La situazione del tonno rosso nel Mediterraneo è gravissima, secondo WWF e SLOW FOOD che commentano attraverso i loro responsabili, Michele Candotti e Roberto Burdese.

La gravità è data dalla sovrapposizione dei due estremi della procedura di infrazione aperta contro l’Italia, ovvero la mancata comunicazione dei dati sulla pesca del tonno rosso
e il mancato controllo di questo tipo di pesca. Infatti in assenza di dati sul pescato appare impossibile fare previsioni per la tutela dello stock e rispettare le normative comunitarie e le
prescrizioni dell’ICCAT.

“Serve un’operazione di trasparenza sui dati – dichiara Michele Candotti, Segretario generale del WWF Italia – Se da una parte infatti la UE afferma che l’Italia ha esaurito la sua quota
lo scorso 24 luglio con la pesca di 4.336 tonnellate, in occasione della chiusura alla pesca del tonno dello scorso 19 settembre, dall’altro lato dice che l’Italia stessa non ha inviato i dati
richiesti in tempo. E’ quindi palese come l’intera situazione non sia sotto controllo. Chiediamo che venga istituito in Italia un ente scientifico di controllo e monitoraggio della pesca
del tonno rosso che possa in tempi certi ottenere e analizzare i dati durante tutta la stagione di pesca e rispettare in tal modo la normativa comunitaria. Solo un intervento di questo tipo,
aggiunto alla responsabilità degli stessi pescatori, permetterà, non soltanto di ridimensionare il gravissimo fenomeno della pesca illegale che lo stesso Commissario Borg ha
individuato come la causa più grave di depauperamento della specie, ma anche di ottenere le basi per rigorose richieste all’ICCAT e il rispetto dei dati scientifici per la concreta
protezione del tonno rosso».

“La decisione della Commissione Europea, giunta quando la pesca del tonno per quest’anno è ormai chiusa, deve essere vista come uno stimolo per attuare nella prossima stagione regole da
più parti individuate e che hanno nel «piano di conservazione» deciso dalla Commissione per la Conservazione del Tonno Rosso (ICCAT) un importante punto di riferimento. – ha
dichiarato Roberto Burdese, Presidente di Slowfood – Controllo delle taglie minime (divieto di pescare tonni dal peso inferiore ai 30 kg), lotta alla pesca illegale e promozione
delle riserve marine nell’ambito di tutto il bacino del Mediterraneo sono alcuni provvedimenti di buon senso che potrebbero essere adottati. Ad aggravare la difficile situazione è
certamente anche un certo consumo modaiolo di tonno da sushi che ha invaso ormai ogni ristorante anche della più radicata provincia italiana; cosa ben diversa dalla ricerca di piatti che
in alcuni luoghi particolari – uno su tutti Carloforte in Sardegna – è parte della tradizione più profonda della popolazione locale. La difesa delle specie ittiche in sofferenza
passa anche attraverso la consapevolezza e i cambiamento dei comportamenti alimentari”.