Vino Oltrepò Pavese… come distruggere un territorio e i vignaioli onesti!

Vino Oltrepò Pavese… come distruggere un territorio e i vignaioli onesti!

Ultim’ora – aggiornamento di venerdì 24/01/2020

COMUNICAZIONE AI SOCI 24 GENNAIO 2020
E ALLA STAMPA – www.assoenologi.it –
INCHIESTA IN OLTREPO PAVESE: AUTOSOSPENSIONE DI ALDO VENCO E SOSPENSIONE DI MASSIMO CAPRIOLI DA ASSOENOLOGI
In seguito ai recenti fatti accaduti in Oltrepo Pavese relativamente al vino contraffatto, si informa che il socio Aldo Venco ci ha comunicato la sua autosospensione da ogni incarico presso Assoenologi.
Prendiamo atto e condividiamo quanto deciso dal nostro socio apprezzandone la sua onestà intellettuale.
Inoltre, il Consiglio di Amministrazione ha deciso la sospensione temporanea del socio Massimo Caprioli anch’esso sottoposto a indagini nella medesima inchiesta.
Ci auguriamo che presto venga fatta chiarezza su questa spiacevole vicenda e sulle reali responsabilità dei soci coinvolti.

 

 

 

 22 gennaio 2020 – Ogni giorno leggiamo di arresti, truffe, malaffare… Quello che più fa male è vedere che a commettere reati sono quasi sempre servitori dello Stato o suoi “cortigiani” che rubano a chi dà loro da mangiare… (avvocati, notai, poliziotti, carabinieri, finanzeri, Ispettori, Commercialisti, Direttori, giudici, curatori fallimentari, sindaci…). Personaggi che rubano, spesso in branco,  ma non pagano mai… e nemmeno restituiscono il maltolto.
Come fa il cittadino a credere ancora a chi lo governa? Con che spirito va a votare?
Questa ennesima vicenda crea un danno incalcolabile, non solo all’Erario, ma in particolare a tutti i vignaioli e agli operatori turistici dell’Oltrepò… e all’Italia tutta. Come è possibile che ai vertici di istituzioni, enti, aziende statali e/o in qualche modo controllate… vi siano solo figure politicizzate? … spesso incapaci, o semplici teste di legno, quando vi sono professionisti, dirigenti, … capaci ma relegati sempre in panchina, in attesa di entrare in campo, solo perchè non accettano il gioco sporco del Dio Denaro.

Giampietro Comolli, in questo articolo sull’ultima frode in commercio in Oltrepò, sfoga la sua rabbia, non da semplice giornalista che vuole riportare la notizia, ma perchè ama e conosce bene il mondo del vino; da piacentino ama questo territorio e i vignaioli che sudano per fare vini onesti. Comolli è un profondo conoscitore del vino, conosce bene le leggi e le normative italiane ed europee, e sa come si amministra un’azienda, una Cantina, un Consorzio… tutto il comparto agricolo. L’agricoltura ce l’ha nel sangue, sia in vigna che in cantina ma soprattutto conosce i meccanismi in Europa e ha le idee ben chiare su ciò che si dovrebbe fare per risollevare l’economia dell’agroalimentare italiano. 
Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

 

OLTREPO’ PAVESE? IL TERRITORIO E’ DI PREGIO, ANCHE GLI UOMINI… MA… FORSE… CHI… QUANDO… POCHI… TANTI…

Piacenza, 22 gennaio 2020
di Giampietro Comolli

 

OLTREPO’ PAVESE, VOLENTE O NOLENTE, SEMPRE AL CENTRO DELL’ATTENZIONE

TERRITORIO ECCEZIONALE, PERCHE’ DISTRUTTO DALLE PERSONE? POCHISSIME MA MOLTO VISIBILI, A CAPO DI GRANDI STRUTTURE, LEGATE A ISTITUZIONI NAZIONALI. PERCHE’?

Dopo il disastro di qualche anno fa (2014) in merito alla gestione di vini e di bolle di consegna di vini Doc Pinot Grigio che portarono al cambio repentino con accuse incrociate di diversi vertici cooperativi e tutt’ora attivo il processo, ecco che scoppia un altro caso quasi identico.

Repetita juvat? Viene da chiedersi? L’Oltrepò vuole farsi del male sempre? Dopo Lombardi e Denari, cambiati tanti presidenti e tanti direttori, tutti con le chiavi del successo in mano, le direttive giuste e con le “soluzioni politiche” alle spalle. Eppure tutto fermo.

Perché distruggere uno dei territori vitati storici più belli e più vocazionali d’Italia, oggi, ancor più di 50 anni fa: patria nazionale del Pinot Nero vitigno internazionale fra i più nobili per quasi 3000 ettari, cui aggiungere altri 4000 di Croatina, altri 3000 di barbera, 1500 di Riesling italico e renano, 500 di Moscato e altri per un totale di 11.192 ha DOC, 769 DOCG Oltrepò Pavese metodo classico, altri 879 per l’IGT Provincia di Pavia.

Scheda su Oltrepò: 1400 imprese vitivinicole, un totale di 13.000 ettari…

Circa 1400 imprese vitivinicole, un totale di 13.000 ettari, pari a un potenziale di 200/220 milioni di bottiglie, 1,5 milioni di ettolitri. E non sono a basta! Come si dice? Al centro dell’indagine – come riportano tutte le Tv e quotidiani nazionali – la cantina sociale di Canneto per il presunto scandalo di vino contraffatto, gonfiato, venduto per Doc quando non lo è.

In Oltrepò: Associazione a delinquere di pochi ma il danno è per tutti

I provvedimenti riguardano almeno 5 persone, tra gli arrestati il vicepresidente di Assoenologi Lombardia-Liguria. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio perché la Procura presume che tutti gli indagati fossero al corrente e d’accordo ad etichettare come vini OP vini di altra provenienza.  Sono state eseguite inoltre 28 perquisizioni domiciliari a casa di altrettante persone fisiche: presidenti, enologi di cantina e di laboratori di analisi compiacenti, intermediari, mediatori, vinificatori. Quindi il cerchio è molto largo.

Un quadro desolante essendo oggi nel 2020 e non nel 1850!
Secondo la Procura, e da quanto pubblicato sui mezzi stampa, gli arresti domiciliari riguardano: Alberto Carini e Carla Colombi rispettivamente presidente e vicepresidente della Cantina Coop. di Canneto; Aldo Venco vice presidente regionale Assoenologi, noto enologo; Massimo Caprioli, noto enologo; Claudio Rampini mediatore uve e vini.

L’inchiesta era attiva da settembre 2018 e riguarda una contraffazione del vino e fiscale per 12.000 ettolitri per un valore di alcuni milioni di euro dice la Procura, fatto per un dolo economico, non certo contro la salute del consumatore, ma chiaramente vietato dalla legge. Molto significativo è il fatto che l’operazione di indagine è stata seguita in prima linea dall’Ispettorato Centrale della Repressione Frodi del Ministero di Roma.

L’Oltrepò Pavese è un’area della provincia di Pavia con superficie pari a circa 1 097 km² e una popolazione di 146 579 abitanti, che deve il suo nome alla peculiarità di trovarsi a sud del fiume Po, in pieno Appennino Settentrionale, territorio geograficamente e morfologicamente molto simile a quello appartenente all’Emilia. L’Oltrepò Pavese è letteralmente incuneato tra l’Emilia-Romagna, con la provincia di Piacenza a est e il Piemonte, con il Tortonese in provincia di Alessandria a ovest. Da sottolineare inoltre che nella parte più meridionale, percorrendo per pochi chilometri l’Alessandrino o il Piacentino, si trova il confine con la Liguria, più precisamente con la città metropolitana di Genova.
(leggi tutto).

Corre l’obbligo di riflettere e pensare come mai “uno dei migliori territori al mondo per uve e vini”, di antica tradizione culturale e Doc, oggi in miglioramento qualitativo e commerciale, vigne rinnovate e ben esposte verso nord con i favori del cambio del clima, almeno 70-80 piccole cantine degnissime di nota, con vini eccezionali, alcune realtà stupende legate alla coltura del biologico e del dinamico, ciclicamente prima 200 indagati-iscritti nel registro delle indagini preliminari, determinino una posizione “ sempre di retrovia, sempre di affanno, sempre di non considerazione” per l’Oltrepo’ Pavese.

Eppure ci sono piccole-grandi aziende famigliari e private di grande pregio e valore con vini eccezionali.  C’è stato chi ha anche chiesto di rivedere tutti i disciplinari di produzione delle uve con una riflessione sulle rese e sui vini, alcuni (pochi ma con molte deleghe e voti in tasca in assemblea) hanno bloccato una modifica sostanziale, più restrittiva, che forse avrebbe “disincentivato” certe operazioni garibaldine.
In tal senso – stando alle voci che circolavano ai margini dell’assemblea consortile – c’erano rappresentanti fondamentali che si opposero anche per mantenere a tutti i costi il potere dell’ ”erga omnes” come si dice, su alcune specifiche produzioni.

Il fatto che in primis siano sempre coinvolti delle cantine sociali, ovvero cantine grandi, ovvero cantine che comperano uva e vino ( perché non producono direttamente) da 700 o 300 viticoltori che conferiscono l’uva e dipendono dal contratto di acquisto e dal prezzo dell’uva stabilito da altri per portare a casa un reddito decente per il proprio lavoro.

Dall’indagine – almeno come fatti presunti – emerge che le figure coinvolte sono l’enologo, il mediatore di vini, i viticoltori disponibili a ubbidire a certe richieste. Il dolo nasce in vigna o nei laboratori di cantina? La domanda è molto simile a quella che viene fatta all’imprenditore industriale che corrompe il politico di turno, o è il politico che si lascia corrompere?

E’ apparso sul web anche il fatto che il presidente nazionale dell’associazione enologi, Riccardo Cotarella, toscano, enologo consulente, titolare di cantina e cotitolare di azienda vitivinicola famigliare si sia dichiarato molto preoccupato perché coinvolto direttamente nel progetto “ selezione Cotarella della cantina La Versa”, controllata dalla Cantina Coop Terre d’Oltrepò, una delle cantine sociali sorelle della provincia di Pavia.

E’ evidente che pochi fanno un danno enorme e generale, ma occorre porre delle barriere d’ingresso, ridurre il potere presunto o millantato di certe figure in cantina, eseguire controlli assidui partita per partita, fare in modo che gli enti di controllo siano al 100% fuori dalla filiera vitivinicola, che il controllo sia di un ente pubblico che risponde in primis come persona fisica e giuridica ponendo dei paletti insormontabili, come avviene in Francia, e che le cooperative siano anche responsabili della produzione e non del solo conferimento sociale e associativo, ponendo anche dei limiti lavorazione per aziende diverse.

Adesso tutti sono allarmati, ma quando qualche consulente esterno ha posto le diverse questioni in sede Consorzio o in sede Distretto è stato accomodato alla porta preferendo “yes man” o altre figure non necessarie. Bene se Coldiretti è allarmata, ma in sede assembleare dove era?

Per l’ennesima volta l’Oltrepò Pavese è chiamato ad azzerare tutto, velocemente. Il consumatore non accetta di essere preso per i fondelli da “furbetti della cantina”. La vinopirateria che colpisce tutti gli onesti vitivinicoltori italiani non c’entra nulla: è un problema enorme che deve viaggiare su un piano diverso dalle frodi di casa nostra.

L’Ispettorato Centrale Frodi ha fatto il suo lavoro, ma il Consorzio, Federdoc, Valoritalia e altri centri certificazione privata dove erano? Noi ci associamo a tutti coloro che chiedono di fare pulizia: la terra oltrepadana è perfetta per il vino, forse molti uomini non lo sono, visto che diverse figure sono anche toccate in modo collaterale da questa triste vicenda.

Prima di fare pubblicità e campagne di comunicazione che andrebbero a mescolare il sacro e il profano, meglio entrare nel merito del territorio, della vocazione, degli enti, dei vini, dei produttori rivedendo cariche e pesi, voti per censo e voti per capite, decisioni assembleari obbligatorie, divisione netta fra tutela e promozione, un unico grande ente per tutto il vino OP Docg-Doc-Igt con al suo interno consigli tecnici e amministrativi separati, con un’unica sintesi finale univoca di chi non ha nessunissimo interesse sul territorio della provincia intera di pavia, men che meno politica, men che meno economica.
E’ il presidente della Regione Lombardia che deve intervenire.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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