatica dei tre coinvolti è molto forte e ben supportata) la querelle appare più un messaggio diretto e indiretto a chi ha gestito e continua a gestire negli ultimi 20 anni un sistema di controlli, di certificazione, di associazionismo, di tracciabilità estremamente oneroso, involuto, non al passo coi tempi, non in linea con le grandi (e piccole) imprese vitivinicole. 
Sicuramente Terregiunte è stato un fatto scorretto che ha messo in forte discussione soprattutto una grande Docg emblema del made in Italy, l’Amarone e la Valpolicella. Dove era il Consorzio? Impegnato in qualche sfilata estera o in qualche evento doppio o triplo con le stesse aziende. 
Non prendo neanche minimamente in considerazione che l’operazione sia stata negativa ed abbia ricevuto tanti “niet” da tutti ( escluso qualche vertice che avrebbe dovuto intervenire in modo diverso) per i soli motivi di una comunicazione sbagliata come scrive qualcuno.
Non posso minimamente pensare che tre protagonisti geniali, imprenditori, uomini di mondo e di potere, fortemente ancorati a prestigio e comunicazione, decisamente bravi a farsi leader ed avere il consenso di molti… abbiano casualmente e involontariamente “comunicato male”!  Non si può dire “ecco un vino che è l’unione ottimale di Amarone e Primitivo” volutamente anche da chi rappresenta istituzioni, e si fa difensore e promotore, ad hoc.
C’è infatti chi subito ha voluto sottolineare la assoluta buona fede di tutti… ma la panna montata era già tutta smontata.
Giustamente c’è chi fa osservare – come da me già ribadito da anni – che è forse più da discutere e riflettere l’altra designazione emersa con Terregiunte, ovvero “vino d’Italia”.
Già anche Oscar Farinetti si è mostrato sensibile a questa non denominazione, e qualche altro nome mediatico dentro al vino sta già lavorando in USA e in Cina.
Forse è da questa dizione o designazione che bisognerebbe ripartire con una lettura positiva del caso.
Attenzione però. Ci sono professionisti esperti e conoscitori,  attualmente ai vertici delle istituzioni, in grado di scrivere le regole del “vino d’Italia” ?
C’è chi lo farebbe “superpartes” con tutti i rischi? Spero vivamente che chi ha “le presidenze” inerenti e cogenti… ci faccia capire e batta un colpo trasparente e chiaro .    

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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