Venezia: Seminar di Aspen Institute 33^ Edition

Venezia: Seminar di Aspen Institute 33^ Edition

Qual è la più grande industria del nostro pianeta?

Il turismo. Con 260 milioni di addetti ai lavori nel mondo genera il 10,7% del prodotto lordo mondiale ed è anche l’industria che sta crescendo più rapidamente, sull’onda della
globalizzazione.

Il settore europeo del turismo ha ottenuto buoni risultati, registrando addirittura una crescita nel 2012 che si aggiunge agli incrementi del 2011.

Da ciò viene la conferma che i viaggi e il turismo sono fattori economici trainanti per la ripresa in Europa.

Per contro l’Italia nel 2012 ha registrato il quinto anno consecutivo di recessione a causa del minor numero di turisti italiani che il ridottissimo aumento degli stranieri non è
riuscito a compensare: rispetto allo stesso periodo del non brillante 2011, cali del 5,4% per quanto riguarda il numero di turisti e del 6,4% per quanto riguarda le presenze.

I primi mesi del 2013 si muovono nella stessa direzione.

E’ il risultato di una ricerca condotta da Istituto Europa Asia e Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia elaborando dati internazionali, presentata a margine del meeting
annuale Aspen Institute a Venezia.

Ricerca che pone in rilievo due elementi-base: anche se il turismo e le vacanze sono ormai considerati nel mondo beni di prima necessità ed il settore è in crescita (con “mercati”
come quelli asiatici e cinese, in particolare, dalle enormi potenzialità) il turismo in Italia è in recessione a causa della crisi economica: ma non solo.

Se il brand Italia vede la nostra attrattività turistica al 2° posto su 113 Paesi, esso scende al 10° se si considerano altri fattori quali sistema di valori, qualità della
vita, affari.

Sconcerta inoltre il raffronto con altri Paesi per numero di visitatori: siamo scesi al quinto posto in pochi decenni.

Il Mediterraneo resta il centro mondiale del turismo, nonostante le tensioni in diversi Paesi che vi si affacciano, registrando il 26% del giro d’affari mondiale.

Secondo il WTTC nel 2012 il turismo in Italia ha generato 50,5 mld € di contributo diretto al Pil (3,3%) che con l’indotto e l’indiretto diventano 136 mld (8,6% del Pil). Gli occupati
diretti, 850.000 nel 2012.

Il settore viaggi e turismo nel complesso occupa 2.175.000 persone (9,6% del totale).

Chi spende di più in Italia sono, nell’ordine, i turisti di Germania (il 20% del totale), Usa, Francia, Regno Unito, Svizzera.

Ma ci si deve soffermare su due Paesi-novità, relativamente parlando, Cina e Russia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel 2012 la Repubblica Popolare ha inviato all’estero 80 mln di turisti (+17% rispetto al 2011, terzo posto nella classifica mondiale), che hanno
speso 80 mld di dollari.

Saranno 200 mln nel 2020.

Riuscire ad attrarre questo flusso rappresenta una sfida e un’opportunità per gli operatori di tutto il mondo.

Ma come si sta preparando l’Italia?

Il numero di turisti cinesi che visita il Belpaese è in aumento, ma rimane basso rispetto al numero complessivo – 2 milioni di pernottamenti – anche se siamo tra le prime 10 mete mondiali,
con una spesa di 245 mln di euro.

Le potenzialità di sviluppo sono notevoli perché i cinesi preferiscono mare e città d’arte.

Per quanto riguarda i turisti russi in Italia, sono passati da 315 mila nel 2009 a 650 mila nel 2012, con una previsione di un milione circa nel 2013: spesa pro capite di circa 200 euro al
giorno.

L’Ocse ha bocciato l’Italia in vari ambiti a seguito della ricerca “Oecd Italy tourism policiy review 2011”, un’analisi della gestione del Turismo in Italia commissionata per valutare lo stato
delle cose e capire come muoversi.

I risultati appaiono scontatissimi.

Inutile continuare a sperare nella crescita del turismo dai Paesi Bric se l’Italia non sarà pronta ad accoglierli con nuove infrastrutture e un nuovo approccio nella gestione, nella
comunicazione e nella promozione del Paese.

È tempo però di intervenire concretamente: l’Ocse ha rilevato ovviamente problemi legati alla governance, alle infrastrutture, con le strategie di promozione del Paese e persino con
la redazione delle statistiche. C’è bisogno subito di una strategia a livello nazionale, mentre intanto le Regioni continuano a utilizzare nei modi più disparati i propri fondi
senza una direzione univoca, che promuova il “brand Italia” al meglio, soprattutto all’estero.

Fare in modo che il turismo rimanga uno dei pilastri del nostro Pil non sarà semplice perché ci sono alcune carenze in Italia difficilmente colmabili nel breve termine: citiamo
l’assenza di grandi tour operator nazionali e di grandi catene alberghiere italiane; mentre le nostre compagnie aeree coprono un numero di tratte ancora troppo esiguo.

Non parliamo poi dei trasporti: dai treni agli autobus, in Italia non ci distinguiamo di certo per efficienza e puntualità.

Commenta Achille Colombo Clerici, presidente dell’Istituto Europa Asia e del Cescat:

« Maggiore impegno di tutti – dal governo agli enti locali, agli operatori del settore – per potenziare l’industria turistica, quindi. Ma per l’Italia si impone un discorso particolare:
è la seconda potenza manifatturiera europea, e abbandonarsi quasi esclusivamente al turismo come hanno fatto Grecia e Spagna può essere molto pericoloso.

Industria hi tech con un rafforzamento dello stile del Made in Italy, e turismo di alta qualità sono il vero binomio vincente su cui puntare.

In questo obiettivo bene si inserisce anche la salvaguardia e la tutela delle storiche eccellenze del nostro artigianato locale, legate alle antiche tradizioni culturali del Paese, che
costituiscono un plusvalore esclusivo della nostra Italia.

Motivo per il quale occorre stare molto attenti al processo di omologazione qualitativa dell’offerta culturale, con un livellamento al basso, in atto su scala globale, che rischia di privare
l’Italia della sua carta vincente .

La diversita’, con una eccellenza espressa dunque a livello qualitativo, deve continuare a rappresentare lo “stellone” del nostro Paese.

Ed occorre infine ridare slancio alla affidabilita’ economica degli investimenti in Italia per salvaguardare le aziende nazionali e potenziare anche gli Ide ( Investimenti diretti esteri ), oggi
ridottisi al lumicino.»

Redazione Newsfood.com+WebTv

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