VINO BIOLOGICO, SI’ o NO ? … NI

VINO BIOLOGICO,  SI’ o  NO ? … NI

VINO BIOLOGICO, SI – NO – NI

FRA CONVENZIONALE E NATURALE? CHE COSA SIGNIFICA?

18 Ottobre  2018, riflessioni di Giampietro Comolli su un argomento di interesse del momento: Vino Biologico.

 

Già nel 2017 il dato ufficiale e definitivo decretava uno stop all’incremento, continuo dal 2011, di ettari certificati e garantiti totalmente coltivati con il sistema biologico, da agricoltura biologica, come già dal 2012 – eppoi ulteriori delucidazioni e chiarimenti – l’Europa stessa ha decretato e regolamentato.

Ebbene anche il 2018 appare sulla stessa linea di tendenza.

Non più credibile? Moda finita? Più attenzione o diffidenza del consumatore? Certamente una riduzione dei consumi del vino in Italia (in dieci anni da 40 litri/anno procapite a 30, circa) ha portato molti produttori a puntare su menzioni o formule più o meno provanti di vini naturali o biodinamici, o dinamici, o orange, o in anfora di creta, o veganiano ecc.. tutti termini che possono avere una valenza e una loro origine-presentazione ma che al consumatore sempre più informato interessa la certezza di cosa ci sta dietro.

In Italia sono 103/106 mila, gli ettari coltivati secondo metodi e regole ufficiali riconosciute e codificate pari a circa il 17% di tutte quelle coltivate a vite. C’è un blocco della ri-conversione degli impianti esistenti, pochi nuovi impianti.

La Sicilia è la regione italiana che da sola rappresenta 1/3 della viticoltura biologica, ovvero della produzione di uva con il sistema della agricoltura biologica, certificata e riconosciuta, autorizzata a portare il logo europeo delle stelle che disegnano una foglia verde.

Una frenata che sembra dovuta a cause diverse, in particolare a questioni come al solito burocratiche (strettamente collegate alla acquisizione e al riconoscimento dei fondi e delle misure Psr messi a disposizione dall’Europa stessa attraverso i vari regolamenti e progetti regione per regione e a concorrenza-conoscenza non sempre chiara, non sempre sicura fra le diverse produzioni più o meno integrate e più o meno limitate nell’uso di certe sostanze e la fiducia del consumatore.

Questione assai complessa che dopo 10 anni di boom, trova nel settore vino qualche problematica difficile per scrivere in etichetta “ vino biologico”.

Dizione oramai consentita, ma quanto chiara?
Quanto riconosciuta dal consumatore?
Quanto rispettata dalla filiera produttiva e dei controlli?
Come è noto alcune produzioni alternative o simili come il vino dinamico o biodinamico o naturale hanno strutture private di controllo che seguono modelli e protocolli attestanti il corretto uso e la corretta applicazione dei vincoli imposti sia in vigna che in cantina, ma restano procedure molto volontarie e libere in cui il rapporto di fiducia e stima consumatore-produttore diventa l’elemento fondamentale anche per il gradino in più che il prodotto bio ha nella scale dei prezzi a bottiglia.

Dunque oggi si può scrivere “vino biologico” in etichetta ma tutto quello che ci sta dietro, in vigna e in cantina, è una questione individuale, soggettiva, discrezionale anche perché le diverse azioni o non uso di certi prodotti non vengono dichiarate pubblicamente, sottoscritte e firmate sulla controetichetta della bottiglia.

“Senza aggiunta di solfiti” non basta.

C’è una notevole differenza, anche per solo i solfiti che sono uno dei 200 prodotti esterni o esogeni all’uva che possono essere aggiunti nella  filiere elaborativa di un vino, fra 18 mgr/litro, 50 mgr/litro, 75 mgr/litro o 200 mgr/litro in un vino di solfiti. Basta pensare per esempio alle notevoli quantità presenti, ovvero quantità massime e limite concesse di solfiti dai regolamenti Ue, nei vari vini passiti come il Sauterne.

Ma non solo. Oggi vitamine, enzimi, chiarificanti, ecc.. rientrano nella prassi di produzione per trasformare il “vino del contadino” in vino perfetto, senza spunto, odore di pelo bagnato, di saliva di cavallo, di ridotto, di mercaptano ecc…che a volte tanti anni fa, caratterizzava proprio il vino fatto dal nonno senza mezzi e strumenti “aggiunti”.

Anche la regione Veneto si è lanciata in questa produzione, circa un terzo delle bottiglie di Franciacorta provengono da una prassi vitivinicola rispettosa del regolamento “bio” approvato dalla UE.

In questo contesto il consumatore non sa più come comportarsi fra le numerose certificazioni. E’ solo fanatismo? E’ corretta ricerca e richiesta di sanità e salubrità di una bevanda tradizionale sulla tavola e nella cucina italiana e riconosciuta nella Dieta Mediterranea dall’Unesco.

E’ vero che il vino esprime quel paradosso di essere coadiuvante da secoli della prevenzione di malattie cardiache e del rallentamento della senilità delle cellule del cervello?  Chi firma le diverse certificazione ai produttori? L’affidabilità e la certezza di una produzione veramente esente da certi prodotti.

Anche il rame sull’uva, per prevenire certi attacchi parassitari vegetali, se usato in eccesso potrebbe essere un fattore che non consentirebbe la dizione “vino biologico” in etichetta e chi controlla l’analisi chimica?

C’è un parametro e una voce analitica su rame, ferro, piombo, microparticelle, pm10, ecc…?  Un vino può considerarsi davvero biologico, cioè può fregiarsi di tale marchio-leader in etichetta,  se la metodologia di produzione è rispettosa dell’ambiente ed esclude l’utilizzo di fitofarmaci e concimi chimici nel vigneto, ma anche è fermamente disciplinata la metodologia in cantina che ammette solo materiali di origine naturale e biologica, forte riduzione al minimo nell’uso di prodotti e prassi esterni al vino come l’elettrolisi o la dealcolazione, nessun trattamento termico o desolforazione dei mosti.

Ebbene il “vino biologico” stando a diverse ricerche di diversi studiosi in materia si verrebbe a collocare, in una classifica, fra i vini convenzionali e i vini naturali, ma c’è una certezza che chiarisce questi termini al consumatore in modo chiaro?

Perché non c’è una certificazione ufficiale e pubblica (diciamo Europea) che consente di scrivere in etichetta “vino naturale”?

Giampietro Comolli
Newsfood.com

 

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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