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TWS BIWA 2016, the winner: Brunello di Montalcino Cerretalto 2010 di Casanova di Neri

Sintetizzando, mentre si scorre la classifica dei 50 migliori vini d’Italia selezionati dai degustatori del Biwa (Best italian wine awards), -ora TWS BIWA – la battuta Brunello di Montalcino batte Barolo è, come dire, normale.

casanova-di-neriNon solo perché il Brunello di Montalcino Cerretalto 2010 di Casanova di Neri è il numero uno e il primo Barolo lo si trova al sesto posto, il Monvigliero 2012 del Comm. G.B.Burlotto ma preceduto da un altro Brunello, il Riserva Vigna di Pianrosso Santa Caterina d’Oro 2010 di Ciacci Piccolomini d’Aragona, ma perché la Toscana ne ha piazzato 10 e il Piemonte solo 8. Una conferma, se decidiamo di uscire dagli schemi di una classifica, che nelle grandi aree viticole, per particolari e preziose etichette, le vendemmie non sono sempre uguali. E, quindi, le classiche, se lette in modo semplicistico oppure non tenendo conto dell’anno della vendemmia, possono anche generare commenti errati.

 E’ certo, però, che il Biwa “inventato” cinque anni fa da Luca Gardini e che nella selezione dei 50 vini si fa “aiutare” da altri palati e nasi fini, è diventato un appuntamento imperdibile per capire e magari valutare l’importanza delle grandi aree viticole italiane. Infatti, il miglior vino italiano è il Brunello di Montalcino di Casanova di Neri ma la seconda etichetta è il Costa d’Amalfi Furore bianco Fiorduva 2014 delle Cantine Marisa Cuomo e il terzo, un’etichetta che possiamo definite eterna, Bolgheri Sassicaia della Tenuta San Guido. Nella top ten, ci sono ancora due bianchi – il Venezia Giulia bianco Kaplja 2012 di Damijan Podversic al 7 posto e l’Alto Adige Terlano Terlaner I Grande Cuvée 2013 della Cantina Terlano al 10^ posto – ed anche un vino da dessert, il Vecchio Samperi di Marco de Bartoli – anche questo ormai un vino eterno – che precede solo di due posti il secondo vino dolce, il Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno 2006 dell’azienda agricola Alberto Lusignani, al numero 11. E, poi via via tutti gli altri, compreso il produttore vincitore dell’anno scorso, il barolista Giuseppe Mascarello.
Tutto nella normalità, allora? Si e no.
Intanto c’è Daniele Cernilli che evidenzia, positivamente, la “massiccia” presenza di vini dolci, cinque e quindi il 10% della selezione. Poi c’è l’assenza di etichette anche di regioni dalle produzioni vinicole da numeri importanti come la Puglia o Liguria, Umbria, Lazio, Calabria, Basilicata, Trentino e Valle d’Aosta. Sicuramente la “gabbia” di 50 posti inevitabilmente agevola di più l’esclusione che l’inclusione.
Altra novità della quinta edizione di Biwa è l’ampliamento della commissione di degustazione con l’ingresso di quattro nuovi giudici (il capo redattore del Corriere della Sera Luciano Ferraro, Kenichi Ohashi unico master of wine giapponese, la spagnola Amaya Cervera fondatrice del sito internet spanishwinelover.com, e il giornalista bolognese Marco Tonelli) ad affiancare il team composto da Luca Gardini e Andrea Grignaffini insieme a Tim Atkin, Christy Canterbury, Daniele Cernilli, Antonio Paolini e Pier Bergonzi.
Poi la decisione di stabilire in sette i premi speciali ai vini, alle aziende e ai professionisti che si sono distinti nel mondo vitivinicolo. Che questa volta sono Mastroberardino, premio azienda e tradizione, perché vendemmia dopo vendemmia ha saputo preservare e rilanciare le tradizioni enologiche del proprio territorio; Barolo Villero di Boroli che appena arrivato sul mercato, si prepara già ad entrare nel pantheon dei grandi vini italiani; Ciliegiolo di Narni Brecciaro 2014 di Bussoletti perché continua a portare avanti il messaggio enologico del proprio territorio attraverso l’utilizzo di varietà autoctone a bacca rossa; Verdicchio dei Castelli di Jesi classico riserva tardivo ma non tardo 2913 di Santa Barbara per la valorizzazione delle varietà autoctone a bacca bianca; Sangiovese Romagna superiore Caciara 2015 di Enio Ottaviani, premio vino pop, per il suo giusto mix tra genuinità e originalità; premio miglior sommelier a Francesco Cioria del ristorante San Domenico di Imola; premio alfiere del territorio a Pacherhof, azienda che riesce a mostrare le potenzialità di un territorio nel suo complesso.

Altra novità di Biwa 2016 è la partnership con The Winesider, la nuova piattaforma per la gestione della cantina dei ristoranti, startup creata da Gianni e Giacomo Miscioscia.

Michele Pizzillo
Inviato speciale
Newsfood.com