UN MARE DI PLASTICA: ECONOMIA CIRCOLARE SCELTA OBBLIGATA

UN MARE DI PLASTICA: ECONOMIA CIRCOLARE SCELTA OBBLIGATA

Date: Mon, 15 Apr 2019

QN IL GIORNO pag. 27 · 13-04-2019

ECONOMIA CIRCOLARE SCELTA OBBLIGATA

di Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici

Nell’Unione europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti. Viene denunciato, da fonti ambientaliste, che negli oceani si sono formate sei mostruose isole di rifiuti, in particolare costituite da  plastica, che misurano fino a centinaia di migliaia di chilometri quadrati (per intenderci, l’Italia ha una superficie di circa 300.00 kmq). Di fronte a questa realtà – lo affermano gli esperti – si impone una diversa politica sui rifiuti non biodegradabili.

La soluzione ci sarebbe. La chiamano ‘economia circolare’: un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti che durino il più a lungo possibile, abolendo la nefasta strategia dell’obsolescenza programmata dei prodotti.  In questo modo, con il prodotto che dura più a lungo, si riducono i rifiuti al minimo.

Obiettivamente, non abbiamo grandi possibilità di scelta. Ci troviamo di fronte a un aumento della domanda di materie prime e allo stesso tempo a una scarsità delle risorse. Peraltro, a fronte di una popolazione mondiale che continua a crescere, aumenta di conseguenza  anche la richiesta di tali risorse che non sono infinite. Un problema non da poco per i Paesi come l’Italia – ma la considerazione è valida anche per molti Paesi europei – dotati di limitate risorse naturali e perciò costretti a rivolgersi ad altri Paesi.

Se è ampiamente noto che dipendiamo dagli arabi e dai russi per petrolio e gas, pochi sanno che le ‘terre rare’ indispensabili per fabbricare telefonini, computer e quant’altro, sono quasi monopolio della Cina.

Grazie a misure come prevenzione dei rifiuti e riutilizzo dei materiali, le imprese europee otterrebbero un risparmio netto di € 600 miliardi, pari all’8% del fatturato annuo, e ridurrebbero nel contempo le emissioni totali annue di gas serra del 2-4%. E ancora, per citare: ricondizionare i veicoli commerciali leggeri anziché riciclarli potrebbe portare a un risparmio di materiale per 6,4 miliardi di euro all’anno (circa il 15% della spesa per materiali), con una riduzione delle emissioni di gas serra pari a 6,3 milioni di tonnellate.

C’è chi obbietta che riciclare i prodotti e farli durare più a lungo potrebbe mettere in crisi la produzione industriale. Senza alcuna intenzione di entrare in aspre polemiche, ci limitiamo a citare un dato dell’UE secondo il quale l’’economia’ circolare’ creerebbe 580.000 nuovi posti di lavoro (industrie di riparazione, di recupero e riciclaggio,  centri di ricerca e innovazione).

Fonte: Achille Colombo Clerici

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