Vino e turismo: la Toscana si rilancia così

Vino e turismo: la Toscana si rilancia così

Gli addetti ai lavori la chiamano economia del bello: sfruttare elementi come vino e cibo, ma anche arte, artigianato e paesaggio. Questa la strada scelta della Toscana, che decide di puntare
sulle caratteristiche della Regione cercando di superare la crisi economica in atto.

Le condizioni di partenza non sono totalmente negative: è vero che il 2012 è stato anno negativo per il turismo toscano, ma la regione rimane lo stesso una delle mete più
cercate, tramite Google e siti specializzati.

Allora, le autorità vogliono rilanciarsi: addio all’immagine di territorio d’élite, solo per ricchi, avanti una nuova Toscana, moderna giovane. A tale scopo, Toscana Promozione
(agenzia regionale) avrà a disposizione due milioni e tre anni di tempo: obiettivo, creare e studiare pacchetti turistici diretti ad italiani e non.

Ruolo di primo piano anche per la rete: ecco allora il nuovo sito toscanaevents.it, che proporrà eventi musico-turistici, sfruttando testimonial come Jovanotti.

E, nel meccanismo toscano, ruolo di primo piano ha il vino. In base alle ultime statistiche, nel 2012 l’export toscano ha raggiunto quota 700 milioni, +7% rispetto al 2011. Non solo
quantità, ma anche qualità: il 72% del vino oltreconfine è DOP, come il Brunello di Montalcino, il Montepulciano, il Chianti Classico.

L’obiettivo è allora conquistare i mercati come Cina, Corea e Brasile, esaltando al massimo eventi come Toscana Promozione: avvenuto recentemente, ha portato a Firenze 211 buyer
stranieri di 36 Paesi, che si sono incontrati con 288 produttori toscani al Buy Wine.

A riassumere il tutto, Maurizio di Robilant, fondatore e presidente di RobilantAssociati, società di brand advisory e strategic design che ha appena firmato il restyling del marchio del
vino Gallo Nero-Chianti Classico: ” La Toscana ha un ruolo centrale nel rappresentare le eccellenze italiane, ma questo suo ruolo potrebbe essere certamente sfruttato meglio: investimenti, ma
soprattutto coordinamento potrebbero permettere di massimizzare le opportunità, spesso disperse in tante iniziative scollegate tra loro”.

Matteo Clerici

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