La casa di Goethe accoglie Vienna Cammarota, camminatrice solitaria Aigae che ha ripercorso le strade del Gran Tour dalla Boemia all’Italia, fatto dal letterato tedesco a 37 anni

di Maurizio Ceccaioni

Roma, 5 novembre 2017 – Continua a tappe forzate il viaggio della salernitana Vienna Cammarota, arrivata ieri a Roma da Civita Castellana, dove aveva ripreso il tracciato del Gran Tour di Goethe, dopo l’incontro di Civitella Alfadena, per l’annuale incontro delle guide Aigae.

Cammarota davanti alla litografia di Goethe fatta da Andy Warhol

Uno sforzo atletico, umano e psicologico quello fatto da questa donna esile e caparbia, che da sola ha ripercorso quel viaggio fatto a 37 anni da Johann Wolfgang von Goethe. Quello che questa guida salernitana ha incontrato virtualmente ieri a Roma, nel Museo Casa Goethe, l’abitazione al primo piano di via del Corso 18, dove per alcuni mesi fu ospite dell’amico pittore, Wilhelm Tischbein.

Un museo poco conosciuto in Italia ed unico tedesco a Roma, oggi gestito dall’Associazione tedesca degli Istituti di cultura autonomi. A dirigerlo oggi c’è Maria Gazzetti, una studiosa della cultura tedesca che dopo il dottorato ad Amburgo è diventata – come lei si definisce – un «Manager culturale».
Nelle sale sono esposte opere di diversi artisti, come la serigrafia originale del 1982, realizzata da Andy Warhol. Si rifà al famoso ritratto di Goethe dipinto da Wilhelm Tischbein, con mantello e cappello a falde larghe sullo sfondo della campagna romana, tra la tomba di Cecilia Metella e l’acquedotto Claudio.

Copertina Ricordi di viaggio in Italia-J.W. Goethe, 1786-87

Non era lì per una cena di gala, come si usa dire, ma è arrivata con un largo sorriso in volto, lo zaino arancione sulle spalle, bastoncini e scarpe da trekking ai piedi.
Ha raccontato delle sue paure durante il cammino, dei momenti di sconforto, i dolori fisici. «Ci sono stati momenti in cui sentivo che le mie ossa proprio non ce la facevano e ho dovuto fare soprattutto uno sforzo mentale più che fisico per continuare. Almeno fino a Paestum, la mia città».

Non è stata tenera sul degrado incontrato alle porte di Roma lungo la pista ciclabile che costeggia il Tevere entrando in città. Al suo arrivo nella ‘Casa di Goethe’ ha detto ai presenti: «Qui per me, è come essere tornare a casa».
La guida salernitana gira per quella casa come se volesse assorbirne gli influssi. Visitando la mostra permanente sul viaggio in Italia, si emoziona davanti al grande quadro Tischbein. Poi scopre tra i documenti storici e le lettere, una meticolosa ‘lista della spesa’, con gli appunti di Goethe sulle necessità quotidiane.

Nella camera che ospitò l’autore tedesco, si ferma ad osservare la finestra con affaccio su via della Fontanella, celebre nel mondo per quel ritratto ad acquarello fatto dall’amico pittore a un Goethe affacciato e con le ciabatte ai piedi, come se si fosse appena svegliato.
«Si deve venire solo qui per avere un vero ritratto della variegata personalità di Goethe», dice lei. «Dai documenti visti emerge non solo la figura del grande letterato, ma di viaggiatore che ha precorso i tempi e di scienziato conoscitore della botanica e della geologia».

 

Cammarota alla casa di Goethe a Roma

Quando nacque Goethe, era il 28 agosto 1749. Lo stesso giorno, ma 368 anni dopo, è iniziata l’avventura di Vienna Cammarota, partita da Karlovy Vary, in Boemia, vicino al confine con la Baviera.
Quello stesso luogo da cui partì questo personaggio per molti versi “irrequieto”, che conobbe la notorietà mondiale a soli 25 anni, con ‘I dolori del giovane Werther’, opera scritta sotto l’influenza dello ‘Sturm und Drang’ (Tempesta e impeto), il movimento letterario che col Neoclassicismo diede vita al Romanticismo tedesco.

Quando il 3 settembre 1786 partì di nascosto celato sotto le false spoglie di pittore, per quell’esperienza di vita che si concluse il 18 giugno 1788, non lo fece a piedi come lei, ma stando seduto comodamente in carrozza o a cavallo. Un viaggio atteso da anni, permeato da quella ‘Sehnsucht’ e che, come scriverà in ‘Ricordi di viaggio in Italia’, aveva trasformato l’attesa in «Una specie di malattia morale, che solo l’aspetto di questi luoghi, poteva guarire».

Quella ‘Sehnsucht’ che ha incarnato lo spirito romantico tedesco, lo ‘struggimento’ descritto da Cesare de Lollis, ‘l’inconsolabile desiderio’ di Clive Staples Lewis. Quelle aspettative indefinite e idealizzate, immaginate nell’osservazione dei paesaggi italiani appesi alle pareti della sua casa natale.
Se l’Italia, con il suo patrimonio artistico era la sua ossessione, Roma è stata la città per la quale provava un amore incondizionato. «Non mi sono quasi fermato sui monti del Tirolo. Visitai abbastanza bene Verona, Vicenza, Padova e Venezia; rapidamente Ferrara, Cento e Bologna; e quasi non posso dire di avere visto Firenze – scrisse nei suoi “appunti di viaggio” -. Ma il mio desiderio di arrivare a Roma era cotanto vivo e cresceva per tal modo ad ogni istante, che non mi riusciva possibile il fermarmi».

Parco naz. Abruzzo

A Roma giunse a fine ottobre 1786, dalla via Flaminia. «Per istrada ancora, temevo di non arrivare, e soltanto quando varcai la Porta del Popolo – scrisse ancora – fui certo di trovarmi a Roma». A pochi metri da Piazza del Popolo, in via del Corso 18, c’era l’abitazione dell’amico pittore Wilhelm Tischbein. Una casa in cui Goethe, com’è riportato sulla targa posta dal Comune di Roma nel 1872, accanto all’ultima finestra del primo piano, «Immaginò e scrisse cose immortali».

Qui rimase una prima volta fino a febbraio 1787, prima di partire per Napoli e poi per Palermo. Vi ritornò, prima di tornare in Germania, dal giugno 1787 all’aprile 1788.
Ma questo per Goethe non fu solo un viaggio, ma come pure per Vienna Cammarota, si è trattato di un’esperienza di vita che ha messo a dura prova il suo fisico e la forza di volontà. «Spesso ho creduto di non farcela», mi ha confessato durante un’intervista fatta dopo il suo arrivo in Abruzzo. In questi 60 giorni di cammino, attraverso Boemia, Baviera, Austria, Trentino, Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Umbria fino a Civitella Alfadena e poi Roma, ha affrontato il maltempo, la stanchezza, le differenze dei comportamenti sociali alle diverse latitudini.

«Ho avuto difficoltà a trovare ospitalità in Germania e nei rapporti umani con la gente. Ero sotto un violento nubifragio da ore e non sapevo più dove stavo. Ho chiesto aiuto sbracciandomi verso le auto in transito, ma nessuno si fermava, fino che con un gesto anche incauto, mi sono quasi buttata sotto un’auto dalla disperazione per fermarla. Volevo solo sapere dove stavo, ma quello si è arrabbiato ed è andato via insultandomi senza darmi indicazioni. Ma non è stata sempre così».
«Avevo una lista dei posti frequentati da Goethe lungo il viaggio. Alcuni erano lì come descritti, ma ho trovato anche tanti cambiamenti e non sempre in meglio».

A Civitella Alfadena aveva detto, guardandosi attorno: «Amo questi paesaggi. Goethe aveva ragione a dire che gli Appennini sono le vere montagne. Solo qui ho trovato questi colori autunnali stupendi».

Siamo d’accordo con loro. Paesaggi che abbiamo apprezzato e documentato in questo fine ottobre durante a permanenza nel borgo antico di questo paese nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in occasione del convegno Aigae.

Montagne che per certi versi ricordano le Dolomiti e boschi che coprono circa il 60% della superficie, coi colori mutevoli di questa stagione, troppo secca anche per loro. Alberi come faggio, cerro, roverella, betulla, acero, frassino nero, tasso tra i quali vivono ancora lupi, cervi, volpi e l’orso bruno marsicano, di cui sono certi oggi una cinquantina di esemplari monitorati.
Dopo la pausa romana Vienna Cammarota ripartirà per Caserta e poi a Napoli prima di arrivare a Paestum. Ma sta anche valutando di seguire il viaggio di Goethe anche a Palermo e Agrigento.
Una mente vulcanica che sta già guardando avanti.

Qualche giorno fa mi aveva parlato vagamente di guardare verso Oriente per un futuro viaggio. Adesso fa capire che sta prendendo corpo quello della Via della seta, raccontata da Marco Polo ne Il Milione. Un percorso dal Mediterraneo alla Cina, attraverso Medio Oriente e Asia centrale. Confessa che gli piacerebbe imparare il cinese e che non sarebbe da sola stavolta, ma per ora si accontenta di terminare bene questa “passeggiata” europea.

 

Maurizio Ceccaioni
Inviato Speciale
Newsfood.com

 

Foto: Maurizio Ceccaioni, Aigae