La gestione dei reflui zootecnici può divenire una risorsa per tutti gli attori della filiera agricola e zootecnica grazie all’intervento delle imprese agromeccaniche. È
quanto emerso dal convegno sul tema organizzato da Unima (Unione nazionale imprese di meccanizzazione agricola) a Vegetalia.

La chiave della soluzione è stata identificata nella gestione comprensoriale dei reflui che preveda forme associazionistiche in grado di garantire non solo il loro corretto
riutilizzo come fertilizzante, ma anche l’incremento di strutture di elaborazione e di impianti di biogas che possano trarre dai liquami ogni possibile beneficio energetico. Attraverso
la loro elaborazione ed essiccazione inoltre, tali impianti potranno concentrare le sostanze azotate presenti nei reflui riducendo i problemi del loro trasporto e allargando di fatto il
raggio logistico del loro mercato.

Dopo i saluti introduttivi di Antonio Piva, presidente CremonaFiere, e Aproniano Tassinari presidente Unima, attraverso gli interventi dell’on. Giuseppe Torchio presidente della
Provincia di Cremona e di Vitaliano Peri, Dg Agricoltura Regione Lombardia, sono state delineati i confini del problema alla luce delle nuove direttive e si è appreso come la
Lombardia abbia già messo in atto politiche adeguate anche attraverso investimenti cospicui.

Flavio Sommariva, specialista Sata bovini – settore Agronomia/Utilizzo reflui, ha illustrato un progetto pilota, portato avanti dal Sata, dal quale risulta evidente come sia
indispensabile rendere trasportabili i liquami o i loro derivati al di fuori delle province di produzione attraverso un loro corretto trattamento. La pratica dello “strippaggio” dei
reflui, in particolare, oltre ad essere una delle più utilizzate, nell’ottica di un progetto come quello prospettato da Unima diviene particolarmente adeguata in virtù del
fatto che è possibile rendere i costosi impianti necessari semoventi.

Anche questa soluzione prevede l’intervento della categoria agromeccanica, chiamata a sostenere i necessari investimenti in macchine.

È toccato a Roberto Guidotti, dell’Ufficio tecnico Unima, illustrare ai presenti le tecniche e le tecnologie necessarie per un corretto utilizzo dei liquami come fertilizzante e
chiarire come, rispetto alle macchine già disponibili nella maggior parte delle aziende, si rendano necessari altri onerosi investimenti per ottimizzare le rese della
fertilizzazione rimanendo nei parametri previsti dalla norma e salvaguardare nel contempo le colture.

Sono seguiti gli interventi di Michael Niederbacher (Bts Italia Srl) che ha illustrato i vantaggi dell’uso dei liquami per produrre energia rinnovabile ottenendo come “scarto” dei
commerciabilissimi concentrati e di Heinrich Albers, al quale è stato chiesto di illustrare le esperienze in Austria e Germania, dove è nata una vera e propria “Borsa dei
liquami” che azzera sostanzialmente i costi del trasporto anche su lunghe tratte e valuta i reflui zootecnici non più come rifiuto ma come materia prima.

Ha chiuso l’iter degli interventi quello di Walter Remondini, responsabile Challenger terra gator Italia age krug, che ha descritto ai partecipanti la tecnologia del “Terra gator”,
macchina studiata e realizzata appositamente per la distribuzione dei liquami nel pieno rispetto di norme e coltivazioni, dando conto dei risultati ottenuti in Olanda con il suo
utilizzo.

“Trasformare i liquami da costo a ricchezza rappresenta il classico uovo di Colombo, ha concluso Tassinari, ma richiede costi talmente elevati in termini economici da poter essere
realisticamente affrontati solo dalle imprese agromeccaniche. In gran parte queste già posseggono le tecnologie per allestire un cantiere composito, ma per portare avanti
ulteriori investimenti è necessario che ricevano un minimo di garanzie, come tariffe concordate sulla base di un business plan e una previsione di un modello di adeguamento
economico in caso di anomale fluttuazioni dei prezzi e un impegno pluriennale da parte dei vari soggetti della filiera. Quella che proponiamo è una evoluzione di tale portata che
i suoi costi, in termini di risorse umane ed economiche, non possono gravare solo sulle imprese.

È necessario che anche le istituzioni, a tutti i livelli, si attivino per favorire, attraverso norme adeguate e Psr, la sua creazione, fornendo una base legislativa chiara e
univoca, promuovendo economicamente e amministrativamente chi deciderà di investire in questa nuova avventura.”