Bergamo – Martedì 11 marzo, alle 11, nella Sala del Consiglio Provinciale, in via Tasso 8 in città, verrà presentato un cofanetto con due pubblicazioni,
molto agili, che sono una preziosa guida ai «Cicli pittorici», in questo primo cofanetto si considera la presenza d’arte che va dalle origini al Cinquecento. Alla conferenza
parteciperanno rappresentanti dell’Associazione Guide Giacomo Carrara di Bergamo, ai quali si deve la cura di questa iniziativa.

È un ulteriore passo avanti sulla strada della scoperta delle preziose testimonianze d’arte di cui è ricca la nostra provincia. I due volumetti presentano un itinerario nelle
pitture racchiuse all’interno degli edifici religiosi della Bergamasca.
«Piccole chiesette romaniche, umili cappelle isolate nella campagna o tra i monti, santuari mete di devoti pellegrinaggi, antiche chiese parrocchiali presentano – scrivono nel loro saluto
congiunto il Presidente della Provincia, Valerio Bettoni e l’assessore alla Cultura, al Turismo e Sport, Tecla Rondi – commoventi decorazioni che testimoniano la fede radicata e la devozione
della nostra gente. Raramente ci troviamo di fronte ad opere di artisti famosi; il più delle volte si tratta di anonimi pittori locali che, con il loro lavoro riescono a descrivere i
sentimenti e a cogliere le istanze della committenza, spesso umile. Scorrono, sotto il nostro sguardo, invocazioni alla Madonna e ai Santi protettori contro le pestilenze e le malattie – degli
uomini ma anche del bestiame, a volte unico sostentamento di una famiglia – in un susseguirsi di immagini che rammentano la fatica della vita, affrontata con l’aiuto di una
intercessione».

Come detto, questa benemerita pubblicazione è merito dell’Associazione Guide Giacomo Carrara; i testi sono stati redatti da alcune guide dell’Accademia Carrara: non si tratta di saggi
critici, ma di letture iconografiche e iconologiche di opere che coinvolgono sempre, al di là del loro livello artistico, perché sono la testimonianza di una fede ormai perduta e
di credenze che, superate dalle conoscenze più ambiziose e razionali della scienza, non possono che suscitare la nostra tenerezza per i valori di ingenuità e di semplicità
che trasmettono: uno strumento maneggevole e utile – viene osttolineato nell’introduzione – per chi voglia percorrere i sentieri di montagna e di pianura alla ricerca di opere spesso
sconosciute.
C’è un’annotazione critica che merita una riflessione: «Le reazioni dei custodi degli edifici, alla richiesta di apertura degli stessi e alla notizia della pubblicazione, sono
state contrastanti: qualcuno si è mostrato contento di aprire luoghi di cui essere fieri, altri hanno espresso il timore che la conoscenza della loro esistenza possa portare non solo
visitatori, ma anche ladri e profanatori».

Ciascuna delle due guide ai «Cicli pittorici», dalle origini al Cinquecento, è formata da 144 pagine, che si leggono svelte, con abbondanza di belle fotografie.