VINI BIO E SALUTISMO NEL FUTURO POST CORONAVIRUS

VINI BIO E SALUTISMO NEL  FUTURO POST CORONAVIRUS
 16 marzo 2020
VINI BIO E GDO SALUTISMO O RESILIENZA AMBIENTALE NEL NOSTRO FUTURO POST CORONAVIRUS

VinoBio. Cresce anche nel 2019. La certezza del processo al primo posto nella domanda del consumatore

Effetto scelta, ancora fra i primi posti. Anche vini spumantiBio. E’ il tempo di pensare anche a un cambio dello stile di vita nei consumi: meno rincorsa e più resilienza. La GDA, primo canale per il consumo di vino, può fare molto.
Scusate se continuo a martellare: state in casa, ma cogliamo il coronavirus per fare un ragionamento più ampio, per concentrare le nostre menti (anziani e giovani) sulle vere priorità della vita. Nel 2019 è cresciuto enormemente il consumo di cibo&vino biologico: molte aziende – anche multinazionali – stanno puntando ad una agricoltura biologica, ecosostenibile, no-spreco, risparmio di risorse naturali. Le pubblicità televisive delle multinazionali agrarie e alimentari sono oramai, quasi tutte, improntate a consigliare e informare che “loro” sono attente all’ambiente.
Anche la produzione di vinoBio vuol dire essere attento all’ambiente. Ma credo che il #coronavirus debba essere una occasione “disastro” da cui emergere e ripartire con un nuovo modello di vita. Una volta, al tempo della peste antica e medioevale, il Re o Signore del luogo si barricava in casa, buttava fuori dal castello i poveri  per “immunità di gregge”, ovvero chi sopravviveva miracolosamente era più forte degli altri, ci sarebbero stati più soldati e contadini invincibili, ovvero una vaccinazione naturale o una vaccinazione a tappeto (quando però si è trovato il vaccino giusto!) fornisce automaticamente di ritorno una tutela agli individui che non hanno sviluppato l’immunità post contagio.
Ecco cerchiamo di modificare la nostra vita in meglio e non in peggio. Il consumo di vinoBio è una scelta in meglio non in peggio se non è una moda, una presa di posizione virtuale, una scelta dei più benestanti. Tutto il cibo&vino deve diventare una coltivazione e una produzione biologica, se con tale termine si individua un “metodo di lavorazione, di comportamento, di elaborazione, di consumo… ”diffuso, ampio, controllato, accettato e non rivolto solo a chi può spendere di più. il #coronavirus può insegnarci anche questo?
Oggi solo 1,2 italiani su 10 consumatori abituali di vino, acquistano spesso o quasi sempre vino biologico, soprattutto etichette made in Italy, ma è ancora una scelta di pochi, di parte, troppo cara. Il consdumatore anziano di vino non è disposto a pagare neanche il 10% in più di prezzo, mentre i giovani millennials arrivano anche a pagare il 25-35% in più una bottiglia di vino purchè sia “realmente” biologica.
Il tema è proprio quanto sia veramente certificato, quanto la vigna del vicino di casa che non attua tutte le regole, può inficiare una coltivazione controllata e biologica?
L’Europa oggi è il primo continente al mondo per “VigneBio” con il 78% del totale della superficie, l’Italia detiene il primato con circa il 33% (110.000 ettari su 400.000).
Si stimano in 700 milioni le bottiglie di vinoBio nel mondo consumate su circa 29 mld di bottiglie. Il vinoBio italiano vale all’origine circa 300 mio/euro, mentre al consumo realizza un fatturato superiore a 800 mio/euro, con ricarichi notevoli. Gran parte in horeca, ma molto anche sugli scaffali della GDA soprattutto in quei supermercati dove esiste una “enoteca” ben organizzata.
Molte etichette sono presenti in negozi specializzati e bottiglierie, molte etichette sono acquistate direttamente in cantina. L’enoturismo e il vioBio sono molto legati: circa il 35-40% degli acquisti di vinoBio avviene durante le “visite in cantina”, mentre è poco accettato alla mescita di bar, con bottiglie aperte. Il consumatore parla di “non affidabilità”.
Molta informazione e conoscenza deve essere ancora fatta in molti canali e fra gli operatori del settore. Quindi circa 70 mio di bottiglie di vinoBio sono state consumate in Italia nel 2019, circa il 20% di vini spumanti #metodoitaliano e #metodotradizionale.
Il vinoBio può essere una leva importante nel rapporto autenticità/ambiente che sta diventando un parametro molto importante nelle scelte economiche. Per questo che anche un disastro pandemico, se governato con intelligenza, finito il rischio pandemico, il recupero economico deve essere “motore” di un nuovo stile di vita.
Il vino cosi detto erroneamente “normale”, il vinoBio e la GDA possono fare la loro parte, da subito. Da sempre la GDO-GDA ha la fetta maggiore del mercato del vino in Italia, raggiungendo in certe annate anche il 62-64% del totale rispetto agli altri canali: acquisto diretto, acquisto online, acquisto-consumo horeca fuori casa. La quota maggiore corrisponde sempre in fasi economiche in cui c’è un maggiore consumo domestico di vino, la scelta  stagionale di alcune tipologie (spumanti), la stagionalità dei consumi in generale (più inverno che estate), una crisi di liquidità e di spesa procapite.
Oggi per fatturato e volume è il canale maggiore attestatosi nel 2019 intorno al 58-62% degli acquisti-consumi per tutti i vini (in gda). I concorrenti principali della GDA per la vendita del vino nei prossimi anni (e mesi) sono l’ e-commerce  e gli acquisti diretti in cantina, entrambi in crescita, fatto salvo condizioni occasionali.
Per cui il prezzo/il servizio sono due fattori fondamentali. Con il problema virale di questi giorni abbiamo già constatato che  la “spesa” online di cibo si sta arricchendo anche di bottiglie di vino: quasi 1 ordine su 2 e questo tramite anche agenzie/compagnie che consegnano direttamente a casa ma non sono una GDA.
Oggi l’horeca globale italiana, sul consumo di tutte le tipologie di vino consumato in Italia, incide per il 23-26%. Cresce l’acquisto diretto (ma soprattutto in certe aree docg come Valdobbiadene, Chianti, Soave, Langhe… perchè distretti integrati), mentre cresce molto lentamente l’online che però è pronto ad esplodere con le nuove generazioni di consumatori.
Oggi i due canali assommano al 10-15% del mercato con un grosso risparmio per il consumatore.               

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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