VINO ITALIA MERCATO TEDESCO E PROWEIN

VINO ITALIA MERCATO TEDESCO E  PROWEIN

VINO ITALIA. IL  MERCATO TEDESCO IN FORTE CAMBIAMENTO: PROVA DEL NOVE A PROWEIN. URGE ATTENZIONE ALLE DECISIONI PRESE

 

Alla vigilia di ProWein (17-19 marzo 2019) a  Düsseldorf, la grande kermesse del vino in Germania, diventa interessante capire come va il mercato tedesco del vino.

Questo inciderà sul posizionamento dell’Italia, come è possibile sviluppare nuove opportunità e sinergie, anche alla luce di alcuni accordi fra i due paesi e acquisizioni di imprese italiane da colossi tedeschi.

La Germania è sempre stato il primo mercato del vino italiano in generale, soprattutto sfuso, vini imbottigliati di primo prezzo, vini effervescenti.

Da qualche anno, il mercato tedesco segnala un nuovo approccio e cambiamenti nel consumo del vino.

In effetti la forbice fra i consumi di vini superiori e vini di primo pezzo si allarga sempre più: nel momento in cui il vino italiano aveva aggiunto una notorietà e un valore superiore allo standard degli ultimi 25-30 anni, ecco che all’orizzonte si manifestano nuove politiche, nuovi modelli, nuove esigenze commerciali anche guidate da un ottimo ministero dell’agricoltura tedesco in piena sintonia con i grandi Lander, filiera per filiera, prodotto per prodotto, impresa per impresa.

Un segnale “organizzativo” cui dare molto peso e cercare di capire, oltre che utile per adottare/adattare il nostro export.

Inoltre le scelte tecniche-politiche-commerciali della Germania per il vino (produzione-importazione-esportazione) non solo sono state concordate dall’unità sindacale e ministero, ma vedono coinvolto tutto il sistema di controllo demografico, analitico, consumistico di tutto il paese.

La Germania ha cambiato modalità di analisi e di commercio.

Questo deve richiamare l’attenzione dei diversi operatori italiani.

Da anni, come OVSE-CEVES, evidenziamo due grandi temi-problemi del vino italiano (per certi aspetti riferibili anche ad altri alimenti bevande):

  1. un certo lassismo sul mercato nazionale derivante anche da rinunce e scelte superficiali e poco impegnative nel ricercare nuovi consumatori con una “dimenticanza” del sistema pubblico (ministero) a sostenere il processo di diffusione, formazione e informazione al consumo.
  2. nessuna azione efficace, sia comunitaria che in accordo con gli Stati membri, per ridurre la concentrazione dell’export del vino italiano in mano a pochi paesi che in questo modo possono incidere notevolmente sulla bilancia export cercando nuovi mercati, nuovi consumatori, nuovi paesi terzi.

In questo senso la lievitazione di prezzi nella Gdo e in Horeca (anche del 2-3% anno su anno) non favorisce il consumo interno.

In questo senso un calo del 3-4% di esportazione di vino in Germania, vuol dire numeri importanti.

Anche Svizzera ed Austria stanno frenando.

Ripetiamo occorre intervenire subito.

Spagna e Francia, principali nostri competitor, dopo 3-4 anni di difficoltà, hanno ripreso a correre sui mercati mondiali (consumi fermi interni) grazie a una nuova politica adeguata ai tempi, personalizzata per paese che richiama molto quella già attuata negli anni ’70-‘80.

L’Italia fatica a trarre vantaggi da questa voglia di vino mondiale, ad eccezione delle bollicine che da sole stanno trainando il settore.

In primis c’è la nostra difficoltà a fare sistema, essere insieme con lo stesso brand-Italia, oggi così forte come richiamo in tutti i paesi del mondo.

Non sappiamo “sfruttare” in modo websmart questo appeal.

Poi non c’è capacità di saper intercettare i cambiamenti e la poliedricità della domanda.

Poi le aziende vitivinicole non hanno voluto investire, da anni, nel commercio online, restando al palo, solo con il portale aziendale, succube dei potali di importatori, esportatori, insegne, distributori.

Altri hanno puntato a piattaforme mondiali o costruite insieme a imprenditori di altri settori o sempre vignaiuoli di altri paesi.

Come emerge dal recente report sul mercato online del vino realizzato nel 2018 da Ovse-Ceves, in questo settore l’Italia presenta un ritardo impressionante.

I numeri parlano chiaro.

Nel 2018 in Francia il 10% del vino prodotto è venduto online, in Spagna l’8%, in Germania il 5% e in Italia solo circa lo 0,6 %.

In Italia il mercato del vino online, nonostante sia ancora molto limitato, è in crescita.

Il volume di vendite per il vino online in Italia è passato da 4 a 25 milioni di euro in soli 3 anni.

Si prevede che il fatturato del settore raggiungerà la cifra di 200 milioni di euro nel 2023.

Tuttavia, permane ancora una forte diffidenza verso questa nuova opportunità di crescita aperta dal digitale.

Le aziende vitivinicole italiane hanno pochissima propensione a investire, a gestire, a efficientare un sistema di vendita e-commerce.

Il motivo principale è la carenza in Italia di una adeguata cultura digitale.

In Europa, come dice l’Agenzia Digitale Economica, nel 2018 l’Italia figura al 25° posto su 28 Paesi per utilizzo, sevizi, attivazione, investimenti nel sistema digitalweb e-commerce.

L’Italia è fanalino di coda in tutti i parametri della multimedialità: per la connessione diffusa siamo al 26° posto sempre su 28, per la preparazione del capitale umano webmaster 25°, nell’Integrazione delle tecnologie digitali 20°, per la capacità di usare internet siamo al 27°, per i sevizi digitali pubblici al 19°.

Emerge chiaramente un paesi retrogrado, con freno tirato, non propenso ad imparare, senza voglia di emergere, incapace di seguire i tempi altrui.

L’imprenditore che non conosce e non capisce, non si fida e non si appoggia ad esperti veri!

E’ una carenza di cultura che si trasmette anche nelle aziende vitivinicole italiane a investire nell’e-commerce.

In breve, uno dei primi motivi per cui l’Italia sta perdendo ampie quote di mercato nell’export del vino a vantaggio dei propri principali competitor è che le aziende vitivinicole italiane stanno faticando ad adeguarsi a un cambiamento in atto e irreversibile nel mercato del vino.

Sebbene in Italia negli ultimi anni l’e-commerce sia sensibilmente cresciuto, il divario accumulato rispetto ad altri Paesi è ancora molto grande.

Si tratta di un problema che occorre affrontare al più presto perché in un mercato globale in cui le vendite online di prodotti di largo consumo stanno crescendo quattro volte più velocemente delle vendite offline (Fonte: Nielsen) il rilancio dell’export del vino italiano non può che passare da un investimento nel commercio online.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

©Riproduzione riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
Contatti

 

Leggi Anche
Scrivi un commento