Test genetici: molte informazioni, poca chiarezza

Test genetici: molte informazioni, poca chiarezza

Con il progredire della tecnologia e l’abbassarsi dei costi, i test genetici diventano sempre più popolari. Sempre più coppi ricorrono ad essi prima della gravidanza, regolando le
azioni sulla base di risultati.

Tuttavia, i test genetici offrono informazioni spesso difficili da interpretare: letture affrettate od incomplete possono così portare ad aborti perfettamente evitabili.

Questo il messaggio sostenuto con forza dal congresso nazionale dell’ordine dei Biologi, appena conclusosi a Roma.

Secondo la dottoressa Seia, del laboratorio di Genetica del Policlinico di Milano, il problema è drammaticamente semplice: a diffusione di possibilità non corrisponde diffusione
di gestione corretta.

Detto più chiaramente, “Oggi la maggior parte dei laboratori, anche privati, può tecnicamente effettuare questi test, ma non tutti sono poi in grado di comprenderne il
significato. Non basta dire che c’è una mutazione genetica, bisogna anche sapere se effettivamente da quella specifica mutazione potrà derivare una malattia e, se sì, di
che gravità”.

Infatti, le mutazioni genetiche presentano un ampio ventaglio di possibilità: alcune sono ad oggi slegate dalle patologie, altre rappresentano “Fattori di rischio”, ad es: per la SLA.
Tuttavia, la conclusione frequente è l’equazione mutazione=malattie grave e certa, il che spinge le madri a scelte dolorose ed irrevocabili.

Sul tema si è anche espresso il dottor Bruno Dallapiccola, genetista.

Il dottor Dallapiccola parte da un dato di fatto, la crescita numerica dei test, oramai vera e propria moda commerciale. Ciò perché “Le campane di chi commercializza i test
suonano più forte di chi invece lancia l’allarme sul loro uso, cioè gli stessi scienziati che li hanno scoperti”. Il problema di fondo rimane lo stesso: “Si fanno troppi test
inutili e non appropriati e nessuno fa nulla per chiudere i serbatoi di questi esami”; ad esempio, “Si trovano kit in commercio che analizzano fino a 100 geni, ma quasi nessuno sa che alcune
analisi hanno degli errori fino al 35% “.

Tuttavia, conclude l’esperto, la soluzione non è la censura totale a priori ma la corretta gestione: “Io sono contro l’idea che una persona possa comprare il test che vuole, ci deve
essere a monte un’informazione corretta”.

Matteo Clerici

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