Se consideriamo il laboratorio europeo Columbus dell’Agenzia Spaziale Europea la dimora della ricerca all’avanguardia, EuTEF (European Technology Exposure Facility) ne è il ”balcone”,
questa struttura è progettata per ospitare ricerche che abbiano bisogno di essere condotte nell’ambiente estremo dello spazio e ciò comporta che EuTEF sia collocato all’esterno
del Columbus dove non c’è aria né gravità e la temperatura esterna passa ogni 90 minuti da circa 100° a -100°, inoltre, i ricercatori devono fare i conti con
l’intensa quantità di radiazioni a cui sono esposti gli esperimenti in orbita.

Il 7 febbraio scorso, la NASA ha trasportato il modulo Columbus dell’ESA verso la Stazione Spaziale Internazionale a bordo dello Space Shuttle Atlantis nell’ambito della Missione
STS-122/Columbus. Durante due attività extraveicolari, gli astronauti impegnati nelle passeggiate spaziali hanno provveduto ad agganciare il laboratorio alla Stazione Spaziale
Internazionale.
Questo laboratorio del diametro di 4,5 metri e lungo 7, presenta un ambiente pressurizzato, che significa permettere all’equipaggio di abitare questo modulo e lavorarci dentro senza
necessità di indossare tute spaziali. EuTEF e SOLAR, l’altro impianto per esperimenti esterni fornito da ESA, sono stati installati all’esterno del laboratorio in una posizione
facilmente raggiungibile dagli astronauti.

I ricercatori hanno progettato esperimenti per lavorare autonomamente e senza problemi durante i 18 mesi di vita operativa in orbita previsti per EuTEF. La tipologia di ricerca è,
inoltre, progettata in modo da inviare ai centri di controllo di Terra i risultati di tali esperimenti.

L’ESA ha sviluppato questa struttura selezionando e supportando una serie di strumenti di fattura europea per il volo verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il contratto industriale di
sviluppo di questa piattaforma è stato assegnato alla Carlo Gavazzi Space di Milano.

«EuTEF è una piattaforma straordinaria per gli scienziati che permette di far volare verso la ISS esperimenti di dimensioni più piccole e di conseguenza di esporre i
campioni alla rigidità e unicità dell’ambiente spaziale», ha detto Jan Dettmann Project Manager dell’ESA per EuTEF. «Siamo molto soddisfatti per aver ricevuto una
buona quantità di proposte sperimentali e di queste poterne alloggiare una gamma di nove esperimenti diversi a bordo di EuTEF».

«Dobbiamo stare certi al cento per certo che tutto funzionerà perfettamente al meno per tutto il periodo della missione», ha detto Fabio Tominetti, Program manager Gavazzi
per EuTEF.

«È una vera sfida dal momento che non abbiamo molta energia a disposizione», ha detto Marco Grilli, Ingegnere sistemista per la Carlo Gavazzi Space. «In più, non
solo bisogna ridurre il peso poiché abbiamo esigenze estremamente rigorose in tal senso ma dobbiamo anche definire le esigenze tecniche ed operative per gli esperimenti e, inoltre,
pensare alla loro completa integrazione».

Sono in tutto nove gli esperimenti agganciati alla piattaforma EuTEF, che includono esperimenti di ricerca sul comportamento dei batteri in ambiente spaziale, diversi campioni di nuovi
materiali da sottoporre a verifica e un dispositivo per misurare i livelli di radiazioni.

Molti degli esperimenti sono studiati per svelare nuovi misteri dello spazio, ma a far crescere l’entusiasmo dei ricercatori è anche una fotocamera, la EVC (Earth Viewing Camera),
montata sulla piattaforma e puntata verso la Terra. «Grazie al suo potenziale ci si aspetta da questa fotocamera un ritorno in termini di interesse e conoscenza delle attività di
volo spaziale in Europa, così da suscitare l’interesse e l’apprezzamento della comunità scientifica», ha detto Massimo Sabbatini, Project Manager ESA per la EVC. La
fotocamera punterà verso la Terra e gli studenti di tutta Europa potranno controllarla e scattare delle foto.

«Le missioni di volo abitato europee ed italiane così come il lancio di grandi carichi nello spazio non avvengono con la stessa frequenza come negli Stati Uniti» , ha detto
Tominetti. «La missione Columbus è stata principalmente una missione europea e per questo l’Europa intera ha seguito con attenzione il lancio. Per l’Europa questo è
sicuramente un grande passo in avanti nell’ambito delle attività spaziali».

I nove esperimenti provengono da diverse nazioni europee, il che rappresenta di per sé già una sfida incredibile: «Collaborare con persone diverse, con abitudini diverse e
di conseguenza abituate a lavorare in modo diverso le une dalle altre, provenienti da culture diverse e alcune con poca esperienza di lavoro in campo spaziale, ha reso molto interessante e allo
stesso tempo difficile lo sviluppo del progetto EuTEF», ha detto Grilli.

I progettisti hanno affrontato con decisione le difficoltà incontrate sul loro cammino facendo tesoro dell’esperienza. «A parte qualche problema minore, ovviamente, è stato
un lavoro molto stimolante», ha detto Tominetti. Raccontando la loro esperienza di lavoro al Kennedy Space Center per la preparazione al lancio di EuTEF con la missione STS-122, gli
ingegneri di ambo le parti hanno sottolineato come tutto il personale della NASA abbia lavorato condividendo la loro preziosa esperienza per garantire il successo degli esperimenti.

Risolti i vari problemi, gli esperimenti sono stati riposti al sicuro a bordo dello Shuttle Atlantis e Tominetti ha reso noto come le aspettative stiano cominciando a crescere tra gli
scienziati riguardo alla ricezione delle prime informazioni da Columbus ed EuTEF.

«Ci aspettiamo un grande ritorno in termini scientifici e grandi ritorni per il futuro», ha detto. «La precedente missione – durante la quale è stato installato il
modulo americano di costruzione europea Nodo 2 ”Harmony”- e quest’ultima durante la quale è stato installato Columbus, hanno fatto registrare una crescita di interesse che ci
aspettiamo cresca ancora con la prossima missione».

Questo testo è il prodotto di una traduzione adattata di un articolo, scritto da Steven Siceloff del Kennedy Space Center, e pubblicato sulla pagina web della NASA.