“La Corte dei Conti va giù pesante: opere pubbliche incompiute, sprechi ingiustificabili del settore pubblico costituiscono una denuncia forte che speriamo però non
resti inascoltata. Come Confesercenti ci sentiamo meno soli ma va detto anche che c’è di peggio se pensiamo che nel nostro Paese si contano circa 10 mila Istituzioni (1,8
per ogni 10 mila abitanti) che spesso non sono una rete di servizi per le pmi e le famiglie ma una ragnatela inestricabile di burocrazia inconcludente. Cosa si aspetta con un atto
politico immediato ad eliminare progressivamente le province che, a quanto sembra sarebbero più attente a diventare azionisti di aeroporti e imprese turistiche che ad investire
in sviluppo? La Corte segnala anche lo scandalo di opere pubbliche mai varate. Non c’è da meravigliarsi, visto che in Italia per mettere in cantiere un’opera pubblica
sotto i 50 milioni di euro servono almeno 4 anni. E se si va oltre quella cifra non ne bastano spesso 6.

La crisi sta mostrando il suo volto più duro: ora ci aspettiamo svolte decise e chiare. Meno spese e più investimenti pubblici, certo. Ma soprattutto più risorse
sottratte agli sprechi da impegnare per la crescita, i consumi, l’occupazione”.