VINITALY 2019 tutto OK, e adesso?… decalogo del vino by Comolli

VINITALY 2019  tutto OK, e adesso?… decalogo del vino by Comolli

La fiera è finita:
VINITALY 2019 tutto OK… e adesso? by Giampietro Comolli

CHE COSA CI HA LASCIATO LA 53^ EDIZIONE DI VINITALY ?
Data: 11 aprile 2019
– VINITALY CHIUSA LA  53^EDIZIONE
– L’ITALIA DEL VINO DEVE GUARDARE AVANTI E MOLTO LONTANO
– PER PRIME LE ISTITUZIONI DEVONO FARE SISTEMA. – FARE SQUADRA E’ TROPPO POCO. DARE L’ESEMPIO
– ECCO UN DECALOGO DI AZIONI CONCRETE PER IL VINO ITALIANO. NIENTE PALLIATIVI.   
A parte le considerazioni autoreferenziali su successi, su presenze, su biglietti di ingresso venduti, su ricavo del Vinitaly, su incassi dei veronesi grazie a Vinitaly… che cosa è stata e cosa ci ha lasciato l’edizione n° 53?
Una fiera con circa 150 eventi-incontri all’ora, in media, nell’arco delle 7 ore giornaliere per 4 giorni ha modo di essere non solo al centro del dibattito, ma influente e pilota su molti temi e argomenti oggi sul tappeto.
Negli ultimi anni, tutti i politici di turno, quasi dettano i tempi e la viabilità fra i padiglioni: molto a caccia di selfie e di visibilità. Una volta i vari Re di Francia andavano a Reims per ascoltare, per capire e per fare le leggi richieste oltre che per il luogo. Già allora assaggiavano e portavano a casa casse di vino, ma pagavano qualcosa. Questa tradizione ha reso grande non solo il rapporto vino-potere, ma ha dato importanza, considerazione, attenzione. Fa ben sperare che, seppur siano cambiati gli addendi, ci sia questo viatico politico a Vinitaly.
Giustamente, come qualche “maestro” lungimirante e sempre molto concreto e diretto ha espresso parlando dalle principali pedane e consessi in fiera, c’è bisogno di innovazione anche strategica, di dinamicità altrimenti anche la 53^ edizione di Vinitaly resta una vetrina-palcoscenico e non da un contributo sistema-strategico.
Prendo solo a riferimento, ma molti altri sono stati, gli spunti di Angelo Gaja: ha accennato alla grande rivoluzione del vino, in sordina, che ha fatto la Francia dal 2017 dopo un grande dibattito e le prime “ scoppole” prese su prezzo e quantità in giro per il mondo.
     Dopo 4 anni di riflessione ha una nuova strategia: riposizionamento, aggressività nei mercati minori scelti ad hoc nel medio periodo con segmentazione strategica. Ecco il progetto dei transalpini e nel 2018 già qualche segnale positivo c’è. Purtroppo troppe parole di marketing astratto, troppi estemporanei presenti a Vinitaly hanno dichiarato che il vino è edonismo e da influencer: come si fa a sostenere una cosa del genere quando c’è una percentuale del 50% di consumatori regolari in Italia, purtroppo oggi con meno frequenza.
                                                                                                                                    Allo stesso modo la ricerca (riferita da Winemeridian) sul consumatore tedesco deve far meditare chi decide, chi siede al tavolo pubblico-privato del vino italiano: in Germania su una popolazione di 82 milioni, circa 25 sono considerati consumatori abituali-regolari di vino, una percentuale molto alta.
Ebbene l’indagine-ricerca svela, ahimè!, che fra i 42 territori-vini più diffusi noti e riconosciuti in Germania solo 5 sono italiani: prima il Chianti, al 14° posto il Prosecco, sul 30° gradino il Piemonte. E la Germania è il nostro primo mercato per volumi, quindi dovremmo essere diffusi.
Si sa che il mondo agricolo (il 91% delle cantine sono piccole, famigliari e agricole) non ama né vendere l’azienda né fare squadra. E’ un mondo di individualisti. L’esempio Vi.Te. e Fivi al Vinitaly né è una sacrosanta dimostrazione: insieme ma tutti uguali, tutti con lo stesso dna, ma tutti mescolati, divisi, separati in un contesto idiomatico e colorimetrico unico. Ed è già tanto.
Per questo le Istituzioni (e/o le organizzazioni e/o le federazioni) devono essere un buon esempio, anticipare, mettere in campo soluzioni. Certo ascoltare tutti, certo in primis recepire le richieste e necessità… ma poi decidere.
Giusto che le “associazioni” del vino siano  ascoltate per prime e sempre, ma non devono essere le uniche. Ci sono tecnici che, da soli, hanno molta più esperienza, conoscenza, contatti, responsabilità, rapporti con il mondo del vino, ma soprattutto sono liberi di poter riflettere e comunicare su temi-problemi senza dover tenere conto della “suscettibilità” di certe parti del tavolo, del consociativismo di certe scelte che possono frenare, inquinare, smollare, annacquare un processo obbligato.
Girando fra stand, cantine, convegni, incontri con amici di lunga data (NB: il mio primo Vinitaly è stato nel 1981 con la Regione Emilia Romagna) sono emersi alcuni punti (solo tecnici, organizzativi, commerciali) strategici e urgenti per il vino italiano che elenco sommariamente, in ordine di importanza, e che spero diventino oggetto di valutazione nelle alte sfere:

Decalogo di azioni concrete per
il Vino Italiano
by Giampietro Comolli

1)      Fare sinergia su pochi grandi eventi del vino italiano in Italia e all’estero targati Italia, itineranti, circa 35-40 in tutto con imprimatur Mipaaft-Ice-Mise
2)      Grande cura e attenzione al consumo e diffusione del vino italiano in Italia quale attrazione-constatazione-notorietà per gli stranieri con riflesso a un consumo misurato
3)      Sviluppo nuova strada, nuovi metodi e nuove piattaforme e-commerce orientate alla internazionalizzazione dei distretti produttivi dop-igp e dei brand
4)      Alta sostenibilità, sussidiarietà, salubrità di tutto il sistema produttivo viti-enologico su tutto il territorio italiano con verifiche e controlli puntando sulla permacoltura vitivinicola
5)      Attivare processi, metodi, modelli telematici e digitali per dare più sicurezza e più semplificazione nei controlli e tracciabilità delle cantine famigliari piccole nel segno della continuità generazionale
6)        Puntare sull’enoturismo d’accoglienza del cliente-consumatore, prioritario matrice-motore dell’intero turismo italiano in chiave host-enogastronomica
7)       Impostare i diversi sistemi-piani regionali con orientamento comune nella ricerca di penetrazione in nuovi, difficili e oggi piccoli mercati per deconcentrare le destinazioni di vendita
8)      Lottare in primis con tutti i mezzi giuridici, legali e di polizia doganale nell’Europa politica e come Nazione contro i dazi e l’italian sounding che può significare incremento % del Pil
9)         Sostenere, alzare a tutti i costi la reputazione dei territori-distretti produttivi anche riducendo referenze o ampliando zone con concentrazione marchi sono aiuto alle vendite
10)        Attivare e regolare sistemi e procedure di certezza a numeri e valori sia alla produzione viticola e vinicola che al consumo finale al tavolo, banco, scaffale
11)       Valorizzare la biosfera viticola-enologica italiana in una ottica di sostegno alla produzione delle aree più difficili incentivando le biodiversità colturali e riducendo la viticoltura massiva

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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Foto copertina: Archivio 50° Vinitaly
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