Roma, 1 ottobre 2007 – Il progetto pilota della Costa Rica per trasformare gli scarti inquinanti del legno in una redditizia fonte di energia “verde”, offre nuove prospettive
all’industria del legno nei paesi in via di sviluppo, ha detto oggi la FAO.

Il progetto converte grandi accumuli di segatura e altri scarti delle industrie del legno in pellet (di legno), che possono essere utilizzati come fonte energetica rinnovabile e come fonte
sostitutiva dell’energia fossile.

“Il progetto pionieristico della Costa Rica aiuterà a ridurre le emissioni di gas serra e contribuirà allo sviluppo sostenibile”, afferma Jan Heino, vice direttore generale del
Dipartimento forestale della FAO, che lavora con il governo del Costa Rica per fornire assistenza tecnica.

In molti paesi, l’eccesso di residui del legno prodotto dalle segherie occupa grandi quantità di spazio e spesso inquina i fiumi vicini. La decomposizione di questi residui induce la
formazione di emissioni di metano, una potente fonte di gas serra che contribuisce al cambiamento climatico. Oltretutto, i residui possono prendere fuoco spontaneamente e perciò questo
costituisce un rischio di incendio per il proprietario della segheria.

Scambio globale dei crediti energetici

Il progetto in Costa Rica si basa sul cosiddetto Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM) previsto dal protocollo di Kyoto. Gli enti pubblici e privati possono rispettare i loro obblighi derivanti
dal Protocollo investendo in progetti di “Sviluppo Pulito”, nei paesi in via di sviluppo. Riducendo le emissioni, il progetti CDM mirano a promuovere lo sviluppo sostenibile nel paese
ospitante. La riduzione di emissioni ottenuta grazie a un progetto CDM può essere scambiata in tonnellate di CO2 equivalenti per un valore approssimativo di 10 dollari a
tonnellata.

Secondo il CDM, il progetto pilota per la produzione e l’utilizzazione dei pellet di legno in Costa Rica potrebbe portare un duplice beneficio: da un lato, evitare le emissioni di metano
derivanti dagli scarti del legno prodotti nelle segherie locali, dall’altro, sostituire i carburanti fossili con pellet di legno, un carburante rinnovabile, nelle industrie locali.

Le segherie di dimensione media e piccola, per esempio, evitando il metano potrebbero generare crediti energetici per un valore di oltre 1 miliardo di dollari per un periodo di credito di sette
anni, e altre società potrebbero ricevere all’incirca la stessa quantità per la sostituzione del carburante fossile con i pellet. Il progetto pilota assisterà nelle
operazioni le segherie più piccole, che spesso non possono evitare gli accumuli ed il loro concomitante impatto ambientale negativo.

Fin’ora il CDM ha incontrato una forte domanda e l’approvazione del mercato, sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo, secondo la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici
delle Nazioni Unite (UNFCCC), con circa 800 progetti registrati in 48 paesi e altri 1300 in corso di registrazione.

Si stima che il CDM complessivamente sia in grado di generare circa due miliardi di tonnellate di crediti energetici dalla fine del 2012, in coincidenza con la fine del primo periodo di impegno
del Protocollo di Kyoto, una quantità che corrisponde alle emissioni annue della Russia.

Per beneficiare dei progetti CDM, i paesi devono prima ratificare il protocollo di Kyoto. Devono inoltre istituire una cosiddetta Autorità Nazionale Designata, di solito un organismo
interno a un rilevante ministero del governo competente ad approvare le proposte dei progetti CDM. I paesi devono anche essere in grado di provare che, senza il progetto CDM, vi sarebbe una
maggiore emissione di gas serra.

La FAO ha iniziato una revisione della metodologia CDM esistente per i progetti su piccola scala per evitare le emissioni di metano, ed è in attesa dell’approvazione da parte del
Comitato Esecutivo dell’UNFCCC. In conseguenza di tale revisione, i paesi in via di sviluppo come la Costa Rica potranno trarre maggiori vantaggi dalle opportunità offerte dal CDM.