‘Time To Deliver’ dell’oms: anche Fida Confcommercio punta il dito sul documento

‘Time To Deliver’ dell’oms: anche Fida Confcommercio punta il dito sul documento

Il rapporto ‘Time to deliver’, della World Health Organization (Who… OMS),  a inizio giugno 2018 ha agitato associazioni di categoria, produttori e consumatori

 

‘Time To Deliver’ dell’oms: anche Fida Confcommercio punta il dito sull’interpretazione del documento

di Maurizio Ceccaioni
Newsfood.com

Parafrasando il vecchio proverbio «Ne uccide più la penna che la spada», ritorniamo sull’ultima bomba mediatica che ha interessato il settore dell’agroalimentare di qualità nostrano.

Parliamo della pubblicazione del rapporto ‘Time to deliver’, della World Health Organization (Who), la nostra Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che a inizio giugno 2018 ha agitato associazioni di categoria, produttori e consumatori.

Sei raccomandazioni in 44 pagine, con cui la Commissione indipendente ad alto livello dell’Oms ha messo in guardia i governi nazionali sui fattori di rischio che interessano la salute pubblica a livello mondiale. Malattie non trasmissibili come patologie cardiovascolari, cancro e diabete, derivate dall’inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, abuso di alcol, fumo di tabacco, prodotti alimentari e bevande, con concentrazioni potenzialmente dannose di zuccheri, sodio, grassi saturi e grassi trans (presenti nei lipidi dei ruminanti).

 

Enogastronomia italiana

L’obiettivo di Oms e Onu? La riduzione di 1/3 entro il 2030, delle morti derivate da queste ‘malattie non trasmissibili’. Ma questa benemerita allerta lanciata secondo il principio di precauzione, è stata un’arma a doppio taglio. Perché fare una generica valutazione del rischio basandosi su uno stile di vita e alimentare originato, sviluppato ed esportato nel mondo proprio dai Paesi anglosassoni, non ha molto senso.

Perché noi non siamo gli Usa, che “predicano bene” nei palazzi che contano, ma “razzolano male”, facendo affari con cibi take & away pieni di grassi dannosi, come hamburger, hot dog, sandwich, pollo e alette fritte croccanti con patatine fritte condite da tante salse industriali.

Per non dire delle famose bevande gassate e zuccherate bevute in ogni occasione al posto dell’acqua, o degli ‘Snack americani’ (dolci e salati), venduti in mega confezioni famiglia anche su Amazon o su altri siti specializzati come www.cibousa.com.

Sei raccomandazioni lanciate dalla Commissione indipendente ad alto livello dell’Oms, che hanno dato adito a diverse e negative interpretazioni. Come per Fida-Confcommercio-Imprese per l’Italia, la Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione che rappresenta circa 60mila associati o Federalimentare, portavoce di circa 7mila aziende del settore.

Nemmeno il Governo ha potuto tacere di fronte all’interpretazione “letta” dai settori dell’agroalimentare italiano, e si è attivato con il nostro Ambasciatore all’Onu Sebastiano Cardi e l’Ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, per evitare che quelle 44 pagine portassero a una penalizzazione della nostra identità nazionale, rappresentata anche dalla qualità suprema dei nostri prodotti enogastronomici.

Il 27 settembre a New York, alla fine dell’assemblea generale delle Nazioni Unite che interesserà capi di stato e di governo, verrà messo in votazione un documento che, secondo il Sole 24 Ore, «Potrebbe prevedere nuove, pesanti tasse sui prodotti alimentari contenenti grassi, sale e zuccheri», con probabile «Inserimento di avvisi di pericolo sulle confezioni di molti prodotti alimentari per scoraggiare il loro consumo, simili a quelli usati proprio per le sigarette».

 

Samuele Tognaccioli Fida-Confcommercio

Potrebbe perciò interessare produzioni come, ad esempio, il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma o il San Daniele; la Mozzarella di bufala o il Pecorino romano; il Culatello e la Mortadella. Ma in questo campo, è proprio il caso di dire che chi più ne ha più ne metta, tanti sono i nostri prodotti d’eccellenza della Dieta mediterranea – peraltro riconosciuta dalla stessa Oms come esempio da seguire – che arrivano sulle tavole di mezzo mondo.
E tutto questo proprio nel 2018, anno dedicato dal Ministero delle politiche agricole alimentari forestali e del turismo (Mipaaf) al cibo italiano, con le varie iniziative in corso per la promozione del turismo legato specialmente all’enogastronomia.

Ferma la posizione di Fida-Confcommercio sul documento dell’Organizzazione mondiale della sanità, che per bocca del vicepresidente, Samuele Tognaccioli, vuole tranquillizzare l’opinione pubblica, talvolta male orientata da titoli di stampa troppo enfatici e fuorvianti.

«I controlli sul cibo in Italia sono rigorosissimi», dice Tognaccioli. «Gli alimenti della nostra tradizione venduti nei nostri negozi sono sani, sicuri e garantiti. Questa storia degli alimenti che fanno parte della nostra dieta quotidiana e che sarebbero dannosi per la salute deve finire: qualsiasi abuso è nocivo, è un’ovvietà. Nella nostra alimentazione occorre seguire una dieta equilibrata e varia che le nostre eccellenze alimentari contribuiscono perfettamente a mantenere».

«I consumatori – continua il vicepresidente Fida – devono rivolgersi con fiducia ai negozianti, perché siamo professionisti pronti a dare tutte le informazioni richieste dai nostri clienti, su quanto vendiamo nei nostri negozi, dalla provenienza alle caratteristiche dei prodotti, alle modalità di consumo e di conservazione, preparazione e quant’altro». Ma anche i consumatori devono farsi parte dirigente nell’acquisto «Non è possibile comprare prodotti di qualità a prezzi troppo bassi e a volte inferiori anche a quelli della materia prima. È un indicatore importante per far riflettere il consumatore sulla qualità del prodotto», chiosa Samuele Tognaccioli.

 

Maurizio Ceccaioni
Corrispondente da Roma
Newsfood.com

Related Posts
Leave a reply