L’utilizzo di trucioli di legno per invecchiare velocemente il vino allarma e spaventa i consumatori: lo rivela la Coldiretti mostrando i risultati di un sondaggio.

Secondo i risultati di un sondaggio presentato da Coldiretti l’88% dei consumatori risponde infatti che non acquisterebbe un vino se sapesse che è stato invecchiato in via accelerata con
i trucioli invece che in botte. In realtà questa pratica è molto diffusa, e dopo il via libera ad essa dato dal Ministero delle Politiche agricole si può calcolare che
riguardi circa il 70% della produzione italiana. Non è più quindi un “trucco” tipico dei produttori australiani e californiani, ma una cattiva pratica molto diffusa anche nel
nostro Paese, quasi sempre all’insaputa dei consumatori.

Sostanzialmente solo i vini a denominazione di origine controllata, che rappresentano 1/3 del mercato, sono garantiti “senza trucioli.” Adoc, Città del Vino, Federconsumatori, Codacons,
Adusbef, Slow-food Italia, Legambiente e alcuni produttori titolari del riconoscimento di denominazioni di origine controllata avevano presentato tre mesi fa al Tribunale Amministrativo del
Lazio (Tar) il ricorso per fermare l’uso dei trucioli per l’invecchiamento artificiale dei vini ‘made in Italy’. L’iniziativa era arrivata dopo che il Decreto del Ministero delle
Politiche agricole, Alimentari e forestali del 2 novembre 2006 ha di fatto autorizzato l’uso di pezzi di legno, trucioli e segatura per il 70 per cento della produzione italiana, escludendo
solamente i vini a denominazione di origine (Doc/Docg), che rappresentano meno di un terzo del mercato.

Il Ministero si era difeso spiegando che il Consiglio Europeo dei Ministri dell’Agricoltura aveva autorizzato l’uso dei trucioli per tutte le tipologie dei vini fin dall’ottobre del 2005 e
l’Italia è fino ad oggi l’unico paese Ue ad essersi dotato di una norma restrittiva. Ma il sondaggio di Coldiretti parla chiaro, dimostrando che la larghissima maggioranza dei
consumatori non gradisce l’idea di un vino invecchiato “a suon di trucioli,” e che la maggioranza della popolazione italiana di fatto ignora che molti dei vini di fascia media e bassa sono
già prodotti con questo metodo.

Santoni

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