Coldiretti Puglia e
Facoltà di Agraria dell’Università di Bari insieme contro le ‘scorciatoie tecnologiche’ che inquinano il mercato della mozzarella pugliese, troppo spesso ‘costruita in
laboratorio’ utilizzando latte in polvere, preparati alimentari (i fusi) o semilavorati (cagliate) importati dall’estero. ‘Siamo riusciti ad individuare ‘ ha spiegato Aldo Di Luccia, docente
della Facoltà di Agraria – Dipartimento Industrie Agroalimentari ‘ un marcatore molecolare per il rilevamento della cagliata refrigerata o congelata nei formaggi a pasta filata.
Pertanto, d’ora in avanti si potrà rintracciare la materia prima con cui è stata prodotta la mozzarella. Se viene utilizzato il latte il marcatore nella frazione proteica
analizzato è quasi impercettibile, nel caso di cagliata congelata è decisamente evidente’.
Si parla di un vero e proprio mercato parallelo delle paste filate che ‘inquina’ quello del latte pugliese, inganna il consumatore, e toglie all’economia zootecnica regionale oltre 90 milioni
di euro. ‘L’impiego di cagliata refrigerata e pressata ‘ ha incalzato Michele Faccia, docente della Facoltà di Agraria ‘ consente in linea teorica di risparmiare fino al 50% del costo di
approvvigionamento della materia prima. Ciò determina problemi etici ed economici, una concorrenza sleale e un inganno per i consumatori, dato che risulta sempre meno conveniente
produrre mozzarelle partendo dal latte, anche se sull’etichetta nessuno dichiara di aver utilizzato cagliate congelate spesso importate dall’estero’.
Per questo la Coldiretti Puglia attraverso la sottoscrizione di una proposta di legge regionale chiede che sull’etichetta dei prodotti lattiero caseari (mozzarella, cacioricotta, caciotta,
burrata, caciocavallo, ecc..) venga riportato obbligatoriamente con chiarezza e massima evidenza l’eventuale utilizzo delle cagliate o paste fuse e, quindi, il Paese d’origine di questi
prodotti, oltre alla provenienza del latte; l’immediata applicazione della legge 204 dell’8 agosto 2004 che renda obbligatoria sull’etichetta delle confezioni di tutti i trasformati del latte
l’origine territoriale del prodotto agricolo utilizzato; l’applicazione del sistema di rintracciabilità e controllo, già previsto per il latte fresco, anche per tutti i formaggi e
prodotti a pasta filata; che siano preferiti nella ristorazione collettiva, gestita dalle Istituzioni pubbliche, i prodotti agroalimentari di sicura provenienza regionale, cosi come è
indispensabile che i supermercati e gli ipermercati operanti in Puglia riservino uno spazio considerevole sui loro scaffali ai prodotti agricoli del territorio pugliese.
‘Il mercato è letteralmente invaso ‘ ha denunciato il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, nel corso della conferenza stampa – da prodotti spacciati per pugliesi, quando,
invece, sono ‘costruiti’ non con il latte della Murgia, bensì con materia prima (latte, paste fuse, cagliata) proveniente da Paesi UE ed extra UE e che, dopo la trasformazione
industriale, diventano miracolosamente ‘made in Puglia’. E’ considerevole il danno arrecato dalle sofisticazioni al mercato delle produzioni lattiero-casearie regionali, agli allevamenti, ai
caseifici pugliesi che hanno scelto la strada della trasparenza e della qualità ed ai consumatori che non vengono messi in condizione di conoscere l’origine dei prodotti acquistati.
L’inganno ‘ ha aggiunto Salcuni – si concretizza anche in uno sfruttamento dell’immagine dell’intero territorio pugliese che è associato a prodotti non di qualità e per i quali
non è rintracciabile la certezza della salubrità alimentare’.
In Puglia la produzione di latte è pari a circa 3,2 milioni di quintali, rinveniente da 2.700 allevamenti con 82.000 capi bovini allevati per la produzione di latte vaccino e la
conseguente produzione di prodotti caseari di tutto prestigio come ‘il Fior di Latte’, la burrata, il cacioricotta, il caciocavallo ecc.
Sempre più spesso, però, la famosa mozzarella pugliese è ‘costruita in laboratorio’ con materia prima proveniente da Paesi europei e non, con latte più volte
pastorizzato o con semilavorati, in genere cagliata, da parte di alcune imprese casearie che, irrispettose del territorio e dei consumatori, preferiscono, al latte pugliese, semilavorati
importati da Paesi UE ed extra UE.
Pertanto, dei 421.000 quintali di mozzarelle regolarmente venduti come pugliesi, oltre il 35% (circa 160.000 quintali) sono ‘costruiti’ con cagliate e paste fuse provenienti dall’estero.
‘La Coldiretti non intende in alcun modo costringere caseari ed industriali ‘ ha concluso il Direttore della Coldiretti Puglia, Giuseppe Brillante ‘ ad acquistare il latte pugliese. Ogni
azienda è libera di scegliere la propria linea imprenditoriale. Devono, però, assumersi la responsabilità di tale scelta e indicare chiaramente in etichetta cosa utilizzano
per produrre mozzarelle. Non possono continuare a importare prodotti di dubbia origine e qualità da un lato, sfruttando, dall’altro, il valore aggiunto dato dalla dicitura ‘made in
Puglia”.

Fonte: www.sudnews.it