Davvero originale il “giro” compiuto da quasi tutto il vino importato dagli Usa in Italia: 500.000 ettolitri arrivano nel nostro Paese, solo per essere imbottigliati e poi,
provvisti di etichetta di un’azienda a stelle e strisce, ripartono per essere venduti nella gdo inglese. Misteri? No, l’Italia ha una sovra-capacità di imbottigliamento e il
trasporto di vino dagli Stati Uniti costa meno, anche in virtù del fatto che la tassazione sullo sfuso è minore su quella dell’imbottigliato. La curiosità viene fuori
alla ricerca, effettuata da Confcommercio, presentata oggi a Vinitaly.

L’analisi spiega che anche l’Italia, leader mondiale insieme alla Francia, per produzione ed export, importa vino dall’estero. E negli ultimi cinque anni la quantità di
vino proveniente fuori dai confini del Bel Paese è triplicata, portando l’Italia all’undicesimo posto nella classifica mondiale degli importatori di vino.

Un import ancora piccolo, rispetto al bilancio complessivo del vino (stock, produzione, consumo, export), ma in crescita e con importanti margini di sviluppo. Acquistiamo vino principalmente
dalla Spagna (749.000 ettolitri) , poi dagli Usa (529.000 ettolitri), dalla Francia (328.000 ettolitri). Triplicano tra 2001 e 2005, rispetto alla tipologia i volumi di vino da tavola (con una
percentuale del 90% di sfuso), facendo scendere il prezzo medio del vino importato del 40%.

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