VINITALY 2018 : LA SCELTA DEL VINO AL SUPERMERCATO. E-COMMERCE: UN GRANDE SUPERMERCATO DEL FUTURO  

L’ALIMENTARE E IL VINO HA UN GRANDE FUTURO NELL’ONLINE SICURO, GARANTITO, EFFICIENTE, CULTURALE ….

A Vinitaly si parla di tutto, si vede di tutto, si sente di tutto. 500 incontri in 4 giorni? Ovvero in 36 ore vere circa, oltre ai tanti incontri volanti. Difficile seguirli tutti. certo è che la vendita di vino al supermercato, nella Gda, è oggi un punto di riferimento. Il consumo domestico è in crescita da anni, gli acquisti si fanno sempre più spesso in cantina, al supermercato e ….online.

Un canale che ancora al Vinitaly non è stato sviscerato, diffuso, aperto, criticato, vissuto. Solito freno a mano verso nuove scelte. I vignaiuoli sono conformisti, tradizionalisti, restii alle scelte un po’ complesse? Prima vediamo cosa fanno gli altri. Ebbene secondo me la vendita online del vino ( ma di tanti cibi confezionati) sostituirà in 30 anni il supermercato tradizionale, rivivranno le superette ( o negozi piccoli di quartiere), ma molto consumo transiterà attraverso i “carrelli” online. L’ultima ricerca Iri (Ovse aveva fatto la stessa indagine nel 2014 sul mercato usa e italiano) dimostra che la vendita di vino nelle grandi superfici e nei centri commerciali è uno strumento di successo e molto utile per il vino italiano, anche per le bollicine.

La scelta del vino nei supermercati è molto interessante per capire anche il tipo e il modo in cui ragiona il consumatore, ovvero i consumatori, perché al SUPER troviamo il pensionato ma anche il professionista, il padre di famiglia e il single. Tutta la referenza vino incontra tutta la referenza consumo, a parte qualche estremo. E’ una vetrina di vendita molto vicina al mercato globale.

Testimone di un cambio del consumo nazionale, oramai da anni in calo assoluto sul mercato nazionale, senza ripensamenti: in 20 anni siamo passati da un 42 litri/procapite/anno a 29 litri. Mentre la Francia da qualche anno si è fermata a 40 litri media. Perché? domanda interessante. ma cosa è emerso dalla ricerca Iri sui parametri di scelta dei consumatori italiani.

Prima di tutto formato, colore e denominazione di origine; poi il prezzo ed infine la regione di appartenenza. E gli acquisti di vino nella grande distribuzione sono rilevanti: 8 milioni di ettolitri per un fatturato di 2,5 miliardi di euro. I più acquistati sono i vini a denominazione d’origine e i vini tipici regionali, mentre avanzano i vini biologici (5,3 milioni di bottiglie).

Il formato preferito dai consumatori è la bottiglia da 0,75 cl mentre il brik è in flessione e sono sempre più graditi nuovi formati come la mezza bottiglia (+21,3%) e il bag in box (+13,8%). Ne hanno dibattuti i principali soggetti istituzionali nazionali e le principali insegne organizzato da Veronafiere.

Altro focus della tavola rotonda è stato l’acquisto di vino italiano dei consumatori nei supermercati degli Stati Uniti d’America: qui si spendono circa 1 miliardo di dollari l’anno per i vini italiani; un terzo circa delle bollicine ed un terzo dei vini fermi venduti in questo canale sono italiani.

Tra i vini più acquistati nella Gdo USA troviamo il Prosecco, il Pinot Grigio, il Chianti, il Lambrusco, la Barbera, il Primitivo, il Gavi, il Rosso di Montalcino, il Nero d’Avola, il Dolcetto, il Trento Doc ed altri ancora. Spazio ai vini biologici, ma attenzione a cosa si intende.

Tutti i relatori presenti hanno sottolineato che la vendita di vino in Gda ha bisogno di atmosfera, di informazioni sul prodotto e sull’ ”uso”. Soprattutto fra i consumatori stranieri, lontani. Problematiche identiche si riscontrano, oggi, nei freddi portali di vendita del vino, di una birra artigianale tricolore, di un vermouth italiano, di un tortellino “doc” emiliano per la vendita online.

Non bisogna aver paura del numero di referenze esposte in vetrina al supermercato o nella piattaforma online, mentre occorre un impegno diverso fa venditore e consumatore, qualunque esso sia e qualunque sia il canale. La similitudine fra supermercato e portale è molto forte, ma la seconda ha un futuro aperto, dinamico, in crescita purchè controllato, tracciato, assicurato e garantito sia per il produttore che per l’acquirente. Senza dimenticare che a Seul o Hong Kong c’è un consumatore diverso dall’italiano, dal tedesco, dall’inglese.

Giampietro Comolli
Newsfood.com

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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