Protagonista della mostra bresciana d’autunno sarà Vincent Van Gogh, l’annuncio è stato dato dal curatore dell’esposizione, nonché direttore di Linea d’ombra, Marco Goldin,
dal Sindaco di Brescia, Paolo Corsini, dal Presidente della Fondazione CAB, Alberto Folonari e dal Presidente della Fondazione Brescia Musei, Agostino Mantovani.

L’occasione è stata offerta dalla conferenza stampa che il sindaco uscente di Brescia, Corsini, giunto a conclusione del suo secondo mandato, ha convocato per tracciare un bilancio dei
quattro anni di collaborazione tra Goldin, Linea d’ombra e Brescia. Un bilancio che il sindaco, così come tutti gli intervenuti, ha riconosciuto come «straordinariamente
positivo» per la città. Al di là di ogni altra, pur importante, considerazione, lo testimonia un dato numerico: dall’autunno del 2004, quando si aprì la mostra
dedicata a Monet, e fino ad oggi, le mostre che Goldin e Linea d’ombra hanno proposto a Brescia sono state ammirate da oltre 2 milioni di visitatori. Facendo anche scoprire come Brescia non
fosse solo la «città del tondino e della finanza» ma anche una delle più affascinanti città d’arte della Lombardia.

La rassegna autunnale sarà dedicata a Vincent Van Gogh, forse l’artista più conosciuto e amato al mondo. Allo stesso Van Gogh, e al suo rapporto con Gauguin, Brescia aveva
dedicato una monumentale mostra nel 2005/2006, che riunì a Santa Giulia 150 opere e che venne ammirata da oltre mezzo milione di persone.

Completamente diverso il taglio che Goldin ha voluto dare a questa sua nuova proposta: far scoprire il Van Gogh più segreto, intimo, quello impegnato nell’appuntare le proprie emozioni,
gli scorci, i volti, tutto ciò che poi sarà espresso con la pittura. Opere su carta. Ovvero disegni e acquerelli che rappresentano in alcuni casi il seme più forte dei
capolavori pittorici più noti (dieci dei quali saranno in mostra posti accanto ai disegni che li hanno preceduti, o talvolta addirittura seguiti) ma che, in molti altri casi, sono opere
del tutto autonome, capolavori assoluti, pensati e realizzati attraverso la forte materia del carboncino o della matita o con le possibilità offerte dall’acquerello. Pagine bellissime
della grande storia del maestro, certo non meno importanti dei suoi dipinti.

In quella che sarà la prima, ampia ed organica mostra mai dedicata in Italia a questa parte dell’attività di Van Gogh, Goldin riunirà tutti i periodi del suo lavoro. Da
quello iniziale nella regione mineraria del Borinage, a Bruxelles e poi Etten, al fondamentale tempo trascorso all’Aia e poi brevemente nel Drenthe fino al meraviglioso e copiosissimo periodo
di Nuenen, dove il rapporto con la pittura comincia a diventare più intenso, fino a una scelta di alcuni disegni del periodo francese. Ma è soprattutto sul tempo olandese,
insuperato per il disegno nella sua autenticità e drammaticità, che l’esposizione bresciana si concentra.

Ottantacinque opere disegnate, oltre come detto a dieci quadri, per dare vita ad un affascinante «diario dell’anima» che ci porterà a conoscere, in una dimensione affatto
nuova, certo meno abusata, il grande piccolo uomo che il 27 luglio del 1890 decise di chiudere la sua esistenza con un colpo di pistola.

La caratteristica della mostra sarà che tutte le opere proverranno dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, in Olanda. Il museo di
Otterlo, unitamente al Van Gogh Museum di Amsterdam, conserva ben oltre i due terzi dell’intera produzione di Van Gogh, ed è quindi occasione felicissima questa di Brescia. Ben si sa
infatti che il disegno non è mai esposto in permanenza e occorre invece attendere le rarissime occasioni legate alle mostre. Costituita soprattutto nei primi quindici anni del XX secolo
da Helene Kröller-Müller, la sua raccolta vangoghiana fu seconda solo a quella appartenente ai discendenti di Vincent, e assomma circa
duecento disegni e circa cento dipinti. Nel 1938 venne aperto il museo a lei intitolato nel grande parco nazionale olandese di Hoge Veleuwe, a un’ora e mezza dalla capitale.

La collezione non ha al suo interno solo opere di Van Gogh, ma moltissimi altri dipinti che spaziano dagli antichi nel Nord Europa fino alla contemporaneità. La mostra di Brescia si
incaricherà quindi di seguire anche questo aspetto del collezionismo di Helene, raccontando le sue passioni e la sua storia. Un percorso introduttivo in mostra infatti, attraverso
lettere, documenti e fotografie darà conto di questa storia straordinaria. Facendolo anche con il ricorso a circa quindici dipinti, a illustrare soste fondamentali nella collezione, da
Corot a Manet, da Pissarro a Fantin-Latour, da Seurat a Signac, fino agli olandesi tanto amati da Toorop a Mondrian.