UnionAlimentari-CONFAPI, Unione Nazionale delle piccole e medie industrie agro-alimentari intende esporre con chiarezza, in questa breve relazione, gli argomenti a sostegno della posizione
contraria alla conversione in legge dell’articolo 4 del Decreto-legge n. 7 del 31 gennaio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1o febbraio 2007, il cosiddetto “decreto
sulle liberalizzazioni”.
L’articolo 4 del Decreto-legge 7/2007 dispone nuovi adempimenti per le imprese operanti nel settore alimentare, perché sancisce che la data di scadenza e il termine minimo di
conservazione vadano riportati con caratteri di dimensioni non inferiori a quelli utilizzati per l’indicazione della quantità del prodotto, e modifica il Decreto Legislativo 109 del 27
gennaio 1992 che già regolamenta le modalità d’ indicazione delle menzioni obbligatorie degli alimenti.
L’articolo 4, tuttavia, ripropone per la maggior parte aspetti che sono già trattati adeguatamente nel testo del Dlgs.vo 109/1992 e conseguentemente introduce superflue ripetizioni che,
in tale sede, riportiamo dettagliatamente nello schema di cui all’allegato I e nel testo seguente.
L’unico aspetto “innovativo”, contenuto nel suddetto articolo 4, è la scelta di vincolare, fra l’altro in modo poco chiaro, le indicazioni relative al termine minimo di conservazione e
alla data di scadenza a quelle indicanti la quantità del prodotto, utilizzando termini quali: “secondo modalità non meno visibili“, “secondo modalità egualmente
visibili
“.
Tale imposizione si traduce in maggiori gravami rispetto a quelli vigenti negli altri Stati Membri perché, non essendo vincolante per le imprese degli altri paesi comunitari che
commercializzano i loro prodotti in Italia, si applicherà esclusivamente ai produttori Italiani. Gli operatori d’oltralpe potranno, quindi, continuare a commercializzare liberamente
prodotti non conformi a quanto disposto dall’art. 4, anche dopo la sua definitiva entrata in vigore.
Conseguentemente riteniamo che tale adempimento non apporterà alcun vantaggio tangibile per i consumatori e penalizzerà ulteriormente le imprese italiane che dovranno sostenere un
ennesimo aumento dei costi per l’adeguamento delle linee produttive, delle stampanti, degli impianti di stampa e degli incarti e vedranno ridursi la loro competitività rispetto ai
concorrenti europei.

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Sull’argomento vedi anche il Redazionale di Newsfood