Territorio e prodotto uguale origine

Il territorio rurale è un bene esauribile e va tutelato. Ecco perché le Città del Vino (550 Comuni a vocazione vitinicola e 21 soci straordinari tra Province,
Comunità Montane e Strade) hanno deciso di sostenere il disegno di legge sulla tutela del paesaggio agricolo e vitivinicolo. “In tredici anni l’Italia ha perso il 20 per cento della
superficie agricola, ma il prodotto e la qualità sono fortemente legati al territorio ecco perché è necessario tutelare la marca territoriale dell’offerta enoturistica e
gastronomica italiana – ha detto Valentino Valentini, a conclusione del convegno Origine: dal prodotto al territorio, svoltosi a Lecce nell’ambito di VinTage -. Per raggiungere questo obiettivo
è necessario anche sviluppare le reti territoriali dei Comuni e dei piccoli centri. Un altro filone che può aiutare lo sviluppo della tipicità è quello
dell’educazione al gusto attraverso un programma che insegni ai giovani la qualità e l’origine dei nostri prodotti, anche del vino, una bevanda che se consumata con moderazione fa bene
alla salute”.

Al convegno, moderato dal giornalista de Il Mattino, Luciano Pignataro, tenutosi nell’ambito di VinTage (Lecce 5/8 luglio) sono intervenuti anche esponenti del mondo dell’olio, del formaggio,
della promozione territoriale. Luigi Caricato, oleologo, saggista e giornalista, ha sottolineato il quadro contradditorio che sta caratterizzando da qualche anno il comparto dell’olio extra
vergine di oliva. Da una parte le attenzioni sempre più qualificate dei consumatori, dall’altra l’anello debole della ristorazione. “Il mercato – ha detto Luigi Caricato – non premia al
momento le produzioni a marchio Dop e Igp. L’origine, al centro del dibattito di questi anni, in realtà non trova riscontri effettivi davanti allo scaffale. Si acquistano finora
extravergine in promozione per almeno il 60 per cento dei casi, e tra i vari oli scelti predomina la quota di extravergini di oliva senza identità e sapori peculiari: sono l’89 per cento
degli oli extravergine d’oliva in commercio in Italia – ha sottolineato Caricato – seguono gli extra vergine a marchio 100% italiano, che rappresentano solo il 6,6 per cento del totale. A
seguire gli extra vergini Dop (1,9%), quelli definiti fruttati (1,4%) e infine quelli da agricoltura biologica (0,9%). Insomma da questi dati – secondo Caricato – sembra proprio che una reale
cultura dell’olio in Italia stenti a decollare. Da una indagine Unaprol emerge, ad esempi, che il 62 per cento dei ristoratori non è interessato a corsi formazione sull’olio. Ma
c’è da essere ottimisti perché il confronto va fatto con il passato e seppur faticoso e lento il miglioramento c’è stato. Ciò che sorprende – ha concluso Caricato –
è che è soprattutto l’estero a dimostrarsi più sensibile a qualità e tipicità degli extravergini. La preoccupazione è che qualcuno possa affermarsi su
mercati stranieri con finto made in italy”.

Riccardo Pastore, di Agriproject, esperto di marketing agroalimentare ha sottolineato che gli elementi che devono far parte degli attuali progetti delle Strade del Vino sono “interessi,
intelligenze e volontà. C’è bisogno – ha detto Pastore – di migliori strumenti per conoscere le dinamiche esterne, tutto ciò che accade attorno alle realtà che si
vogliono promuovere. Abbiamo davanti tre grandi sfide per promuovere il territorio: la sfida della qualità globale, l’economia della conoscenza e la qualità della filiera”.

L’enologa Graziana Grassini ha sottolineato l’importanza del legame vino territorio anche per la tutela del paesaggio, mentre il coordinatore delle Strade dell’Olio della Puglia, nonché
sindaco di Caprarica di Lecce, Massimo Greco, ha inquadrato la situazione dell’olio nella regione Puglia, la prima in Italia per superficie olivicola con 339 mila ettari. Assieme a Calabria e
Sicilia produce il 90 per cento dell’olio italiano. Anche nelle Città dell’Olio la Puglia è la regione più rappresentata. Da un sondaggio effettuato su 150 Comuni è
emersa una grande difficoltà nel reperimento dei dati a causa di un sistema di monitoraggio inadeguato. “A prescindere dalla presenza di dati specifici – ha detto Greco – il radicamento
dell’olio nella regione è un fatto noto. Dalla ricerca è emerso che il 93 per cento delle aziende che ricadono nei Comuni associati intervistati possiede alberi di olivo”.

Massimiliano Rella

www.cittadelvino.com


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