Il Virus Ebola è una delle minacce più gravi per la salute umana.

Tale virus (che prende il nome da un fiume del Congo, zona dove furono registrati i primi casi) è in grado di provocare una pericolosissima febbre emorragica, che ad ondate colpisce
alcuni nazioni africane; ultime in ordine di tempo, Uganda nel 2008 e in Congo nel 2007, con un livello di mortalità capace di raggiungere il 90%.

A completare un quadro già sgradevole, va ricordato come per il virus Ebola non esiste un vaccino, rendendolo un opzione interessantissima per eventuali atti di terrorismo.

Da oggi però, la lotta contro l’ Ebola ha un’ arma in più: una ricerca dell’ Università di Galveston, in Texas, è riuscita a identificare due vie metaboliche
essenziali al virus di Ebola per infettare le cellule e a bloccarne l’azione, in colture cellulari in vitro; ciò apre un interessante ventaglio di possibilità terapeutiche.

La base del lavoro (oggetto dell’ interesse e di una recensione da parte di “Drug Developement Research”) è relativamente semplice, come spiega uno degli autori della ricerca, il
dottor Davey, “La premessa del lavoro è che il virus non è nulla senza una cellula. Ha bisogno di entrare in relazione con molte proteine e fattori cellulari per potersi
replicare. L’idea è quella di sopprimere per breve tempo l’espressione di quelle proteine cellulari, in modo da bloccare il percorso della malattia”
.

Per identificare tali proteine critiche, gli scienziati hanno inizialmente condotto uno screening su vasta scala ricorrendo a cellule trattate con piccoli frammenti di RNA, i cosiddetti siRNA,
capaci di interferire con ben 735 geni che avrebbero potuto esprimere proteine importanti per l’infezione da Ebola.

Essendosi poi resi conto della difficoltà di decifrazione dei dati così ottenuti, i ricercatori hanno utilizzato un’ algoritmo statistico sviluppato appositamente per vagliare e
ordinare il probabile impatto dei diversi siRNA.

Tale tecnica ha così permesso di rilevare due reti di reazioni biochimiche che apparivano particolarmente importanti per consentire al virus di invadere le cellule: la via della PI3
chinasi e la via della calmodulina chinasi 2 (CAMK2).

Sapendo che sono già attivi farmaci in grado di bloccare tali vie, i ricercatori texani hanno deciso di verificare le potenzialità delle loro scoperte con un test in laboratorio:
per iniziare, hanno lavorato su uno pseudovirus (indebolito e perciò più facile da tenere a bada); successivamente, si sono messi alla prova su un ceppo del virus Ebola “al
naturale”, lavorando in un laboratorio di massima sicurezza (BSL4) per difendersi dagli elevatissimi rischi.

I risultati sono stati più che positivi.

Afferma infatti Davey: “Con il virus reale nel BSL4 abbiamo riscontrato che l’inibitore della chinasi PI3 abbassava il titolo del virus del 65 per cento, mentre con farmaci che bloccano la
funzione CAMK2, veniva ucciso. E’ un risultato veramente molto interessante perché questa via ha un forte potenziale in vista di un futuro sfruttamento farmaceutico”.

Matteo Clerici