Un nuovo modo di concepire il vino. Un vino senza pastoie o legacci: della burocrazia, degli esperti, delle mode e degli agenti.

Questa la filosofia dietro vino libero, associazione di produttori sponsorizzata da Oscar Farinetti, patron di Eataly.

Per cominciare, il vino deve essere liberato dalla burocrazia: secondo Farinetti, ” In Italia abbiamo dieci enti che si occupano dei controlli sul vino, in Francia due, è tutto
più complicato da noi, dalle visite della Forestale a quelle dei NAS”.

Poi, dalle mode imposte dagli esperti, come il ” Rito degli abbinamenti, perché ognuno deve bere quello che gli piace mangiando quello che gli va. E poi dall’altro rito, quello delle
analisi sensoriali che non fanno capire niente”.

Infine la libertà dai prodotti chimici: “Noi vogliamo avvicinare la gente a un concetto di vino pulito e buono, continueremo con altre regole, per esempio per l’eliminazione dei lieviti
non naturali”.

Ecco allora l’associazione: al momento 180 ettari di vigne, 350 addetti. Tra loro, cantina Mirafiore, poi San Romano, Monterossa Agricola del Sole, Brandini, Calatrasi e Miccichè,
Borgogno e Le Vigne di Zamò. Oltre, ovviamente, a Fontanafredda, cantina di Farinetti. Tutti riuniti intorno a tre regole: niente concimi chimici, niente diserbanti, riduzione dei
solfiti di almeno il 40%.

Obiettivo iniziale, creare almeno 10 vini, rappresentativi dell’intera Italia, con un prezzo dai 3 ai 35 Euro: “Quelli più cari mi sembrano esagerati”. Presto, entro marzo 2013,
un’apposita rete di comunicazione a partire dal sito, dove sarà possibile fare acquisti e scambiarsi idee ed esperienze.

Tuttavia, Vino Libero sceglie anche canali non convenzionali, come le librerie.

Matteo Clerici