Vino, Italia chiama Cina con i vini di alta gamma

Vino, Italia chiama Cina con i vini di alta gamma

Per il vino, il mercato della Cina è uno dei settori più promettenti, con l’aumento di reddito ed il gusto dei consumatori che chiedono etichette estere.

Tuttavia, è necessaria una riflessione. I vini popolari, gli entri level, sono poco fruttosi, sia per la concorrenza di Cile e Nuova Zelanda (capaci di unire vantaggi fiscali e crescita
economica) che per l’azione delle autorità di Pechino, intente a sviluppare la produzione nazionale.

Invece, la strada più promettente passa per i vini di alta gamma, nonostante ci sia da affrontare la presenza radicata dei vini francesi.

E’ quanto sostiene Raimondo Romani della casa d’aste Gelardini & Romani Wine Auction (www.grwineauction.com). E tale convinzione lo ha
portato a mettere in piedi un road show, che parte dalle grandi città come Nanchang (5 milioni di abitanti) e Guangzhou (12 milioni) per raggiungere le zone meno battute.

Così facendo, si propongono ai ricchi cinesi gli Icon Wines, vini dell’aristocrazia italiana, a partire da Antinori, che vanta di essere tra le prime cantine nostrane, e insidiare in
modo diretto la Cina, con una sua struttura e senza affidarsi a “terzi”.

Come spiega Romani, lo show vuole superare la contraddizione che ostacola il vino italiano. Infatti,  “La conoscenza del vino italiano e’ limitata a delle enclave nelle città
più sviluppate, che pero’ rappresentano una minima parte della Cina. Nella stragrande maggioranza del Paese la conoscenza del vino e della gastronomia italiana è molto bassa, e il
vino italiano è in difficoltà, i nostri prodotti “entry level”, vini che franco cantina costano 3-4 euro e in Cina si possono trovare a oltre 100 euro, per questo  non hanno
appeal ” e nonostante questo “Sono considerati vini di lusso”.

Allora, lo show attuale è solo la prima parte: la casa d’aste ha in programma seguiti, nel 2012 e nel 2013, dove saranno esposti i Gran Cru d’Italia, “Quei vini che hanno valore anche
nelle aste e presentabili come effettivo bene di lusso”. Va ricordato, continua Romani, come la sua azione abbia goduto del supporto indispensabile delle autorità italiane in loco, in
primis l’ambasciatore italiano in Cina Massimo Iannucci ed il console di Guangzhou Benedetto Latteri.

Matteo Clerici

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