VINITALY 2021 NUOVA VERSIONE – Vino-Italy©® ecco il brand post coronavirus

VINITALY 2021 NUOVA VERSIONE – Vino-Italy©® ecco il brand post coronavirus
Verona, 24 marzo 2020

VINITALY 2021 NUOVA VERSIONE

Vino-Italy©® ecco il brand post coronavirus

Vino-Italy©® ecco il brand post coronavirus per il vino italiano nel mondo.
Il Governo dichiari “asset strategico” nazionale unitario indivisibile l’EnoAlimentare
Integrato con paesaggio-turismo: un blocco unico, un piano strategico unico
Ovse-Ceves dal 1991 comunica all’estero il vino e il cibo italiano partendo da dati statistici, indagini, mercati, consumi. Basta eventi di borgata. Basta doppioni nel mondo. Puntare su un brand-asset-piano che parli “italiano”. Vince ancora lo stile italiano.
Stiamo facendo, nella sfortuna coronavirus, una figura nel mondo finalmente senza stereotipi negativi. Non buttiamo al vento l’occhio mondiale. Basta subire lo spread speculativo di squali.

VINITALY 2021, una scelta oculata

Per la prima volta l’Europa capisce, grazie anche alla Lagarde. Non giochiamo male la partita. Che gli eurobond, gli eurovirus, gli euroflessibility siano spesi bene: trasparenza e tracciabilità assoluta, più finalità alle imprese, più liquidità direttamente nelle tasche del consumatore finale.
Plaudo alle scelte di Danese e Mantovani, rispettivamente presidente e direttore di VeronaFiere, spostando al 2021 in nostro Vinitaly. Niente  ripieghi, rincorse, tappezzi.  

VINITALY 2021 per recuperare le perdite ingenti

Danese ha ricordato che in Europa, ad oggi, l’elenco delle fiere cancellate ha superato le 200 unità. Un insieme di enti che coinvolge 51.400 lavoratori, dai dirigenti super agli addetti occasionali, con una perdita di incassi per adesioni, presenze, biglietti pari a 5,85 mld/euro e con una presunta perdita di fatturato delle imprese dell’indotto nelle città e territori coinvolti di altri 5,1 mld/euro.
A questo bisogna aggiungere il fatturato delle merci esportate grazie al lavoro delle manifestazioni stesse pari a altri 39 mld/euro per le Pmi europee. Anche Vinitaly-Verona stessa rientra fra quelle fiere che perdono in termini di incassi, fatturati, esportazione …. Un danno cui porre rimedio anche con innovazione, organizzazione, logistica, revisione.  
Io stesso è dal 1981 che non manco una edizione del Vinitaly: mi ricordo il primo incontro con Angelo Betti, poi il mio primo convegno da relatore nel 1986 con Sandro Boscaini, Giovanni Manaresi, Pierluigi Bolla sull’importanza della filiera vite-uva-vino… un tema molto attuale. Quanti stand ho fatto costruire e ho gestito, per consorzi, per  enti e imprese: Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Toscana.
Vinitaly ha contribuito alla mia crescita personale, notorietà, funzione. Quanti investimenti, quante persone ospitate, quanti inviti ho guidato. Un bagaglio che non voglio perdere, anzi incrementare.

VINITALY 2021

Vinitaly è Vino-Italia

L’edizione 54° del 2020 salta, puntiamo tutto sul 2021. Ma Vinitaly non è più solo, e non deve essere solo un evento espositivo e di degustazioni e assaggi caotici  gratuiti, una vetrina e una passerella: Vinitaly è professionalità, è brand, è Vino-Italia. Ecco che alla estetica e alla formula, alla istituzionalità e all’assaggio, si deve aggiungere se non sostituire la sostanza, la concretezza. L’investimento per ogni Pmi del vino è sempre più misurato, selezionato guardando al futuro, ai nuovi mercati, all’export ma anche al mercato nazionale.
Non si può perdere, anno dopo anno, il consumo nazionale: negli ultimi 20 anni quasi mezzo litro di vino, arrivando oggi a un testa-testa con la birra a 30-32 litri/anno/procapite. I vignaioli italiani hanno bisogno di grandi eventi sul territorio nazionale: Vinitaly può essere il veicolo consolidato per esperienza, personale, struttura efficiente esistente e modello senza creare nuove entità, niente doppioni, niente altri carrozzoni, quindi tutti gli investimenti sono diretti a incidere sul mercato.
A livello nazionale VinitalyExibition diventi il veicolo per molte più missioni in città diverse, in Regioni diverse. Niente veline, niente testimonial, niente prezzemolate di origine italica. Un grande Vinitaly “itinerante” nazionale serve anche per incrementare la funzione biennale dell’evento: meno costi per le imprese. Certo Verona città perde un indotto, ma l’Italia ha bisogno di cambiare passo, mentalità, funzioni. Diritti acquisiti commerciali ed economici abbiamo visto che non reggono più.  
Prima della perfetta decisione di Danese e Mantovani, feci questa dichiarazione: “Da anni Vinitaly sta contribuendo a promuovere il Vino-Italy nel mondo, deve osare e moltiplicare presenze estere in mercati sconosciuti. Può essere la nostra Sopexa. Vinitaly non deve essere una esposizione fieristica nazionale, deve calamitare il mondo del vino soprattutto quello nuovo in Italia, attrarre operators di comparto non solo di settore. Un palcoscenico di “primassaggi” riservati è cassa di risonanza per importatori e distributori.
La data primaverile è storica, apre l’annata, non la cambierei. Bisogna incrementare contatti diretti pre-post, coinvolgendo molto di più le ambasciate italiane nel mondo.  Vinitaly può coesistere lo stesso anno di Bordeaux, non ci cambia la vita.”
Vinitaly all’estero, portatore del brand Vino-Italia, deve poter avere tutti gli strumenti utili, di tante Regioni, soprattutto del Ministero Agricoltura, ma anche Affari Esteri, Commercio Estero grazie soprattutto a una urgente revisione degli strumenti Pac-Ocm più collegati anche al mercato interno europeo e con il supporto degli aiuti di Stato grazie anche agli investimenti eccezionali post-coronavirus.
Fondi da assegnare a “imprese” direttamente, non tramite banche perché i costi di gestione aumentano vertiginosamente. In epoche post-crisi le banche hanno sempre “captato” liquidità e fondi superiori.  Vinitaly deve essere il messaggio unico-unitario del vino italiano: moltiplicare già nel 2020 gli eventi esteri programmati. Un Vinitaly Export orientato alla conoscenza, formazione, spiegazione con le professionalità diplomatiche e conoscenza non solo di lingue straniere, ma degli stili di vita, usi e costumi, interessi del consumatore, offrendo pacchetti completi. Da anni la mia idea è di vedere sempre più Vinitaly simile a Prowein come impostazione, gestione, accoglienza, inviti, azioni, misure, contatti, servizi e quindi di conseguenza occorre un grande accordo Italia-Germania sul vino: il più grande&diversificato paese produttore di vino con il mercato&consumo più importante d’Europa.
Questa similitudine operativa comporta che gli anni “pari” siamo a Dusserldorf a fare il nostro lavoro leggermente diverso e molto specializzato su tipologie, contratti, accordi, distribuzione moderna, grande distribuzione e l’anno “dispari” a Verona con sempre altissima professionalità, ma puntando più sulla integrazione turistica, accoglienza, servizi e supporti collegati a cantine e vino, quindi anche molto e-commerce ed enoturismo.

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
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