C’è aria di gran soddisfazione, al 41° Vinitaly, tra gli stands dei 32 produttori aderenti al Consorzio Tutela Vini del Piave Doc, dopo la pioggia di Gran Menzioni attribuite alle
aziende associate dal 15° Concorso Enologico Internazionale e l’importante medaglia di bronzo ottenuta da un’altra consorziato, la cantina Giorgio Cecchetto di Tezze (con il suo Merlot
Piave Doc «Sante Rosso» 2005), le giornate della Fiera vinicola più prestigiosa del mondo hanno dato grandi soddisfazioni ai produttori della Doc Piave.

Crescente l’interesse per «il gioiello di famiglia», il Raboso Piave Doc, sia per il grande fermento che si registra da anni intorno ai vini da vitigni autoctoni (ed il Raboso
è l’unico vitigno autoctono a bacca nera della Marca trevigiana), sia per la determinazione, l’impegno ed anche il coraggio dei produttori che hanno saputo «addomesticare»
questo vino dimenticato solo qualche anno fa proprio a causa delle sue naturali spigolosità.

Ma non di solo Raboso Piave, vive la Doc, tutt’altro: sui circa 4.000 ettari che essa tutela, solamente un centinaio sono dedicati al Raboso Piave, per una produzione di poco più di
4.000 ettolitri, in gran parte prodotti proprio dalle aziende aderenti al Consorzio Tutela Vini del Piave Doc.

I «numeri», sia in termini di produzione sia di fatturato, sono quelli dati dai vitigni internazionali – Merlot, Cabernet e Pinot Grigio su tutti – che i produttori della Doc Piave
hanno saputo, negli ultimi anni, far «crescere» qualitativamente. E sono stati loro i veri protagonisti delle proficue contrattazioni che i produttori della Doc Piave hanno vissuto
a Verona. Segno inequivocabile che la loro politica di produzione e di vendita è vincente, in un mercato non sempre facile e sempre più attento all’equo rapporto
qualità-prezzo.

«E’ davvero un ottimo momento per la Doc Piave» afferma il presidente del Consorzio, Pierclaudio De Martin, che spiega: «I nostri produttori hanno saputo oramai completamente
affrancarsi da certi luoghi comuni un po’ squalificanti, e peraltro spesso motivati, che fino a qualche anno fa trovavano riscontro nell’enorme produzione di vini di medio-basso profilo. La
nuova generazione di vignaioli del Piave ha saputo, negli ultimi quindici anni soprattutto, lavorare con estrema serietà ed attenzione, garantendo la più assoluta qualità
tecnica ma anche una precisa personalità ai vini del Piave. I quali, in un mercato fatto di consumatori sempre più attenti, informati ed esigenti, godono ora di rinata
considerazione, anche in ragione della schiettezza senza troppi sofismi che caratterizza buona parte della produzione e della ricerca di alcune autentiche perle enologiche sulle quali si sono
concentrate alcune cantine».

«Crescita», quella dei vini Piave Doc, testimoniata da un export che supera il 60% – nonostante la grande concorrenza del Nuovo Mondo enologico con i suoi prezzi più che
competitivi – e, come precisa ancora De Martin , «da una domanda che cresce costantemente anche in Italia, grazie ad un pubblico sempre più volto ad un consumo
«quotidiano», nell’accezione di scelta di buon senso valida per tutti i giorni. Consumatori sempre più attenti nello scegliere la qualità, preferibilmente certificata
da una Denominazione e avallata dal buon nome della stessa. Caratteristiche che la Doc Piave ha saputo sempre mantenere. E per le quali oggi viene premiata, come anche il proficuo Vinitaly
della aziende consorziate conferma».