Cara Barbara, la Giornata internazionale contro la violenza alle donne ci obbliga a prender coscienza di un problema grave, che il nostro Paese deve contrastare con il massimo
sforzo, perché anche da qui passa il grado di civiltà di uno Stato.

I dati e le cifre delle indagini ufficiali ci descrivono un fenomeno molto serio: un numero elevato, impressionante, di donne vittime di omicidi, stupri o altre forme di violenza, fisica o
sessuale; una violenza nella maggioranza dei casi ripetuta e che produce conseguenze assai gravi: perdita di fiducia e di autostima, sensazione di impotenza, depressione, difficoltà
nella gestione dei figli.

Un dato particolarmente allarmante è l’altissima percentuale (oltre il 93%) di fatti che non vengono denunciati. Di fronte a questo dato, mentre dobbiamo prestare il massimo rispetto
alle scelte personalissime delle vittime, non possiamo non interrogarci sul motivo di questo silenzio. Non possiamo non chiederci se le nostre istituzioni stanno facendo tutto il possibile per
accogliere e sostenere le donne più in difficoltà, se gli strumenti di cui disponiamo per la prevenzione ed il contrasto delle violenze sono sufficienti o vanno perfezionati, se
possiamo mettere in campo altre risorse perché le persone si sentano garantite e protette.

Le ricerche ci dicono anche che le violenze nei confronti delle donne, fisiche o sessuali nei confronti delle donne, sono compiute soprattutto da mariti, partner o ex partner; che i
maltrattamenti possono essere non solo di tipo fisico, ma anche tradursi in violenze psicologiche, offese critiche, minacce, o in ricatti economici, che le donne separate o divorziate sono le
più a rischio, che spesso le violenze si consumano all’interno della famiglia.

Non è dunque solo una questione di sicurezza pubblica, è un problema che tocca lo svolgersi delle relazioni personali, dei rapporti affettivi. Di fronte a ciò dobbiamo
reagire con forza. Dobbiamo educarci sin dall’infanzia, nella scuola e dove si formano i nostri ragazzi, a rapporti corretti e non violenti, a relazioni sane e gratuite, a contrastare la
prevaricazione in ogni sua forma. Dobbiamo creare reti di servizi che accanto alla risposta giudiziaria o di polizia sappiano fornire assistenza, accogliere, consigliare. Dobbiamo promuovere
una maggiore consapevolezza tra gli uomini: riconoscere l’identità, la dignità e la libertà della donna è condizione essenziale per la libertà e la
dignità di tutti. E’ in discussione l’universalità dei diritti umani.

Per questo sostengo con convinzione ogni azione volta a realizzare un sistema di protezione completo e coordinato, con la collaborazione di magistratura, forze dell’ordine, servizi
socio-sanitari, centri anti-violenza, associazioni che lavorano insieme per dare risposte efficaci ma anche per prevenire.

Questa Giornata internazionale è importante perché fa uscire dall’ombra un tema troppo spesso sottovalutato. Ho già avuto occasione di dire che occorre una consapevolezza
maggiore, sia a livello individuale che collettivo perché ogni forma di contrasto possa dare risultati. Desidero riaffermarlo oggi, ringraziando tutti coloro che concorrono a offrire
questa consapevolezza, e sostenendo il loro sforzo e la loro fatica.

Ma occorre anche che giunga presto a conclusione l’iter della legge contro la violenza di genere presentato lo scorso anno. E dobbiamo ottenere quanto prima possibile l’approvazione dello
stralcio già votato dall’aula della Camera.

Il governo è impegnato con il Ministro Pollastrini in prima linea, a fare la propria parte. Certo c’è ancora molto da fare. E la politica ha la responsabilità di norme
efficaci. Ma insieme, la società tutta e le sue istituzioni, hanno la responsabilità di difendere ogni giorno i diritti e la libertà della donna.