Vienergy: Scoperto un “giacimento” di Gas Metano Bio in Sicilia ma non lo si sfrutta…

Vienergy: Scoperto un “giacimento” di Gas Metano Bio in Sicilia ma non lo si sfrutta…

Marsala, 15 luglio 2015

Progetto Vienergy

Progetto Vienergy

E’ da diverso tempo che Mario Ragusa, Enologo dell’Istituto Regionale Vino e Olio di Marsala, si occupa di questo progetto. Vienergy, così si chiama il progetto, ha già ottenuto diverse conferme e superato diversi test.
La troupe di newsfood.com ha seguito per alcuni giorni il progetto e gli incontri sia in Sicilia che a Malta. (vedi articoli e video).
Perché il progetto va a rilento? Quali sono le pastie che impediscono al progetto di essere messo in pratica? Abbiamo chiesto a Mario Ragusa di farci un sunto dello status quo.

Non so se il progetto Vienergy sarà presentato a Expo… sarebbe l’occasione per aggiungere un’eccellenza siciliana  “tutta Bio” che farebbe gola al pianeta intero. Sicuramente a Biofach farebbe molto piacere presentare al mondo il Gas Metano Bio siciliano!

Giuseppe Danielli
PastedGraphic-1Mario Ragusa
Enologo Istituto regionale Vino e Olio
Progetto Vienergy

In esclusiva per Newsfood.com

Dal vigneto l’energia Verde del futuro.
Dalle vigne sarà possibile ottenere Gas Metano ed in quantità importanti. Ecco le conclusioni del progetto Vienergy che sono state presentate a seguito di una ricerca durata quasi due anni e che ha avuto tra i protagonisti un partenariato internazionale costituito tra aziende ed enti ricerca italiani e maltesi.
Sono stati raggiunti ambiziosi risultati che, evidenziano la possibilità per la Sicilia vitivinicola, di poter fare un salto di qualità verso l’innovazione, la sostenibilità e la produzione di “vini ad emissioni zero “ovvero di scegliere la Green economy come filosofia di produzione vitivinicola.
Oltre alla conferma della fattibilità dell’utilizzo degli scarti di potatura e delle vinacce per produrre energia elettrica e calore, durante le attività del progetto sono stati compiuti studi per l’utilizzo della anidride carbonica (CO2) prodotta come scarto della fermentazione dei mosti.
Le attività del progetto hanno verificato come 1 litro di mosto in fermentazione produca oltre 80 grammi di anidride carbonica che per una cantina di medie dimensioni significherebbe l’emissione annua di circa 3500 tonnellate di questo gas.
Anche la produzione di una bottiglia di vino comporta una emissione equivalente di CO2. Vale a dire una quantità di emissione di gas effetto serra per l’uso di energia da fonte fossile nelle varie fasi di produzione ed è stata calcolata mediamente intorno a 1,45 Kg di CO2 equivalente.
Al fine di ridurre sensibilmente il valore della CO2 equivalente per bottiglia di vino prodotta (ovvero la carbon foot print ) si è pensato di captare e riutilizzare la CO2 di fermentazione che dal punto di vista ambientale è “CO2 neutra”, in quanto è la stessa CO2 che il vigneto aveva assorbito dall’aria in fase di sviluppo vegetativo.
Il recupero dell’anidride carbonica di fermentazione è stato realizzato attraverso un impianto pensato dai tecnici di Alternative Bionenergy di Marsala e la ditta Giannitrapani di Trapani ed installato presso Cantine Colomba Bianca dando la possibilità di valutare gli aspetti relativi alla captazione e allo stoccaggio di questo gas. La fase successiva alla captazione ha previsto il controllo della qualità dell’anidride carbonica, e le analisi hanno confermato quanto era nelle aspettative , ovvero che la CO2 risulta con elevato purezza e quindi immediatamente riutilizzabile nei vari scopi.

I possibili re-impieghi della CO2 oggetto della ricerca sono stati :
–  Riutilizzo nel ciclo produttivo della Cantina
–  Fissazione con sistemi biologici fotosintetici, ovvero la coltivazione di micro alghe che possono 
rappresentare una buona soluzione ai problemi futuri di alimentazione del pianeta;
–  Carbonatazione minerale, ovvero la produzione di carbonati e bicarbonati ad esempio da 
riutilizzare per la ricomposizione dei Sali nelle acque alimentari ottenute nel processo di dissalazione , ad esempio il dissalatore di Trapani consuma 30 ton la settimana di anidride carbonica
–  Industria alimentare il settore delle bevande gasate consuma enormi quantitativi di CO2 tanto che in alcuni periodi dell’anno l’italia è costretta ad importare la CO2 dall’estero
–  Processi di raffreddamento delle stesse uve nel momento in cui attraverso impianti specifici si dovesse ottenere CO2 allo stato liquido 
Presso la cantina Colomba Bianca sono state effettuare delle prove di biofissazione utilizzando dei diversi ceppi di microalghe tramite l’impiego di fotobioerattori. 
Il foto bioerattore è un sistema che permette di convertire la CO2 in biomassa algale. Le alghe prodotte hanno un forte interesse nel settore farmaceutico, cosmetico ed alimentare e potrebbero garantire redditi alternativi alle cantine stesse. 
Ma la soluzione più importante che è stata verificata con i tecnici del 
progetto Vienergy e l’ing Capriccioli di Enea è la possibilità di ottenere metano dalla CO2 attraverso la reazione di Sabatier. 
Si tratta di produrre metano mettendo assieme la CO2 e l’idrogeno prodotto a partire dalle fonti energetiche rinnovabili non programmabili. Queste ultime, in particolare il solare e l’eolico (solamente in provincia di Trapani ci sono 750MW di eolico e 150 MW di fotovoltaico) destabilizzano fortemente la rete soprattutto nelle 
ore di minor consumo e costringono il gestore della rete ad una loro disconnessione a cui segue un indennizzo per la mancata produzione. I risultati del progetto hanno confermato che è possibile produrre circa 400 metri di gas metano cubi per ettaro di vigneto coltivato partendo da uno scarto ( anidride carbonica di fermentazione ) e dall’opportunità di valorizzare la produzione eolica.

Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

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