“Tra il dire e il fare”: numeri, idee, proposte e programmi 2010 di chi il Made in Italy lo pratica tutti i giorni e per davvero

“Tra il dire e il fare”: numeri, idee, proposte e programmi 2010 di chi il Made in Italy lo pratica tutti i giorni e per davvero

Il tema del Made in Italy, che sull’onda della crisi e della concorrenza delle economie emergenti da mesi infiamma il dibattito sul futuro delle nostre imprese, è basato su un
fondamentale equivoco: cosa può dirsi realmente “fabbricato in Italia”? Si può considera! re itali ano il prodotto realizzato all’estero da aziende italiane? O quello realizzato
in Italia da aziende straniere, per esempio cinesi? O quello fatto nel nostro paese, ma con materiali e qualità finale inferiori agli standard tradizionali impliciti in qualcosa di
marchiato “Made in Italy”? E ancora: si può definire tale ciò che nasce senza il rispetto delle basilari norme di tutela del lavoro e dei lavoratori?

Dipendono anche dalla risposta a questi interrogativi sia la natura e il contenuto dei provvedimenti che si invocano a difesa delle nostre produzioni artigianali e industriali, sia le strategie
da mettere in atto per il sostegno del prodotto nazionale sul mercato globale.

Secondo il Consorzio Centopercento Italiano – l’associazione con sede a Scandicci che, facendo leva sul sistema pellettiero toscano, riunisce oggi oltre 70 imprese nei diversi settori di
eccellenza – non ci sono dubbi: “Il marchio made in Italy può e deve rappresentare unicamente prodotti realizzati in Italia, da imprese italiane, con tecniche, gusto, design, know how
italiani e nel rispetto delle norme che nel nostro paese tutelano la dignità e la qualità del lavoro di chi produce”, dice il presidente Andrea Calistri.

Per questo la politica alla quale il Consorzio intende d’ora in poi improntare la propria attività è quella del “Made in Italy a tolleranza zero”: no a trucchi, alchimie, ambigui!
tà ;, triangolazioni. “Non esiterei a indicare i soci del consorzio come gli ultimi difensori del Made in Italy, i paladini dell’italianità totale in cui deve identificarsi
un marchio così prestigioso”, che va tutelato con n’azione basata su cinque “pilastri”: lotta alla contraffazione, tracciabilità del prodotto, valorizzazione del prodotto,
convergenza di azioni, rimodulazione del distretto industriale”.

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