Nei prossimi tre anni nasceranno in Toscana 10 nuovi mercatali per la vendita diretta di prodotti tipici e di qualità. E questo è solo uno degli effetti della ‘rete regionale
della filiera corta’, varata dalla giunta regionale, e con cui saranno coordinate e e potenziate tutte quelle iniziative che permettano un rapporto più diretto, sul territorio, tra chi
produce e chi consuma, ma anche per allargare le opportunità di immissione sul mercato delle nostre produzioni locali creando nuove sinergie tra agricoltori, ristoratori, commercianti e
consumatori organizzati. Si tratta di un progetto d’avanguardia, il primo, organico, che prende il via nel nostro Paese.

Il mercatale, cioè il mercato contadino di qualità, in cui si vendono prodotti di stagione, oltre a olio, vino, marmellate, formaggi e altre tipicità, vanta in Toscana
già oggi almeno una decina di esperienze, guidate da quella pilota di Montevarchi. Con il pacchetto di azioni per la filiera corta approvate dalla giunta queste esperienze raddoppieranno
coinvolgendo tutte le province e i comprensori della Toscana. Ma accanto ai mercatali sarà stimolata anche la nascita di spacci locali, cioè di veri e propri negozi gestiti in
forma associata da imprenditori agricoli e verranno promosse iniziative di trasparenza come l’etichetta ‘prezzo chiaro’ che definirà le quote destinate al produttore e ai vari eventuali
passaggi (trasformatore, distributore). Saranno inoltre previste iniziative per la valorizzazione dei prodotti locali: è il caso dell’estensione e del potenziamento della legge regionale
che già prevede l’utilizzo di questi prodotti presso le mense pubbliche e dell’avvio di ‘patti’ tra produttori e operatori della ristorazione del commercio e del turismo per stimolare la
vendita e l’utilizzo di prodotti agricoli locali e di qualità nei loro esercizi.

‘Questo pacchetto di iniziative – ha commentato l’assessore regionale all’agricoltura Susanna Cenni – costituisce l’atto di nascita ufficiale e concreto della rete per la filiera corta, con un
primo stanziamento di circa 210 mila euro, cui seguiranno risorse attivabili sul Piano di sviluppo rurale. Obiettivo di queste azioni è quello di allargare le opportunità di
mercato per i nostri produttori, ma anche di consentire ai cittadini toscani di fruire sempre di più di ciò che produce la nostra terra, a prezzi equi. Esperienze di questo tipo
hanno già dato ottima prova di sé nel nostro territorio: con la costituzione della rete della filiera corta le iniziative saranno coordinate e se ne stimoleranno di nuove,
consapevoli che questa non è la panacea per la nostra agricoltura, ma una risorsa ache può essere molto preziosa in termini di redditività soprattutto per i piccoli
produttori e che comunque favorisce la crescita dei mercati locali, costruendo rapporto di collaborazione tra tutti i soggetti che si adoperano sul territorio per la produzione, la
trasformazione e la distribuzione dei nostri prodotti ‘.

La rete regionale (che presto avrà un logo e un sito web) sarà coordinata da un comitato di gestione in cui saranno rappresentate le istituzioni, le associazioni di categoria e
tutte quelle realtà, come Slow Food e le associazioni biologiche, che permettono la valorizzazione dei nostri prodotti e del consumo locale .

Filiera corta – Le esperienze in corso

Le esperienze di ‘filiera corta’ hanno la loro genesi negli Stati Uniti dove da una ventina d’anni esistono i cosiddetti farmer’s market. Negli ultimi cinque anni questi mercati sono cresciuti
del 30% passando da 3mila a 3.700 con oltre 40mila imprese agricole coinvolte.

In Toscana l’idea del mercatale è stata rilanciata negli ultimi anni con la creazione del mercatale di Montevarchi e di quello di Bibbiena, nati con il sostegno e la supervisione di
Arsia, che si sono aggiunti a altri mercati contadini che esistono da tempo: la Fierucola di Firenze e di Prato, il Pagliaio di Greve in Chianti, il mercato contadino di Pisa, la Zucca barucca
di Pistoia, il mercato biologico di Cecina e quello di Siena, Colori e sapori di Vicchio (Firenze). I mercati hanno dimensioni che oscillano tra 30 e 60 produttori presenti. Interessanti le
potenzialità economiche: mediamente il giro d’affari di un mercatale come quello di Montevarchi supera i 30mila euro per ogni edizione.

Ma accanto a quella dei mercatali sono cresciute anche altre esperienze di vendita diretta: dai punti vendita presso le cantine o i frantoi, a quelli diffusi presso oltre 200 aziende
biologiche. Inoltre si stanno progressivamente estendendo anche i Gas, i Gruppi di acquisto solidale, cioè gruppi di famiglie che si organizzano per acquistare collettivamente prodotti
alimentari da produttori locali: sino a oggi ne sono stati censiti 66 (di cui ben 24 nella sola area fiorentina).

Filiera corta- Le azioni previste per la rete regionale

Ecco le azioni inserite nel programma varato dalla giunta regionale per coordinare e rafforzare la rete della filiera corta.

Nuovi mercatali Ne nasceranno 10 in 3 anni, (2 entro il 2007). In pista d’arrivo sono altri due mercatali in provincia di Arezzo (Arezzo e Sansepolcro), in fase di progettazione sono alcuni
mercati nel pisano (in Valdera, Vadarno, piana di Pisa e val di Cecina) e nel senese (val d’Elsa) ma il progetto regionale consentirà l’apertura di mercatali anche in tutte le altre
province.

Regala la Toscana In questo caso si tratta di mercati che saranno allestiti nel periodo natalizio in varie città e in cui saranno in vendita prodotti alimentari e di artigianato locale
studiati appositamente per quel periodo.

Spacci locali Si tratta di veri e propri negozi al chiuso gestiti in forma associata da imprenditori agricoli che metteranno in vendita i propri prodotti. Il piano regionale ne stimolerà
la creazione.

Etichetta prezzo chiaro Diventerà obbligatoria per i prodotti venduti tramite la rete e con il logo del progetto. Il prezzo pagato dal consumatore sarà un prezzo trasparente,
cioè risulterà suddiviso nelle quote destinate al prezzo pagato al produttore e ai vari, eventuali passaggi (vedi la trasformazione del prodotto).

Patti di filiera Saranno promossi accordi fra produttori agricoli e operatori della ristorazione, del commercio e del turismo al fine di favorire la vendita dei prodotti agricoli di
qualità e locali.

Mense con prodotti toscani Sarà potenziata la legge regionale 18 del 2002 che prevede l’introduzione di prodotti biologici tipici e tradizionali nelle mense pubbliche al fine di
indirizzare sempre più le mense pubbliche verso l’uso di prodotti toscani certificati.

Arte e cibo All’interno di alcuni musei toscani verrà creato uno spazio dedicato alla cultura e tradizione enogastronimica della Toscana, in cui verranno esposti e in alcuni casi venduti
i prodotti tipici di maggior qualità di quell’area.

Massimo Orlandi

www.regione.toscana.it