Vendita di alimenti scaduti e cattivo stato di conservazione

Vendita di alimenti scaduti e cattivo stato di conservazione

Nel caso presentato nella sentenza citata nelle note finali, la Suprema Corte ha assolto gli imputati poiché la norma loro contestata (Art. 5 lett. b della legge 283/62:

“È vietato impiegare nella preparazione di alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo, sostanze alimentari:… b) in cattivo stato di conservazione”), si riferisce ai casi in cui le sostanze alimentari sono conservate male, cioè preparate o messe in vendita senza l’osservanza delle prescrizioni dettate a garanzia della loro buona conservazione sotto il profilo igienico-sanitario e che mirano a prevenire la loro precoce alterazione e la data di scadenza non attiene per nulla con le modalità della loro conservazione..

Quindi, la mera detenzione e vendita di prodotti alimentari confezionati che abbiano superato il loro Termine Minimo di Conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro il …”) o la loro data di scadenza (“da consumarsi entro il…”) non integra, di per sé, alcuna ipotesi di reato.

Ricorre, peraltro, nel caso di superamento della data di scadenza, l’illecito amministrativo previsto dal d.to leg.vo 109/92, art. 10 bis, comma 5: “E’ vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.” ed art. 18, comma 2: “La violazione delle disposizioni degli artt. 3, 10-bis e 14 è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro milleseicento a euro novemilacinquecento.”.

 

 

Redazione Newsfood.com

Leggi Anche
Scrivi un commento